Precari cognitari - Ricordate la figurina nr 16 della MayDay  "Charlie Coop & Social Angels" ?

Ricordate la figurina n.16 della mayday, era quella delle lavoratrici e lavoratori delle cooperative sociali che accomunava i precari e le precarie delle cooperative sotto lo stesso comune denominatore: sfruttamento e negazione dei minimi diritti sindacali.

"La ricchezza del terzo settore è la miseria e la precarietà dei propri lavoratori: La vera risorsa del no-profit, del terzo settore, della cooperazione sociale: lavoratori e lavoratrici mal pagati, supersfruttati, superflessibili, con contributi ridicoli, sotto il ricatto degli appalti, intimiditi e licenziati quando denunciano le carenze e lo smantellamento dei servizi socio-sanitari, gli abusi e soprusi sugli utenti".


Date una occhiata al sito di lavori variabili, oscurato e posto sotto sequestro per un certo periodo per ordine della Procura della Repubblica di Roma dietro richiesta di una cooperativa romana, perchè reo di aver pubblicato i comunicati dei lavoratori di quella cooperativa che non pagava da mesi i lavoratori per poi licenziarli.


http://www.lavorivariabili.it/lv/index.php?module=News&catid=&topic=18&allstories=1

L'articolo di Galapagos descrive bene la scalata di Unipol (spa legata e controllata dalle cooperative) su BNL " l'operazione per Unipol sarà molto onerosa. E il costo dovrà essere coperto o ricorrendo a capitale proprio versato dal mondo cooperativo (e sottratto a altri scopi più nobili) o attraverso indebitamento che sarà poi ripianato grazie a sinergie e più in generale razionalizzazioni. Che significa aumento della produttività sulle spalle dei lavoratori".
L'UNIPOL pronta a riconoscere uomini come Ricucci e Caltagirone (alla faccia della copertura tutta morale che il mondo della cooperazione vuol detenere), si lega al mercato immobiliare più speculativo (alla faccia della legalità tanto declamata da uomini come Cofferati, vedere messaggio sull'affare ferrhotel di Bologna, dove famiglie di immigrati sono state spostate in parte, mentre alcuni immigrati sono stati "alloggiati" nel CPT).
Certo un viaggetto si potrebbe fare anche in Obiettivo Lavoro legata alla Legacoop che dovrebbe occuparsi di "valorizzare le risorse umane", stando attenti al canto delle sirene della CGIL che se da una parte denuncia lo sfruttamento di questi lavoratori, dall'altra tace sulle operazioni della UNIPOL. Lo scopo nobile del mondo delle cooperative: valorizzare il mercato degli schiavi.


EDITORIALE GALAPAGOS
Errori cooperativi
Non c'è tregua nel risiko bancario e i colpi bassi si sprecano. Ieri, a colpire sotto la cintura è stato Luigi Marino, presidente di Confcooperative, quelle che un tempo si definivano le coop bianche. In una intervista al Corriere della sera ha definito addirittura «incostituzionale» la scalata di Unipol su Bnl e di temere per la perdita delle agevolazioni delle quali gode il mondo cooperativo. Quella di Marino è una polemica di «bottega»: la sua associazione, tra l'altro, è molto presente nel mondo bancario, al contrario delle coop «rosse» che storicamente si sono occupate di produzione e lavoro. Pronta è arrivata la replica di Giuliano Poletti, presidente di Legacoop: «è coerente con il dettato costituzionale impegnarsi in operazioni finalizzate a sviluppare la presenza cooperativa nel paese». Poi ha chiarito che Unipol pur controllata dalla cooperative è una spa quotata in borsa e  che deve operare secondo la forma societàaria tipica. Poletti ragione.
Però non sgombra i molti dubbi sul possibile acquisto di Bnl da parte di Unipol. Il primo dubbio è tutto morale: l'accordo tra Unipol e immobiliaristi per acquistare la quota di Bnl da loro posseduta grida vendetta. Non si possono fare affari tra chi ha fatto del lavoro la risorsa e la ricchezza della propria attività e chi si arricchisce unicamente sulla rendita, sfruttando e alimentando la bolla immobiliare.
C'è poi una questione di prezzo: sembra che Unipol sia disponibile a riconoscere a Ricucci, Caltagiorone e soci 2,70 euro per azione, mentre l'Opa lanciata per i comuni investitori pagherebbe le azioni molto di meno. E non si dica che Unipol riconosce un premio di maggioranza: in realtà quelle azioni in mano agli immobiliarsti valgono molto poco perché senza un attore finanziario non potrebbero mai acquisire il controllo della Bnl. Le voci sono molte, si parla di altri possibili soci bancari che affiancherebbero Unipol nella scalata a Bnl.
Però quello che è certo che l'operazione per Unipol sarà molto onerosa.
E il costo dovrà essere coperto o ricorrendo a capitale proprio versato dal mondo cooperativo (e sottratto a altri scopi più nobili) o attraverso indebitamento che sarà poi ripianato grazie a sinergie e più in generale razionalizzazioni. Che significa aumento della produttività sulle spalle dei lavoratori.
L' Unipol ha bisogno di crescere (accogliemmo con favore la creazione di Unipol-banca) però la logica di mercato invocata da Poletti ha un limite. E questo limite sono proprio i lavoratori. Che non a caso, con un gesto senza precedenti, ieri hanno firmato un protocollo con la Bbva, la banca basca che ha lanciato un Opa pulita e vantaggiosa sulla Bnl.
Nel documento è scritto che i lavoratori Bnl valutano una buona base di partenza il progetto industriale di Bbva e sottolineano la necessità della ricerca «di soluzioni condivise, coerentemente con il consolidato modello di relazioni industriali presenti in Bnl». Sarebbe opportuno che anche Unipol presentasse il suo piano industriale e lo discutesse con i lavoratori Bnl.  Ma accadrà?


 http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/15-Luglio-2005/art87.html

Via Casarini, un esempio di legalità ripristinata.

Cari amici, se vi avanzano cinque minuti, perché non fate un salto in via  Casarini in zona Ferrhotel?
Vedrete il mitico "«luogo di degrado»" - abbondiamo pure con le virgolette -  sbarrato e murato, essendo stato il "«problema»" spostato a villa Salus.
Contemplato il "monumento" - ché pur di testimonianza si tratta -, giratevi  sui talloni e guardate dall'altro lato della strada. La meraviglia di  un'urbanistica a misura d'uomo e di una legalità a misura di costruttore.
L'uomo è colui che, per una ragione o per l'altra, per necessità o investimento, perché cosciente dei suoi atti o perché allettato da altrui specchietti, perché provvisto di contanti propri o perché indotto a far da tramite per i contanti di una banca, decide di acquistare un appartamento..
I costruttori non sono Ricucci o Coppola, avventurieri e malversatori per default, ma la manutencoop, icona dell'imprenditoria "democratica", alla quale non si addice - sempre per default - alcuna intenzione speculativa.
«Caro Campos le cooperative sono dalla parte degli abitanti», Scrive GIANPIERO CALZOLARI *
Sulla Repubblica del 10-05-05, pag. 1, sezione BOLOGNA.
E tanto deve bastare.
In via Casarini l'interesse degli abitanti che ancora non ci abitano è senz'altro quello di non trovarsi di fronte a un centro raccolta per immigrati. Trasferito il centro, ecco che diventa possibile, in una
cubatura che conteneva azoto, ossigeno, benzene e polveri sottili, sostituirvi cemento, vetro, legno ed esseri umani - con auto al seguito - che di sicuro non dormivano sotto i ponti, vista la capacità di spesa che esibiscono.
Ora qui in quartiere tutti si guardano attorno a cercare conferma delle loro idee o dei loro pregiudizi. Chi proprio non vuole star capito ha cominciato  a dire che in giro si vede gente che sicuramente abitava al Ferrhotel, evidentemente afflitta da nostalgia. Chi si fa viaggi di qualunque natura  sul modus operandi dell'amministrazione. Ma tutti hanno notato una cosa.
Chiuso il Ferrhotel, il palazzone della Manutencoop è schizzato verso il  cielo. Possono essere anche coincidenze, come capitò a un mio amico che in quindici giorni nel Sahara per coincidenza non vide mai piovere... E' vera legalità? Ai giudici l'ardua sentenza.
A me non piace....
E c'è un'altra cosa che non mi piace: l'imPossibilità à di tradurre il mio stato d'animo e le mie riflessioni in una scelta elettorale. I piccoli partiti che da poco hanno dato vita alla nuova sinistra negli enti locali, in campagna elettorale erano rimasti *assolutamente* appiattiti sulle
esigenze di una coalizione che doveva necessariamente vincere.
Esigenza giusta, per carità, ma quando oggi ti trovi a dover far casino su un documento emergenziale come la solidarietà ad una ragazza violentata, perché vi compare un termine , "legalità", oggetto di contenzioso politico-semantico, beh, allora un po' di processo autocritico mi pare che andrebbe avviato, poiché questa è solo impotenza.
Cordialmente

http://canali.libero.it/affaritaliani/finanza/unipollatorre.html

La bolla immobiliare per ora non scoppia.
Ma il mercato è affaticato, dice Nomisma. Il boom mette in crisi le famiglie e arricchisce gli immobiliaristi R. T.

La «bolla» non è ancora scoppiata. Anzi il mercato immobiliare è ancora vivace anche se - dice Nomisma - mostra segni di «affaticamento». Il che significa che la «lunga corsa» dei prezzi delle case si sta esaurendo anche se per il secondo trimestre dell'anno è ancora attesa un crescita
dei prezzi contenuta attorno al 2,5-3,0% accompagnata, però, da una flessione delle compravendite. Un segnale che diminuisce il numero di che vuole (o può) acquistare una casa. E questo nonostante il perdurare di prospettive di bassi tassi di interesse. Nomisma si occupa anche degli immobiliaristi: questo clima di forti rialzi sta facendo crescere a dismisura i loro patrimoni. Come al solito, il rapporto di Nomisma, il centro ricerche di Bologna, è ricchissimo di dati (ieri sono stati presentati quelli relativi al primo semestre del 2005) ma le tendenze di fondo sono quelle delle premessa. E delineano - come ha spiegato Gualtiero Tamburini, responsabile dell'Osservatorio sui mercati immbiliari «un mercato delle abitazioni in generale rallentamento, pur nell'ambito di una crescita dei valori». Poi ha aggiunto: «dopo semestri di trascinante ottimismo, siamo giunti in una fase in cui tutto appare all'insegna di una maggiore stabilità».
E questo significa, ha concluso Tamburini, che «la temuta bolla speculativa per quest'anno non esploderà».
Nei primi sei mesi del 2005, i prezzi medi degli immobili nelle 13 grandi aree urbane considerate da Nomisma sono cresciuti del 4,1% per quanto riguarda le case rispetto al semestre precedente (+8,4% su base annua); del 3,8% per quanto riguarda gli uffici (+7,2% annuo); del 3,7% per i negozi (+7,4% annuo). Anche i prezzi dei box e dei garage sono aumentati, registrando su base annuale una variazione del +6.5%.
Assieme al prezzo delle case, sta seguitando a crescere (in percentuale minore) il costo degli affitti. Però, l'incidenza media del costo di locazione di una abitazione-tipo sul reddito medio familiare supera ormai il 31%, con differenze significative tra le diverse città che registrano punte massime (Napoli) del 52,1% e incidenze più basse (Torino) del 20,5%. Secondo Nomisma la variabilità dell'incidenza è da ascrivere sia al livello del reddito familiare sia ai canoni di locazione, ambedue connotati da una elevata dispersione tra città e città. Se a Bari (dove il canone di locazione medio e' di 94 euro a metro quadrato) l'incidenza del canone sul reddito familiare è del 38,3%, e a Bologna (dove invece gli affitti costano mediamente 118 euro a metro quadro) è del 25,1%, ciò dipende infatti non solo dal valore intrinseco delle case ma anche dai livelli di reddito, generalmente più
bassi tra le famiglie del Centro-sud.
A Nomisma risulta che l'incremento dei prezzi degli immobili è ormai, da almeno cinque anni, tendenzialmente superiore alla crescita dei canoni di locazione, con conseguente progressiva riduzione dei rendimenti. In ogni caso gli affitti sono ormai a livelli molto elevati e i tempi per locare un appartamento si sono allungati e non di poco: in due anni e mezzo per affittare un appartamento si è passati da 1,6 a 2,6 mesi.La bolla immobiliare ha trascinato al rialzo anche i titoli del settore quotati in borsa che dall'inizio dell'anno hanno messo a segno un incremento superiore al 28% (a fronte di un guadagno dell'intero listino limitato al 6,5%).
L'autentico boom che ha caratterizzato il comparto risulta più evidente se si allarga il campo d'analisi agli ultimi 18 mesi. In questo periodo, infatti, l'incremento dell'indice real estate arriva addirittura a sfiorare l'80%, a fronte di una crescita del 26% sia dell'indice generale, sia di quello delle costruzioni (+38%), altro comparto storicamente difensivo. A sospingere il settore nei primi mesi del 2005 hanno contribuito non soltanto le societàà di maggiori dimensioni (Pirelli Re e Beni Stabili), ma anche i titoli minori, sulla scorta di indiscrezioni circa tentativi di scalate, acquisizioni o annunci di grandi progetti. Insomma, i vari Ricucci hanno saputo sfruttare al meglio il momento favorevole. Nomisma ritiene, tuttavia, che il dinamismo dei big del settore non abbia ancora esaurito i margini di crescita, anche se il drastico abbassamento dello sconto delle quotazioni rispetto al net asset value lascia presagire un'attenuazione dei ritmi di crescita.

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/16-Luglio-2005/art35.html

Cdo e Legacoop, interinali cattive
Gli abusi antisindacali di «Obiettivo lavoro», agenzia delle due associazioni. Male anche «Worknet», ex Fiat
MANUELA CARTOSIO
MILANO

Dietro i colossi multinazionali Adecco e Manpower, il terzo posto nel mercato della somministrazione di lavoro temporaneo se lo contendono le italiane Obiettivo Lavoro e Worknet. Continuiamo a chiamarle «agenzie per il lavoro interinale» anche se la legge 30 ha esteso sulla carta la loro sfera di attività. Il «vecchio» interinale costituisce ancora il 99% del fatturato di Adecco Italia che ha assunto a tempo indeterminato solo un centinaio di persone da offrire in staff leasing, una delle novità potenzialmente più dirompenti contemplate dalla legge «Biagi».
«Senza consenso sociale» - ammette la multinazionale franco-svizzera - la domanda di staff leasing non decolla. Ci occupiamo di Worknet e di Obiettivo lavoro perché, pur venendo da storie molto diverse, le due societàà stanno riservando ai loro dipendenti, in particolare a quelli iscritti al sindacato, un trattamento piuttosto ruvido.
Worknet nasce come agenzia della Fiat per fornire interinali alle aziende del gruppo e dell'indotto. I risultati non sono brillanti e il Lingotto, oberato dai debiti, mette in vendita l'agenzia. I big del settore rispondono picche e, sei mesi fa, Worknet se la compra (per 5 milioni di euro, pare) il professor Stefano Colli Lanzi, docente a contratto all'Università Carlo Cattaneo di Castellanza. Colli Lanzi è già titolare della Generale Industrielle, piccola agenzia con 126 dipendenti. Sommati ai 220 di Worknet, risultano troppi per un'agenzia che non vuole pestare i calli alle «grandi» ma ritagliarsi una nicchia di mercato: poca visibilità, politica dei piccoli passi, un portafoglio clienti d'aziende di modeste dimensioni.
Il professore apre le procedura di mobilità per 57 dipendenti. Molti lavoratori, per reazione, si iscrivono al sindacato. Su di loro - racconta Massimo Nozzi, segretario della Filcams Cgil nazionale - Worknet concentra le «pressioni» perché se ne vadano. Offre quattro mensilità in cambio delle dimissioni, otto pur di liberarsi della rappresentante sindacale della sede milanese di Worknet. Altra tattica di «persuasione», i trasferimenti a capocchia, al solo scopo di rendere impossibile la vita ai dipendenti: alcuni fanno causa, altri accettano la buonuscita. Ai più «riottosi» l'azienda arriva a proporre un incentivo di 11 mensilità. Risultato: gli esuberi si sono ridotti a 22 unità. Previsione: tra una settimana, quando si chiuderanno le procedure di mobilità, alla Worknet non ci saranno più iscritti al sindacato, «meno che mai rappresentati sindacali», dice Nozzi. Oltre che dei sindacalizzati, l'azienda si sarà «liberata» dei dipendenti con più alta professionalità e più lunga esperienza, in particolare donne. «Una bella contraddizione per un'agenzia che dovrebbe insegnare come si valorizzano le risorse umane».
Donne sotto tiro anche a Obiettivo lavoro, 540 dipendenti (80% donne), 150 sportelli, 300 milioni di euro di fatturato. Dal 2003 O.L. è una Spa controllata da un patto di sindacato tra Lega delle cooperative e Compagnia delle opere, le due socie fondatrici. Alla trasformazione in spa si è accompagnato un rimescolamento del management e delle zone di influenza. In Lombardia, la piazza più importante per OL, «comanda il clan della CdO e la Lega delle coop sta a guardare». Così fotografa la situazione un lavoratore che chiede l'anonimato ed esibisce come «prova» il recente comunicato delle tre rappresentanti sindacali della sede di Milano, molto «preoccupate» per quel che sta succedendo in Lombardia:
«L'azienda sta imponendo trasferimenti, preannunciati con ristrettissimo preavviso, anche a danno di nostre colleghe in stato di gravidanza o al rientro dalla maternità. Ci sembra un atteggiamento profondamente lesivo delle nostre professionalità e contrario a quanto concordato nell'ultimo incontro territoriale, quando, solo due settimane fa, si parlava dell'importanza di evitare "l'effetto sorpresa", di mantenere un clima collaborativo, d'informare preventivamente il sindacato».
La nostra fonte elenca 3 operatori di filiale costretti a dimettersi, una mezza dozzina di trasferimenti «stupidi, fatti soli per creare disagio, un caso di mobbing «vero e proprio» ai danni di una sindacalista che si è rivolta alla magistratura. «Chi è di sinistra e iscritto alla Cgil o è spazzolato via o è emarginato. Quel che fa più schifo è che se la prendono con le donne». Chi è vicino a Comunione e liberazione viene assunto a tempo indeterminato, gli altri a tempo determinato, così quando c'è da mandar via qualcuno «quelli del clan sono al sicuro».
Nulla da eccepire su come Ol tratta i lavoratori che affitta: buste paga e versamenti contributivi sono «puntuali e corretti». Quel che non va è il trattamento «selettivo e discriminatorio» riservato da Ol a «una parte» dei suoi dipendenti. «Perché la Lega delle cooperative, pur informata, continua a mettere i suoi soldi in un'azienda che agisce così?».
Avanziamo un'ipotesi: la Lega coop cerca di riportare a casa i soldi che ha sborsato per ricapitalizzare Ol. Ragiona insomma come una banca. Se si ritira da Ol, perde tutto. Ci resta, secondo la nostra fonte, «con un suo clan di bolognesi che accetta la logica spartitoria ma pesa assai meno del clan ciellino». L'alleanza tra i due clan non sembra dare grandi risultati in termini di bilancio: la quota di mercato di Ol è molto sbilanciata sulla pubblica amministrazione, dove gli appalti al massimo ribasso costringono a lavorare con margini ridottissimi. Per starci dentro occorrono grandi volumi che Ol non sembra avere. Ecco perché Worknet e Generale Industrielle stanno soffiando il terzo posto a Ol. Fosse vero - come si vocifera - che il professor Colli Lanzi è ciellino o para-ciellino, sarebbe una lotta fratricida.

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/16-Luglio-2005/art56.html

Rassegna stampa
Luglio 2005

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