Monza: «MAGGIORI DIRITTI PER I LAVORATORI DELLA FOSSATI»
dal Giornale di Monza on line

Conferenza stampa giovedì del Cub sulle condizioni del personale della residenza di via Collodi

I sindacalisti puntano l'indice sull'orario di lavoro e sul contratto nazionale, a loro avviso, non rispettato


Monza -  Il caso non si è ancora sgonfiato. I malesseri e i disagi del personale della residenza sanitaria assistita Anna e Guido Fossati, di via Collodi, non si placano.
E dalle prime istanze personali, la questione ha assunto connotazioni sindacali con l'intervento del Cub (Confederazione unitaria di base) che, giovedì scorso, ha tenuto una conferenza stampa in via Piave.
  Un incontro di quasi un'ora, in cui il responsabile della sezione di Monza e Brianza, Carlo Romanenghi, e il responsabile Sanità della Lombardia, Walter Gelli, hanno puntato l'indice sull'organico, a loro avviso, non adeguato alla mole di lavoro, con ripercussioni sulla salute dei lavoratori, sull'orario di lavoro e sul contratto nazione che non verrebbe rispettato, oltre all'assenza di una mensa interna o di un programma di buoni pasto per gli interni.
«I numeri minimi del personale previsti dalla Regione spesso non sono sufficienti, perchè vanno calzati nella realtà lavorativa, alle condizioni architettoniche della struttura e dalla tipologia degli ospiti» ha sottolineato Gelli. Nella residenza Fossati per trenta ospiti ci sarebbero due-tre assistenti il pomeriggio, e di notte invece per 120 ospiti restano tre assistenti e un'infermiera.
Altra nota dolente il salario che, a detta di Gelli, non sarebbe adeguato. «Questo perchè la cooperativa paga il personale a ore, come fossero colf, e non garantisce le 38 ore lavorative da contratto, penalizzando i lavoratori, con ripercussioni sulla vita privata - ha commentato Gelli - Il 98 per centro del personale è femminile con necessità familiari e ha il diritto di essere a conoscenza dello sviluppo annuale dell'orario».
Il sistema adottato da Punto Service, la cooperativa che gestisce il personale della Fossati, «si colloca al di fuori della legittimità dei contratti - ha sottolineato Romanenghi - Il sistema delle cooperative è un cancro perchè sono padroni che sfruttano i lavoratori».
Una soluzione auspicata dai sindacati potrebbe essere trovata in un intervento dei Comuni e delle Regioni affinchè mettano a disposizione maggiori risorse, e garantiscano maggiori diritti, senza entrare in un meccanismo di mercato sulla persona.
Anche perché, secondo Gelli, si prospetta un peggioramento nazionale delle condizioni lavorative. «La cooperativa non deve far proprie le logiche di profitto e prosegua sui diritti di chi lavora».
E se il personale s'interroga («Ma quale assistenza? Vogliamo dignità e non mimose dalla cooperativa»), il sindacato ritiene che si ci sia «una rottamazione dei diritti lavorativi.
La Punto Service produce stanchezza, è il suo comportamento che provoca i problemi. Ma la cooperativa non mette in discussione di aver torto».
La richiesta del Cub sono diversificate: dal riconoscimento dei diritti civili per il personale, come la Possibilità à di mangiare all'interno dell'azienda, alle ore lavorative adeguate e il rispetto del contratto. «Invitiamo la Punto Service al rispetto di quanto scrive perchè sarebbe sufficiente alla soluzione dei problemi nella residenza». La tappa successiva potrebbe essere un incontro con l'Asl.

Articolo pubblicato il 18/03/08
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