Manager: Pagati a peso d’oro, pagano poco il fisco - 41 uomini che hanno avuto entrate superiori ai 20 miliardi di lire l'anno

 

di Andrea Dí Stefano


Incredibilmente
“íl Giornale" della famíglía Berlusconi denuncia: 41 manager hanno íncassato 2,4 mìliardí di euro tra stipendi, premi, eventuali liquidazioni e stock- optíons

NEGLI ULTIMI SEI ANNI, cioè da quando è stato introdotto l'euro, le 40 maggiori societàà quotate in Borsa hanno pagato ai top manager compensi superiori al milione l'anno per un totale di 2.400 milioni di euro. Pari a oltre 4.600 miliardi di vecchie lire.
Una cifra che è andata a un migliaio di top manager che guadagnano in un solo anno più di quanto un impiegato medio (26.384 di reddito) porta a casa in 37 anni di lavoro.
La denuncia non è di Rifondazione Comunista, ma del Giornale della famiglia Berlusconi che ha effettuato il conteggio tenendo conto solo dei dati di bilancio delle societàà quotate in Piazza Affari. Il calcolo riguarda amministratori e direttori, e comprende stipendi, premi (bonus), eventuali liquidazioni e le famigerate stock option, cioè quei diritti a sottoscrivere azioni della societàà a prezzi prefissati.
Le stock option entrano a far parte del compenso quando viene esercitato il diritto di acquisto (a prezzi di favore). Poi le azioni vengono cedute ai prezzi di mercato (molto più alti) e si genera
una lauta plusvalenza.
«Ma il milione di euro annuo del signor Bonaventura del Ventunesimo secolo non è che la base dei superstipendi - scrive il quotidiano della famiglia Berlusconi - da lì si può salire a livelli impensabili, fino ai 45 milioni portati a casa da Carlo Buora, al vertice dei gruppi Pirelli e Telecom nel periodo 2001-2006, pari a 7,5 milioni di euro di stipendio annuo».
Il Giornale ha parametrato i compensi all'andamento dei titoli delle stesse societàà : e il risultato peggiore, almeno sino al mese di ottobre, è proprio quello di Buora: la Pirelli ha bruciato in sei anni 3 miliardi di valore, anche se recupererà probabilmente parte di questo valore attraverso il dividendo straordinario di cui parla connesso alla chiusura dell'operazione Telecom - Telefonica.
Difficilmente, invece, la Telecom riuscirà a recuperare gli oltre 14 miliardi bruciati durante gli ultimi sei anni. Buora rappresenta, forse, un caso limite, ma fino a un certo punto: sono una ventina i dirigenti di banche e imprese quotate che hanno accumulato oltre 20 milioni di euro in sei anni, a cui se ne aggiungono altri 21 che hanno superato quota 10.
Insomma, 41 uomini che hanno avuto entrate superiori ai 20 miliardi di lire l'anno: «per un impiegato gli anni necessari per un tale reddito salgono a 380. Ma non sono pochi neanche i 99 anni necessari
a un dirigente o i 211 del funzionario-quadro. Non parliamo dei 461 anni dell'operaio medio», sottolinea sempre il quotidiano della famiglia Berlusconi. Che evita di evidenziare, però, che a differenza dei suoi dipendenti, i top manager possono usufruire anche di un trattamento di particolare favore dal punto di vista fiscale.
Pur con i correttivi previsti dall'ultima finanziaria (obbligo di  conservazione delle azioni per almeno tre anni, mantenimento di una parte dei titoli in quota capitale ecc.) il prelievo rimane fissato al 12,5% contro una media del 27% prelevato alla fonte sui redditi di lavoro dipendente.
Una disuguaglianza che ha portato nei mesi scorsi Nicholas Ferguson, il guru del private equity britannico, ad ammettere candidamente di pagare meno tasse della sua domestica.


Da valori febbraio 2008

FaceBook