Inquinamento: il pianeta in pericolo per una BISTECCA - un contributo di Masimiliano Portillo dalla rivista "VALORI"

 

Il cibo destinato a mucche, polli e maiali da allevamento potrebbe sfamare 8 7 miliardi di persone, più dell’intera popolazione mondiale. Invece serve  a produrre bistecche e il 18% dei gas a effetto serra

OGNI GIORNO MUOIONO PER FAME O PER CARENZE NUTRIZIONALI 40.000 BAMBINI, mentre allo stesso tempo enormi quantità di mais, grano ed altri cereali vengono destinate agli allevamenti di bovini, polli, maiali che rappresentano una delle principali cause dell'alterazione climatica.
Pensate che, solo negli Stati Uniti l'80% del mais e il 95% dell'avena sono coltivati per l'alimentazione animale e in tutto il mondo gli allevamenti assorbono da soli una quantità di cibo equivalente alle calorie necessarie per sfamare 8,7 miliardi di persone: più dell'intera popolazione del Pianeta. Henning Steinfeld, responsabile su questi temi della Fao, afferma: «l’allevamento si configura come uno dei principali fattori d'inquinamento ambientale ad ogni livello, dal locale al globale.
Bisognerebbe intraprendere un'azione politica più efficace nel trattare problemi come il degrado del territorio, i cambiamenti climatici, l'inquinamento dell'aria, la scarsità e l'inquinamento delle acque e la perdita della biodiversità.
Un impatto dell'allevamento del bestiame sull'ambiente è così rilevante che dovrebbe essere affrontato con urgenza». Attualmente impegna il 70%  di tutto il territorio coltivabile e il 30% dell'intera superficie del Pianeta.
Le foreste vengono disboscate per creare nuovi pascoli, creando così un'ulteriore spinta alla deforestazione. In America Latina il 70% delle aree disboscate della Foresta Amazzonica sono state riconvertite a pascolo. Sicuramente gli allevamenti hanno un grave impatto sull'atmosfera e sul clima: sono responsabili del 18% delle emissioni di gas che causano l'effetto serra, misurate in anidride carbonica equivalente; una percentuale addirittura maggiore di quella prodotta   dai mezzi di trasporto.
Significa che allevare animali da macello produce più gas serra di tutte le automobili e i camion del mondo.
Il settore dell'allevamento è inoltre responsabile del 9% delle emissioni di anidride e del 37% del metano di origine antropica,
invece la maggior parte derivante dalla fermentazione  intestinale dei ruminanti.
La produzione industriale di carne, uova, latticini è anche responsabile del 65% delle emissioni di ossido di azoto di origine antropica, per la maggior parte derivante dal letame.
Altra nota dolente: l'impoverimento e l'inquinamento delle risorse idriche. Più della metà dell'acqua consumata negli Stati Uniti è destinata agli allevamenti degli animali  da macello. Mediamente, per ottenere un chilo di carne occorrono 20.815 litri d'acqua, contro i 208 necessari per coltivare un chilo di grano.
L’allevamento del bestiame produce inoltre un'enorme quantità    di escrementi, circa 130 volte superiore di quelli umani. La maggior parte dell'acqua impiegata per dissetare e accudire gli animali torna nell'ambiente sotto forma di letame e di acqua di scarico.
Le feci del bestiame contengono una considerevole quantità di sostanze nutritive, residui di medicinali, metalli pesanti e agenti patogeni.
Questi rifiuti vanno a finire nei corsi d'acqua, inquinando le falde e diffondendo patologie che possono infettare altre specie. La raccomandazione dell'Onu è ambientale per unità di produzione di bestiame deve essere ridotta della metà, anche solo per scongiurare un aumento del livello di nocività oltre quello attuale».
Miei cari carnivori, devono essere intraprese azioni urgenti sia a livello collettivo che individuale. Non sarà necessario diventare completamente vegetariani, ma sono convinto che non sia poi così difficile mangiare meno carne, se si prende seriamente coscienza del fatto che, così facendo, si combatte con più efficacia il surriscaldamento globale e quindi si contribuisce alla salvezza del Pianeta.

febbraio 2008

Da "VALORI" di Massimiliano Pontíllo


 

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