MURIALDO TENSIONE IN FABBRICA - La Cartiera Bormida ferma per sciopero - INTERVENTI SUL PIANO DELLA SICUREZZA



MURIALDO - Dalle 13 di Mercoledì ì i circa 50 dipendenti della cartiera Bormida di Murialdo sono in sciopero.
A spingere gli operai ad incrociare le braccia sono i problemi di sicurezza all’interno della fabbrica. Spiega Gianpiero Icardo, segretario provinciale dei Cub-Informazione e dipendente della cartiera: «Da un anno chiediamo interventi per garantire la sicurezza, ma nonostante le innumerevoli sollecitazioni non abbiamo ottenuto nulla».
E aggiunge: «I problemi riguardano le tettoie che fanno filtrare acqua nello stabilimento, le condense di vapore che interessano i quadri elettrici, l’aria e il rumore provocato dalla mancata coibentazione dei macchinari.
Situazioni che mettono a rischio l’incolumità e la salute dei lavoratori».
Non solo ma, come dice Icardo, «è necessario assumere un carrellista, questione in merito alla quale l’azienda ci ha risposto picche».
Di qui la decisione di scendere in sciopero, che inizialmente era di 24 ore ma che poi è stato prorogato sino alle 13 di oggi in attesa che qualcosa si sblocchi.

13 ottobre 2007 - La Stampa
PROSEGUE LA PROTESTA A MURIALDO PER OTTENERE INTERVENTI SUL PIANO DELLA SICUREZZA
Tensione alla cartiera Bormida
Murialdo - Sono le 13,10 quando dai cancelli della cartiera Bormida di Murialdo escono cinque operai che hanno attivato una linea di produzione. Sono gli unici ad aver lavorato ieri perchè i tutti i loro colleghi, in totale 42, in sciopero da Mercoledì ì per problemi di sicurezza in’azienda, con bandiere e striscioni stanno manifestando davanti alla fabbrica.
Il «muro» degli scioperanti, in un silenzio più esauriente di qualsiasi insulto, si apre per far passare i cinque. «In alcuni casi il silenzio vale più di ogni altra cosa», commentano all’unisono anche se l’amarezza e la rabbia sono palpabili. «Perchè», dice un compagno di lavoro iscritto come loro alla Cgil e che in un anno è stato vittima di due infortuni, «qui non si tratta di fare battaglie ideologiche, ma di ottenere ciò che ci spetta di diritto, ovvero lavorare avendo garantite la sicurezza e la salute».
Una lotta che, ad esclusione dei cinque, vede in prima linea tutti i lavoratori della cartiera che ormai da quasi un anno, come segnalato in un verbale consegnato alla direzione il 19 dicembre 2006, chiedono interventi di messa in sicurezza dello stabilimento. Dalle tettoie da cui filtra acqua, al problema delle condense di vapore che avvolgono i quadri elettrici, dai rumori per la mancata coibentazione dei macchinario alla carenza di personale.
Questioni datate, di cui si parla da tempo ma che, come spiega Giampiero Icardo, dipendente della Bormida e segretario provinciale dei Cub-Informazione, «ad oggi non hanno avuto soluzione». Prosegue il sindacalista: «In passato avevano presentato sette denunce all’Asl, poi nel dicembre scorso la richiesta ufficiale all’azienda». Si era detto, anche se solo a parole, che gli interventi sarebbero stati effettuati nel periodo della fermata, ad agosto, ma ad oggi non è cambiato assolutamente nulla.
E allora, martedì scorso dopo un incontro durato cinque ore tra i rappresentanti sindacali e il presidente della societàà, Guido Ribola, conclusosi con un nulla di fatto,la decisione, messa in atto Mercoledì ì, di scendere in sciopero per 24 ore. Ancora niente, per cui lo sciopero è stato prorogato di altre 24 ore sino alle 13 di ieri. E se entro oggi la situazione non si sboccherà, la protesta andrà avanti.
Alla rabbia e frustrazione per le mancate risposte da parte dell’azienda, inevitabilmente si aggiungono anche quelle per i cinque operai che ieri, alla faccia dei colleghi, non hanno esitato ad attivare una linea. «Mentre scioperiamo per un problema che riguarda tutti noi, rinunciando di fatto allo stipendio, loro invece non hanno avuta alcuna remora a varcare i cancelli».

 12 ottobre 2007 - La Stampa

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