<LA STAMPA>Polemica: la rivolta contro i tagli alla scuola. SCARINZI (CUB) I precari: "Le soglie di affollamento vanno rispettate" "Misureremo le aule per salvare il posto" «Applicheremo con rigore le norme per la sicurezza» Hanno chiesto la pensione 1400 docenti.



Torino -
L’attenzione di tutti gli operatori della scuola è sulla scadenza di domani, ultimo giorno di iscrizioni, cui seguirà a breve il bilancio da parte della Direzione Scolastica Regionale dei dati inviati dalle scuole per via telematica: richieste di tempo pieno e di «ex modulo» alle elementari, di prolungato alle medie, preferenze alle superiori (dove, fa osservare l’assessore all’Istruzione della Provincia Umberto D’Ottavio, «la soppressione del liceo tecnologico dal 2010/2011 potrebbe già quest’anno far aumentare ancora una volta le preferenze per lo scientifico, creando problemi seri di capienza soprattutto in centro»).
L’attenzione è lì perché dai prossimi giorni le proiezioni dei sindacati sui tagli agli organici cominceranno a confrontarsi con i calcoli del ministero. La previsione è di circa cinquemila posti in meno in Piemonte, tra docenti e personale di segreteria, bidelli, tecnici, metà dei quali in provincia di Torino. Tagli che, ovviamente, colpiranno insegnanti e Ata precari.
E a tutela dei precari si sta muovendo - un’assemblea si è tenuta Mercoledì ì alla facoltà di Architettura al Valentino - il sindacato di base Cub Scuola con un’iniziativa che sta per trasformare maestre e professori in ispettori del lavoro o, se si preferisce, in tecnici di asl. «Si tratta di salvaguardare posti di e al tempo stesso la qualità del servizio», dice il coordinatore regionale Cosimo Scarinzi. «In pratica, dal momento che per tagliare posti - aggiunge il sindacalista - il ministero ha anche alzato le soglie minime e massime di affollamento delle classi, invitiamo i docenti, e le scuole in genere, ad utilizzare bene i parametri dettati dalle norme sulla sicurezza: cioè, a tanti metri quadrati possono corrispondere tanti studenti. Se ci sono più studenti, bisogna formare nuove classi».

La Cub ha stilato un piccolo vademecum, riepilogando i parametri: 1,80 mq per alunno alle materne e nell’obbligo, 1,96 mq per studente alle superiori. «Basta quindi munirsi di un metro a nastro e di una calcolatrice...», è scritto nella prima pagina. Seguono istruzioni per calcolare l’area, sottrarre lo spazio occupato dalla cattedra e da eventuali altri arredi. La Cub fornisce poi una tabella di esempi di metrature-alunni: in 40 metri quadrati 22 bambini delle elementari o 20 studenti delle superiori, in 46 si arriva a 25 bambini e 23 ragazzi e così via.
All’assemblea, si sono ascoltate testimonianze diverse. «Nella mia scuola - ha detto un’insegnante di istituto comprensivo della cintura - lo scorso anno avevamo 130 iscritti e sembrava che avremmo potuto ottenere solo cinque prime, invece certificando la dimensione delle classi ne abbiamo ottenuta una in più».
Altri docenti presenti hanno detto invece che «spesso l’ampiezza dell’aula viene ignorata e i ragazzi vengono compressi in spazi angusti, inidonei». Una situazione che con l’attuale attenzione ai temi della sicurezza - dopo la tragedia accaduta al Darwin di Rivoli - non dovrebbe più verificarsi.
«I lavoratori precari docenti e Ata, in base alla nostra ricerca, arrivano a rappresentare in certe scuole addirittura il 33% del totale - prosegue Scarinzi - ma saranno proprio loro i primi a patire i tagli previsti dalla riforma. Noi pensiamo che da subito questa emergenza debba trovare voce. A cominciare dal rifiuto di ogni attività non prevista dal mansionario, per proseguire con l’applicazione rigorosa della normativa sulla sicurezza e con una serie di iniziative che rendano la categoria visibile».
La scuola torinese si trova di fronte a un nuovo record di pensionamenti. Il direttore dell’Ufficio Scolastico Provinciale Paolo Iennaco spiega che «sono 1400 i docenti che hanno fatto domanda e 300 gli Ata. Saranno tutti posti vacanti da coprire». Non è pessimista, il dottor Iennaco sulle prospettive per il 2009/2010. «Certo, la scuola cambierà. Ma non vorrei che si vivesse l’attesa come attesa di una botta in testa. Nell’assegnare gli organici l’amministrazione terrà conto delle strutture esistenti, dei desideri dei genitori».

27 febbraio 2009 - "La Stampa"

di MARIA TERESA MARTINENGO

 

 

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