Genitori e prof contro la riforma delle 18 ore

I docenti non ci stanno al decreto taglia precari che prevede la sotituzione dei precari con i docenti di ruolo

Antonio Cassarà in “l’Unità” del 26 maggio 2003


Comincia oggi, dopo il presidio davanti alla Direzione scolastica regionale, l’occupazione di quattro istituti superiori torinesi. Ad armarsi di sacco a pelo e di chitarra, non saranno però gli studenti, ma gli insegnanti, le cui ire sono state scatenate dalla famigerata norma, contenuta in finanziaria, che impone 18 ore di insegnamento frontale, e produrrà, secondo le organizzazioni di categoria, la perdita di migliaia di posti di lavoro. L’iniziativa, è l’ultima di una lunga serie di proteste contro la Moratti, che proprio a Torino, al Salone del libro, era stata accolta dagli insegnanti come <<la ministra della D-ISTRUZIONE della scuola>>.

<<La nostra è una protesta particolare – dice Caterina Davico, precaria trentanovenne,  dell’Istituto Sraffa di Orbassano, la scuola che insieme all’Istituto Galilei Amaldi, al Liceo Artistico Cottini e l’Istituto Rosa Luxemburg di Torino, sono coinvolte nell’occupazione – l’iniziativa, non intende creare disagi agli studenti. Non interromperemo il servizio, ma ci limiteremo a dormire nei locali della scuola e al mattino svolgeremo normalmente l’attività didattica. Alcuni genitori, consapevoli dei danni che la norma sulle 18 ore produrrà sulla continuità didattica e sui progetti educativi, stasera parteciperanno all’occupazione insieme a noi>>. Anche il Direttore scolastico regionale, Luigi Catalano, è cosciente dei danni che la norma produrrà nella scuola, e infatti, venerdì, in seguito ad un incontro con CGIL, CISL,UIL e SNALS, ha emesso un comunicato nel quale si legge che << la Direzione, ha preso atto delle difficoltà di natura didattica e funzionale>> causate dall’introduzione della norma sulle 18 ore, e si è detto quindi disponibile a ridiscuterne l’applicazione.

Le dichiarazioni di Catalano, non sono però bastate a far rientrare la protesta, <<perché - dice Cosimo Scarinzi, coordinatore provinciale della Cub scuola – dal comunicato della Direzione regionale si evince solo una blanda disponibilità a valutare i casi in cui la norma crea problemi organizzativi, ma non vi è neppure un accenno all’effetto devastante che essa produrrà per le migliaia di precari che dal prossimo primo settembre si troveranno disoccupati. Se a questi si aggiungono quelli che il lavoro lo hanno perso a seguito dell’aumento degli allievi fino a trenta per classe, viene fuori un quadro desolante in cui a pagare sono soprattutto i meno garantiti, insegnanti che comunque hanno speso anni all’interno della scuola. L’ineluttabilità delle lotte di questi giorni – conclude - è dimostrata anche dalla denuncia contenuta nel Documento dei 500; non si può più assistere impassibili ai continui attentati cui è sottoposta la vita della scuola e della cultura in generale>>

Alberto Badini, Segretario regionale della CGIL scuola del Piemonte, che ha partecipato all’incontro di venerdì col Direttore regionale Catalano, dice <<L’adozione di questa norma è al limite della legittimità, e crea una situazione deleteria per gli studenti, perché eliminerà gli insegnanti a disposizione, e non essendo possibile nominare sulle supplenze brevi, farà sì che i ragazzi siano abbandonati a se stessi e perdano settimane di lezione durante l’anno. L’occupazione delle scuole, da parte degli insegnanti – continua - è un fatto simbolico di estrema importanza, che mette in luce  non solo il disagio della categoria, ma anche gli effetti che l’intera riforma Moratti produce sulla societàà. Mi chiedo, per esempio, come faranno le famiglie con i redditi più bassi quando non ci sarà più il tempo prolungato? Per questo – conclude – il sindacato, chiede non solo che nella prossima finanziaria si faccia marcia indietro sulle 18 ore, ma anche una revisione totale dell’intera riforma della scuola>> Sulla stessa lunghezza d’onda è anche Enzo Pappalettera, Segretario provinciale della CISL scuola di Torino che dice: <<noi condividiamo completamente la lotta degli insegnanti le cui ragioni sono più che fondate perché  mettono in evidenza le conseguenze di alcune scelte insensate fatte dal Governo Berlusconi; scelte che troppo spesso non giungono all’opinione pubblica – e continua – è significativo che la protesta non sia limitata ai soli Istituti superiori, ma sia estesa anche alle scuole elementari e medie, come dimostrano le decine di collegi docenti che hanno deliberato la non adozione dei libri di testo>> Sono infatti già una quarantina le scuole torinesi che hanno scelto questa forma di protesta contro la riforma Moratti.

Per l’Assessore Comunale ai servizi educativi di Torino, Palola Pozzi, l’occupazione delle scuole è un segnale chiaro che gli insegnanti danno al progetto di destrutturazione che il Governo ha adottato nei confronti dell’istruzione, a cominciare dalla cancellazione dell’obbligo scolastico a 16 anni. <<La protesta degli insegnanti – dice – non è, come qualcuno cerca di far credere, una rivendicazione corporativa, ma una necessaria presa di posizione contro iniziative che distruggono la scuola – e continua – i ridimensionamenti voluti dalla Moratti penalizzano soprattutto le fasce sociali più deboli, costringono l’Ente locale a farsi carico di spese che dopo i pesanti tagli dell’ultima finanziaria, non può più sostenere. Gli effetti della riforma Moratti sulle scuole elementari saranno disastrosi perché non potranno più essere portati avanti tutti quei progetti, per esempio, che hanno permesso una reale integrazione dei figli degli immigrati, che sono nelle scuole del centro di Torino fra il 30 e il 35% del totale degli allievi. La qualità della scuola di oggi – conclude – riflette la qualità della societàà di domani è per questo che chi ha a cuore il futuro del Paese pensa ad investimenti e non a tagli per l’istruzione>>
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