L'INCENERITORE DI BRESCIA FA BENE? La raccola differenziata diminuisce in alcune aziende agricole, il latte è contaminato dalle diossine - un'indagine su diossine e PCB nell'aria di Brescia dice che le concentrazioni rilevate sono elevatissime

 

L'inceneritore di BRESCIA fa bene?
In allegato uno strumento conoscitivo staordinariamente chiaro ed efficace.

ANDATE A VEDERE:
http://www.ambientebrescia.it/inceneritoreAsm.html

800mila tonnellate, in funzione da oltre 8 anni

Asm, per l'inceneritore di Brescia, percepisce circa 60 milioni di euro all'anno, per 8 anni, cioè un totale di 480 milioni di euro  (AsmCip6.pdf): una cifra colossale, con cui si potrebbero coibentare le case di Brescia, dotarle di pannelli solari per l'acqua calda e fotovoltaici per l'energia elettrica, con un abbattimento drastico dei consumi energetici; nonché finanziare i Comuni per incentivare una riduzione consistente dei rifiuti e una raccolta differenziata di qualità, e tante cose ancora (non ultima, la bonifica della zona Caffaro).
Raccolta differenziata in realtà a - 20% in 18 aziende agricole collocate a sud dell'inceneritore (a nord ci sono solo abitazioni!) il latte è contaminato dalle diossine in marzo i risultati di un'indagine su diossine e PCB nell'aria di Brescia dicono che le concentrazioni rilevate sono elevatissime, molto di più che in altre città di confronto, compresa Taranto attorno all'Ilva.
L'indagine è stata effettuata tra il 2 ed il 21 agosto 2007, durante le ferie, quando il traffico è ridotto e le acciaierie sono chiuse, ma l'inceneritore funziona a pieno ritmo...

FRANCIA.
"Molti progetti sono stati bloccati grazie alla mobilitazione dei medici.
Il Presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy sostiene che l'incenerimento deve rappresentare solo l'ultima strada da intraprendere una volta che si siano provate tutte le altre Possibilità à alternative.
C'è voluto un secolo per accettare il fatto che l'amianto fosse cancerogeno e che bisogna ritirarlo dal mercato.
Il professor Veronesi è certamente famoso e competente nell'ambito del trattamento dei tumori, ma oggi ci troviamo all'interno di un nuovo paradigma scientifico che non è facilmente compreso dai medici che appartengono alla vecchia scuola".
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« Noi andremmo così a chiedere alle popolazioni che vivono oggi in prossimità d'un inceneritore di pazientare 10 o 20 anni per lanciare un nuovo studio e per conoscere il rischio che un inceneritore attuale abbia provocato un cancro » sbotta Sébastien Lapeyre,
incaricato del settore "incenerimento" al CNIID. Le messe a norma non possono tutto, tenuto conto in particolare del cocktail chimico presente nei fumi.
« Le norme non sono norme sanitarie ma unicamente delle norme tecniche: non è perché i limiti sono ridotti di 10 volte per il tal o tal altro inquinante che i rischi diminuiranno di conseguenza » precisa Sébastien Lapeyre. Gli ordini dei medici, in parallelo alle ONG, d'altronde. si erano massicciamente mobilitati per denunciare i rischi sanitari attuali dell'incenerimento.
Le popolazioni pagano ad un prezzo forte la mancanza di volontà per ridurre il ricorso  all'incenerimento. Questi nuovi risultati, passati in silenzio, vengono a confermare una volta di più i rischi legati all'incenerimento e il poco conto in cui è tenuto il principio di precauzione.

luglio 2008
Gabriella Grasso
 

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