20 ottobre 2005 - Liberazione

Chiedono aumenti salariali di 250 euro, no allo "scippo del tfr"
Sciopero generale, domani in piazza a Roma i sindacati di base

di Claudio Jampaglia  

Milano - «Uno sciopero diverso da quelli del passato per ottenere risultati generali». C'è attesa per lo sciopero generale di otto ore promosso dal sindacalismo di base (Cub-Rdb, Cib-Unicobas, Cnl, Sult, SinCobas, Usi/Ait, mancheranno Slai e Confederazione Cobas), con una manifestazione nazionale in mattinata a Roma, da piazza della Repubblica a piazza Navona. Gli organizzatori si aspettano 100mila presenze, con delegazioni dei marittimi della Corsica, diverse Rsu dissenzienti dall'iniziativa confederale del 25 novembre, migranti e un'associazione dei consumatori (l'Acu).

 

Mancherà però uno dei settori più forti del basismo italiano, i lavoratori dei trasporti, precettati dal ministro Lunardi. Sult, Cnl e SinCobas (in via di riunificazione tra loro) sono stati così costretti a revocare la loro presenza del settore che sarà comunque garantita da alcune delegazioni: «La Commissione di garanzia e il governo hanno decretato la morte dello sciopero generale - dichiarano in una nota - nessuno potrà più attuarlo». Questi sindacati denunciano «comportamenti e decisioni che rasentano l'illegalità e comprimono i diritti costituzionali», nel silenzio assoluto di tutti i partiti, e insinuano un dubbio che andrebbe approfondito: «Esistono evidentemente rapporti specifici e relazioni particolari di forze politiche e singoli esponenti con ben identificabili aree economiche che hanno interessi nel settore». La risposta sarà l'intensificarsi del conflitto e delle mobilitazioni.
Malgrado la mazzata dell'ultimo minuto sulla riuscita dello sciopero, Piergiorgio Tiboni, storico leader e fondatore della Cub, è più che ottimista: «Siamo cresciuti molto in questi anni, come iscritti e capacità di mobilitazione, è venuto il momento di porsi degli obiettivi di medio periodo e domani sarà il primo passo di un nuovo corso».

 
Tradotto in piattaforma significa uscire dalla crisi del liberismo attraverso un piano di redistribuzione: bloccare "lo scippo del Tfr" e rilanciare la previdenza pubblica, aumento generalizzato dei salari di 250 euro e ripristino della scala mobile, reddito sociale e sostegni al reddito contro la precarietà, le principali proposte.  


E la Cub si spinge oltre, annunciando un piano "elettorale" in nove punti per un rilancio del paese ben centrato sul mondo del lavoro: «Un promemoria per l'attuale e il futuro governo», spiega Tiboni.

 
Una delle proposte dovrebbe essere un ridisegno dei rapporti di lavoro con 4-5 tipologie di contratto rispetto al supermercato attuale, per superare pacchetto Treu e legge 30. E la flessibilità? «Sarà questione di libera scelta, una volta determinata la centralità del lavoro a tempo indeterminato, si possono prevedere casi in cui sia il lavoratore a scegliere modalità diverse», commenta Tiboni.


Il sindacalismo di base scende in piazza a geometrie variabili da anni, dalle iniziative di movimento, alla May Day milanese fino alla presentazione di proposte di legge locali per il reddito sociale, in Puglia, come in Lombardia o in Lazio.  


L'appuntamento di domani ha però un sapore più sindacale, come se i tanti "cobas" si ponessero la questione di una "alleanza nazionale" (Fini non c'entra) per rompere con le politiche liberiste. «Ad oggi sono 50 miliardi di euro sottratti ai lavoratori ed intascati dalle imprese in dieci anni - afferma Tiboni - di fronte a una finanziaria che dà altri due miliardi di euro alle imprese nessuno ha detto nulla e Cgil-Cisl-Uil promuovono uno sciopericchio di quatto ore, è venuta l'ora di muoversi». 

 
Intanto, Cub e gli Slai Cobas delle province di Varese, Como, Lecce, dell'azienda dei trasporti pubblici milanese (Atm) e della Max Mayer, hanno siglato lunedì scorso un "accordo per la costruzione di un sindacato di classe, di massa e indipendente e per l'unificazione delle lotte".

 
«Le identità, la storia ed il percorso di ognuno, costati anni di lotte e di sacrifici per tanti e tante militanti di base, possono essere messi in comune - scrivono le organizzazioni - l'assenza di unione delle pratiche di lotta e una difesa della propria "unicità" rappresenta un freno alla potenzialità d'intervento tra i lavoratori ed al loro bisogno d'opposizione alle politiche di Cgil-Cisl-Uil e sindacati autonomi filo-padronali». Il programma: pratiche di lotta sindacali, piattaforme e vertenze nel rispetto reciproco, ciascuno con la propria autonomia e struttura. Nessuno ingloba nessuno. Il grosso dello Slai-Cobas, però, non ci sta e annuncia provvedimenti contro i promotori dell'accordo. E domani mattina a Milano manifesteranno davanti ad Assolombarda, Borsa e Prefettura, contro la riforma previdenziale che "ruba le liquidazioni" nell'ambito di una settimana di mobilitazione nazionale.   

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