Caro Parlamento di Giacomo Faenza: "La Costituzione Italiana promuove e tutela il lavoro, come sanno anche i cittadini meno attenti che, almeno finora, non l’hanno letta. Ma di questi tempi è proprio così?". La recensione di Alex Miozzi.

 

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Caro Parlamento
Film-documentario di Giacomo faenza

Presentato venerdì 21 novembre 2008, alle ore 10.00, presso la Sala Tobagi del Circolo della Stampa, di Milano, il film-documentario “Caro Parlamento” del regista Giacomo Faenza, con uno stile ironico, e garbatamente fiabesco, racconta il lavoro precario nell’Italia di oggi.

55 minuti, la durata complessiva della pellicola, suddivisi in nove capitoli, quanti sono gli articoli della Costituzione che si occupano del lavoro, attraverso interviste a 158 cittadini italiani di età compresa tra i 20 e i 40 anni.

Le voci più disparate, per idee, sesso e professione, ma anche per conoscenza della stessa carta fondamentale e dei basilari diritti di cittadinanza, raccolte anche grazie al contributo della Confederazione Unitaria di Base, e i finanziamenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
 
Apprezzato anche da parte del Presidente della repubblica Giorgio Napolitano, quello che ne emerge, in una sintesi tra il drammatico, il grottesco e il comico, è una generazione che si scontra contro la precarietà di un mondo lavorativo che, rispetto soltanto a qualche anno fa, non è più in grado di garantire alcuna certezza.

In un complesso di lavori sottopagati e a termine, anche giornalieri, stage, collaborazioni poco e male retribuite, quando non a titolo meramente gratuito, si consuma la disaffezione di una fascia di cittadini italiani che sempre più a fatica riesce a credere alla politica e a chi la rappresenta.

Presente alla proiezione, il regista Giacomo Faenza, che otre a introdurre il proprio lavoro, si è successivamente confrontato con il pubblico e la stampa presenti in maniera realista, ma senza mai perdere l’ottimismo circa il possibile cambiamento che il mondo del lavoro dovrà necessariamente subire nei prossimi anni.

Per la cronaca, ricordiamo che anche il trentottenne Faenza, oltre che sceneggiatore e regista (ha scritto e diretto due cortometraggi, “La donna che adottò suo figlio”, con lo pseudonimo Giacomo Maia, e “Gadget Men”, ndr), proprio come molti dei protagonisti del suo lavoro, ha anche svolto i lavori più vari, dal praticante in uno studio legale al responsabile ufficio stampa, dall’inviato per Radio Popolare all`autore di programmi televisivi.

Alex Miozzi

 

 

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