“Liberazione” 11 marzo 04  In sciopero contro la concertazione. Sulle pensioni il nodo è la Dini»
 
Intervista a Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale della Cub 

«Difendere l'esistente non basta. Scioperiamo per una vita dignitosa per tutti».

Dello sciopero della Cub non parla quasi nessuno. Eppure c'è. Ed ha una piattaforma ugualmente a trecentosessanta gradi come quello di Cgil, Cisl e Uil. Anzi, a veder bene c'è anche un punto in più che riguarda la guerra. Sullo sciopero in programma per il 12 marzo, con mobilitazioni locali, Liberazione ha intervistato Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale della Cub. 

Sindacalismo di base di nuovo in piazza dopo lo sciopero del 7 novembre...  
Il nostro sciopero ha una premessa generale, che richiama la contrarietà al liberismo che è la madre di tutte le devastazioni contro i lavoratori. Scelte non solo del governo Berlusconi ma anche di quelli precedenti, sia chiaro. La guerra, poi, segna una contrarietà al sistema generale che ne fa uno strumento per imporre a livello globale il punto di vista unilaterale.
Quali le rivendicazioni, diciamo, concrete?
Le rivendicazioni concrete sono il salario, dove si evidenzia la necessità di aumenti consistenti, a livello dei lavoratori tedeschi, tanto per intenderci, e l'introduzione di una sorta di scala mobile di adeguamento dei salari alle pensioni; l'introduzione del reddito garantito per i precari o per chi è disoccupato. Infine, scuola, previdenza e sanità pubblica.
Sulla previdenza la difesa di Cgil, Cisl e Uil è stata piuttosto strenua, o no? 
Lo sciopero di Cgil, Cisl e Uil è a difesa della Dini. Quella legge ha determinato un disastro da un punto di vista generale per i pensionati e ha preparato la strada a quello che vuol fare oggi il governo Berlusconi. Oggi dicono che i giovani avranno poca pensione, ma in realtà è la Dini ad aver programmato questo meccanismo. Tutte le pensioni hanno perso in dieci anni venti punti percentuali (due all'anno). E poi c'è la questione dei fondi pensione.
Il Trattamento di fine rapporto deve rimanere nella disponibilità dei lavoratori. Voglio ricordare che i fondi pensioni rendono meno del Tfr, e quindi si tratta di un furto.  
Il sindacalismo di base si è appena lasciato alle spalle una stagione importante con le lotte degli autoferrotranvieri...  
Vogliamo dare continuità alle lotte degli autoferrotranvieri a quelle dei lavoratori della Telecom. I lavoratori hanno dato dei segnali importanti in questi ultimi mesi per quanto riguarda la piattaforma generale.
C'è una grossa novità che non si può lasciare in secondo piano. E ci dice che gruppi sempre più consistenti di lavoratori sono disponibli a lottare con il sindacalismo di base. Ogni volta vediamo lavoratori nuovi, facce nuove voglio dire, molti i giovani.  
In questo sciopero, però, manca un pezzo di sindacalismo di base...  
Abbiamo proposto a tutti fin da febbraio questa iniziativa. Ma l'adesione è arrivata solo dalla Cub e dall'Usi. Usciremo con un appello ai delegati, ai lavoratori e ai movimenti perché si costruisca un effettivo momento di unità. La Cub organizza ormai più di 650 mila tra lavoratori e pensionati. Il primo maggio a Milano ci saranno migliaia di giovani e di lavoratori contro il lavoro precario. Il nostro lavoro non appare perché è molto censurato.
La Commissione di garanzia ha lavorato parecchio per censurarvi.  
Il tribunale speciale della commissione di garanzia decide come gli pare e non è possibile fare ricorso. Il loro giudizio è inappellabile. Niente a che fare con una societàà democratica. Se gli autoferrotranvieri avessero potuto scioperare bene due anni fa la vertenza si sarebbe chiusa prima. E poi, dieci milioni di lavoratori non possono eleggere i loro rappresentanti grazie alle legge che favorisce i sindacati confederali. Alla fine, le imprese decidono loro con chi trattare.
I lavoratori non decidono assolutamente nulla.  
Le relazioni sindacali stanno per imboccare una nuova fase. Cosa ne pensi?  
Credo che Confindustria farà solo una correzione di immagine e non un cambiamento importante. Per questo c'è bisogno di un po' più di intelligenza.
La concertazione apparentemente è morta ma a livello dei luoghi di lavoro sta agendo, eccome. Sono già una quarantina i contratti firmati. E si sta andando molto avanti con la precarizzazione dei rapporti di lavoro.  
Fabio Sebastiani     
  .-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.

"IL MANIFESTO" 11 marzo 2004
Cub in piazza: «Difendere l'esistente non basta»
Contro liberismo, concertazione e guerra domani sciopero generale. Cortei a Roma e Milano. Parla Tiboni
MANUELA CARTOSIO

Guerra, liberismo, concertazione. Contro questa triade, che nell'Occidente ricco impoverisce il lavoro dipendente, smantella lo stato sociale, degrada i dirittti, Cub (Confederazione unitaria di base) e Usi (Unione sindacale italiana) hanno proclamato per domani il loro sciopero generale. Una dozzina le manifestazioni in programma, le principali a Milano (concentramento in piazza Cairoli) e a Roma (appuntamento all'Esedra). «Difendere l'esistente non basta», dice Piergiorgio Tiboni e l'affermazione del coordinatore della Cub contiene il giudizio sullo sciopero generale del 26 marzo di Cgil, Cisl e Uil.

Quello, secondo Tiboni, è un «mezzo» sciopero generale: perché è di 4 ore e soprattutto per gli obiettivi. «Serve ai sindacati confederali per rilanciare la concertazione e per tornare a essere interlocutori del governo».
La concertazione è fallita, non ha difeso il potere d'acquisto dei salari. Lo dimostrano per tabulas tutte le indagini, compresa quella dell'insospettabile Ubs (Unione delle banche svizzere): dato un paniere di 111 beni e servizi, un metalmeccanico italiano può acquistarlo 8 volte contro le 13 volte di un suo collega tedesco. Sbaglia chi si accanisce a voler rianimare la concertazione, la tutela del salario reale pretende l'abbandono dell'inflazione programmata e il ripristino di un meccanismo analogo alla scala mobile.
Anche sulle pensioni la distanza dai confederali è notevole. «Loro» accettano i fondi pensioni e difendono la riforma Dini; «noi pensiamo che i fondi pensioni siano una truffa e che la Dini vada cambiata, in meglio ovviamente, non in peggio come vogliono fare
Confidustria, governo e Rutelli». Ci si preoccupa giustamente per i giovani che avranno pensioni da fame, ma ci si dimentica che quello è «l'esito programmato» dalla riforma Dini con il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo. Inutile girarci attorno, alle pensioni come del resto alla sanità vanno destinate «più risorse». Aumentando le tasse? «Facendo meno regali alle imprese e al capitale finanziario e meno guerre», replica Tiboni.
Per il coordinatore della Cub la ritrovata unità dei sindacati confederali non chiude la «fase propulsiva» della Cgil per il semplice motivo che quella fase non c'è mai stata. «C'era e continua a esserci l'anomalia della Fiom, le altre categorie della Cgil firmano di tutto».

Scontata l'opposizione alla legge 30, la Cub tiene fermo l'obiettivo del «reddito garantito» per i disoccupati e i precari. La MayDay Parade (l'anno scorso a Milano erano in 50 mila) testimonia il buon rapporto tra chain workers, aticipi, cococo e Cub (a cui fanno capo 18 organizzazioni di categoria).
Le lotte degli autoferrotranvieri hanno dato ragione ai sindacati di base, da sempre avversi all'autoregolamentazione degli scioperi. L'accordo firmato dai confederali è pessimo, ma se i tranvieri non avessero rotto la gabbia dell'autoregolamentazione non ci sarebbe stato neppure quello. Fuori dalle sedi della Cub non ci sono le masse in fila per fare la tessera, ammette Tiboni, però da un paio d'anni le iscrizioni sono in costante crescita. «Lavoratori, precari, pensionati hanno superato le perplessità sull'efficacia dei sindacati di base». A proposito di efficacia, uno sciopero generale ultraminoritario (Cobas e Sin-Cobas non hanno aderito) non è un atto di mera testimonianza? No, risponde Tiboni, «serve ad accumulare le forze, lavoriamo sui tempi lunghi, ma ormai il sindacalismo di base è una realtà con cui anche governi e controparti sanno di dover fare i conti».
Sulla struttura contrattuale vien fuori l'anima fimmina di Tiboni. «Il modello è logoro, va ripensato. Il contratto nazionale ormai serve solo a peggiorare le condizioni dei lavoratori. Meglio puntare sulla contrattazione aziendale decentrata per poi generalizzare i suoi risultati a livello nazionale». E' la vecchia querelle se viene prima l'uovo (la contrattazione aziendale) o la gallina (la contrattazione nazionale). Accademica, non essendoci più aziende in cui si fanno accordi «avanzati», come succedeva negli anni Settanta. Da un pezzo i due livelli di contrattazione deperiscono insieme.

12:37 FRIULI VG: SCIOPERO CUB IN REGIONE IL 12 MARZO  
(ASCA) 
  Trieste, 10 mar - Il Dipartimento della Funzione pubblica della Presidenza del Consiglio regionale comunica
che le organizzazioni sindacali CUB (Confederazione Unitaria di Base) e USI AIT (Unione Sindacale Italiana, sezione italiana dell'AIT-Association Internacional de los Trabajadores) hanno proclamato uno sciopero generale del personale del settore pubblico e privato il prossimo venerdi' 12 marzo. Al pomeriggio, fra l'altro, e' in visita in Consiglio il presidente della Camera, Pierferdinando Casini.
   

Share this post
FaceBook