da "LIBERAZIONE" del  23-4-05 

Alitalia, la protesta dei lavoratori informatici 

Forse altri 1.000 esuberi per lo smembramento 

Giuliano Rosciarelli

Ancora una volta in piazza i lavoratori dell'Information Tecnology italiana. Ieri è toccato agli addetti del settore informatico di Alitalia, in lotta da mesi contro il progetto di smembramento del servizio e la possibile vendita a gestori privati, primi fra tutti le multinazionali Ibm, Eds, e l'italiana Telecom.La protesta, indetta dalla Cub, ha causato il blocco per tutta la mattina dei settori non operativi degli stabilimenti di via della Magliana a Roma e in quelli di Napoli: «Il progetto di cessione a terzi del servizio informatico - scrive il sindacato - pregiudicherebbe il controllo dei delicati processi produttivi dell'intero settore del trasporto aereo nazionale, delle sue politiche commerciali e di gestione. Senza parlare poi delle ricadute negative in termini occupazionali». 


Secondo quanto previsto nel piano Cimoli per il rilancio della compagnia di bandiera, il settore informatico AZ dovrebbe essere diviso in due comparti, nell'ambito del trasferimento delle attività in Az Servizi: una "governance" composta da circa 70 persone che resterà in Alitalia (la futura AZ Fly) mentre il resto delle attività, circa 480 lavoratori (di cui venti con sede a Napoli), saranno trasferiti in Az Servizi, che verrà assorbita entro luglio prossimo da Fintecna (partecipata del ministero del Tesoro). A sgombrare il campo da ogni possibile dubbio sul futuro di Az Servizi dopo il passaggio, ha provveduto lo stesso amministratore delegato di Fintecna Maurizio Prato, che ha dichiarato l'intenzione di disfarsi delle attività di terra di Alitalia entro due anni dalla loro acquisizione. Operazione suicida, secondo la Cub, studiata per preparare il terreno ad un futuro utilizzo nell'alleanza Air France-KLM-Alitalia Fly dei servizi di terra offerti dalle compagnie alleate. E in ambiti sindacali, come hanno denunciato i confederali, si fa strada la voce che nel passaggio ad Az Servizi la compagnia starebbe procedendo ad altri 1.000 esuberi. 


In un primo momento lo sciopero era previsto per l'8 aprile, ma il veto posto dalla commissione di garanzia lo ha fatto slittare a ieri mattina, in concomitanza con lo sciopero dei lavoratori precari dei servizi di call center che protestano contro la precarietà e per l'assunzione di centinaia di lavoratori stagionali, da anni in attesa di un contratto stabile, e chiedono la determinazione di una lista di anzianità come criterio di trasformazione dei contratti a tempo determinato in assunzioni a tempo indeterminato.


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da "IL MANIFESTO"  22-4-05 
AFFARI INFORMATICI

  I rischi della Ibm


Due settimane fa una copertina di Business Week celebrava le grandi prospettive della Ibm, proiettata sempre di più verso i servizi di consulenza. Ma il presente è molto meno roseo. Nel primo trimestre il colosso americano (quasi 100 miliardi di fatturato) ha mancato gli obbiettivi di profitto che si era assegnati e ha tenuto le vendite (+3%) solo grazie al dollaro debole. Colpa di un mercato particolarmente con vendite fiacche dei «vecchi» mainframe e con contratti di consulenza quasi fermi. Da tempo la Ibm si offre come integratore di sistemi e propone ai grandi clienti un outsourcing spinto delle loro attività. Questi servizi a valore aggiunto sono in crescita, ma il passo non è travolgente anche perché dopo una prima ondata, molti si sono accorti che l'appalto esterno non è solo risparmio, ma crea anche dei problemi gestionali con oneri nascosti. Al quadro non allegro, legato all'andamento generale dell'economia, va aggiunta per la Ibm la crescente concorrenza nel software intermedio (il middleware) dove Microsoft spingendo con decisione, anche facendo shopping di piccole aziende innovative.

In questo campo Ibm ha una robusta base installata, basata su di un classico sistema detto Lotus Notes, con milioni di utenti affezionati. Ma anche in questo caso il modello Internet ha scompaginato i giochi e i modi di operare. Non è crisi come nera come negli anni `90, ma certo sarà ristrutturazione pesante. Per l'Italia i numeri che emergono dalle stanze sindacali parlano di 500 unità «eccedenti», ma forse anche di più, e questa volta potrebbero non esserci gli scivoli generosi verso il pensionamento concessi in precedenza. (f. c.)

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