Da “LIBERAZIONE”

Rimini battezza la nuova Cub: vinta la sfida dell'unità
Intervista a Pierpaolo Leonardi

 Roberto Farneti

 Rimini - nostro servizio



L'atto di nascita ufficiale risale al gennaio 1992. Undici anni dopo, la Cub cessa di essere una somma di organizzazioni e si candida ad essere «il sindacato conflittuale, antagonista e indipendente in Italia». Una "sintesi" politica e organizzativa non facile, se si tiene conto dei numerosi fallimenti di cui è costellata la storia del sindacalismo di base, quando qualcuno si è posto l'obiettivo di dare vita a processi di unificazione. L'esito positivo della seconda assemblea nazionale di Rimini permette adesso alla Cub di guardare con maggiore fiducia al proprio futuro. Il difficile compito di tirare le somme di un dibattito intenso e articolato, che in tre giorni ha visto la partecipazione di circa 400 delegati in rappresentanza di 500mila iscritti (nel '96 erano 100mila), è toccato a Pierpaolo Leonardi, del coordinamento nazionale.

Unica nota dolente, la decisione del Sulta di uscire dalla Cub e di sciogliersi nel neonato sindacato unitario dei trasporti, il Sult.

Abbiamo criticato il Sulta perché siamo convinti che non si possa aggredire la contraddizione capitale-lavoro con un sindacato di categoria. La strada giusta per noi è quella della confederalità solidale. Ci auguriamo tuttavia che tutto il Sult decida di assumere la Cub come confederazione di riferimento.

E gli altri sindacati?

Con le organizzazioni sindacali concertative non intendiamo avere rapporti. Con gli altri che, come noi, ambiscono a costruire il sindacato conflittuale in Italia, si può ritrovare unità di azione su questioni concrete.

Cosa c'è che impedisce l'unità di tutto il sindacalismo di base?

Ci sono differenze innanzitutto di carattere strategico. La Confederazione Cobas, ad esempio, si propone come soggetto politico più che sindacale. Noi invece vogliamo mettere a disposizione dei lavoratori uno strumento sindacale al quale tutti possono aderire, a prescindere dalla propria identità politica e appartenenza partitica, nel momento in cui si riconoscono nel progetto della Cub.

Ai sindacati di base proponete invece unità di azione sul diritto di sciopero
Intensificare la lotta contro la legge che, di fatto, cancella il diritto di sciopero nei pubblici servizi, è per noi fondamentale. Da tempo stiamo lavorando alla costruzione di una fondazione che abbia tra i suoi compiti non solo quello di impedire gli abusi della commissione di garanzia ma anche di fare una battaglia culturale: non possiamo accettare che gli scioperi siano trattati come elementi di noia e di disturbo dei cittadini, vogliamo ricostruire un tessuto di attenzione rispetto alle esigenze dei lavoratori.

Quali sono le prossime scadenze?

Abbiamo lanciato la proposta di uno sciopero generale, da costruire nelle prossime settimane, sulla base della piattaforma che il sindacalismo di base nel suo complesso ha espresso nei mesi passati: dai salari europei, ai diritti, alle pensioni, alla fine della precarietà.


Il rapporto con il movimento?

Siamo nel movimento con le nostre ragioni e le nostre posizioni. Abbiamo assunto un ruolo attivo e propositivo per dare maggiore rilievo alla contraddizione capitale-lavoro, con particolare attenzione alla precarietà: il Social forum europeo, su nostra richiesta, ha istituito una commissione specifica su reddito sociale e di cittadinanza. Per quanto riguarda la pace, la Cub ha promosso scioperi generali contro la guerra, anche quando le guerre erano "intelligenti" e "umanitarie". Il no alla guerra senza "se" e senza "ma" è nel dna di questa organizzazione. Noi riteniamo che non si possa abbassare la guardia, perché la guerra infinita sarà la condizione dentro cui dovremo operare nei prossimi anni.

In Italia, tranne che per il pubblico impiego, non c'è ancora una legge sulla rappresentanza sindacale. Cosa pensi della battaglia che sta conducendo la Fiom per consentire ai metalmeccanici di esprimere il loro giudizio, tramite il voto, sull'accordo separato per il contratto siglato da Fim e Uilm?

Noi abbiamo vissuto decine di accordi separati. Molto spesso Cgil Cisl e Uil, nelle varie categorie, hanno sottoscritto accordi che non trovavano il consenso né della Cub, né dei lavoratori. Oggi la Fiom ha scoperto una modalità nuova di stare sul terreno sindacale, perché vive sulla propria pelle la questione della democrazia. E tuttavia, ad esempio, la Fiom non rinuncia alla quota del 33% alle elezioni delle Rsu. Glielo abbiamo chiesto ma non ci ha mai risposto. In ogni caso è indispensabile una legge che garantisca l'imPossibilità à per i padroni di scegliersi con chi trattare. Se sulla proposta di una vera legge democratica sulla rappresentanza oggi troviamo compagni di strada che finalmente ne comprendono l'importanza, siamo ben contenti.

E il referendum?

Credo che abbia una potenzialità straordinaria. Chiediamo un Sì per invertire la tendenza, perché finalmente abbiamo l'occasione per passare da una fase di difesa dei diritti acquisiti ad una fase di allargamento dei diritti.

 13 maggio 2003
Share this post
FaceBook