22 ottobre 2005 - Supereva news


Cub
, Sincobas, Sult, Cib-Unicobas, Usi e Cnl: ''80mila in corteo a Roma''
Tfr, sindacati di base: ''Oltre un milione ha aderito allo sciopero''
Tiboni (Cub): ''E' una grande vittoria nella lotta per rimettere i soldi in tasca ai lavoratori e impedire lo scippo del Tfr''


Roma - I sindacati di base cantano vittoria. Allo sciopero di 8 ore proclamato da Cub, Sincobas, Sult, Cib-Unicobas, Usi e Cnl ha aderito oltre 1 milione di persone e in 80 mila sono scesi in piazza. ''E' una grande vittoria del sindacalismo di base che lotta per rimettere i soldi in tasca ai lavoratori e impedire lo scippo del Tfr'', commenta Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale Cub. ''Un grande corteo organizzato dalla Cub e dal sindacalismo di base - dice - ha riempito le vie di Roma. Siamo partiti in 30-40mila anche a causa di tanti pullman rimasti bloccati un po' in tutta Italia per arrivare alla fine del percorso in almeno 80 mila''. Un corteo che ha visto sfilare ''migliaia e migliaia di persone tra cui anche i migranti, i marittimi della Corsica, gli studenti e molti responsabili rsu della Cgil che dissentono dallo sciopericchio proclamato dal loro sindacato e hanno manifestato oggi per cambiare davvero rotta''.
''E' una grande vittoria del sindacalismo di base - ribadisce Tiboni - che vede sempre maggiori adesioni da parte di masse di lavoratori stanche di venir prese in giro. Malgrado il black out di molti grandi media e malgrado la precettazione di Lunardi che ha impedito di scioperare ai lavoratori dei trasporti urbani, ferroviari e aerei l'adesione è stata davvero ampia. E' evidente ormai che questa grande adesione viene anche per tentare di impedire lo scippo del Tfr. Quello dei lavoratori è un rifiuto netto. Mentre governo, sindacati, banche e assicurazioni lottano per spartirsi la torta, i lavoratori il loro Tfr se lo vogliono tenere e noi siamo gli unici che chiediamo il ritiro del decreto''.
''Lo sciopero è riuscito perché vogliamo incidere sulle politiche sociali ed economiche e ottenere risultati di carattere generale. Questo non è stato uno sciopero rituale di protesta - spiega ancora Tiboni - ma il momento culminante di una mobilitazione costruita dal basso che rivendica un vero e proprio programma di politica economica e sociale, totalmente alternativo alle politiche liberiste, e che ha come parola d'ordine la ridistribuzione del reddito a favore dei ceti popolari. Ridistribuire il reddito a favore di lavoratori pensionati e precari è la priorità''.
Per il sindacalismo di base, ''per rilanciare l'economia italiana è necessario dunque prendere una direzione completamente diversa, perché sono le politiche liberiste che hanno reso precaria l'esistenza di milioni di persone molte delle quali non solo non riescono ad arrivare alla quarta settimana ma neanche alla terza. Per rimettere in piedi l'economia non serve dare più soldi alle imprese come vuole anche questa finanziaria ma ridistribuire il reddito per rimettere in moto i consumi''.   


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22 ottobre 2005 - Il Manifesto


Sciopero «di base», in 50.000 a Roma
Sciopero generale e manifestazione nazionale, ieri, indetti dai sindacati di base Cub-RdB, Unicobas, Sincobas, Sult, Cnl, Usi-Ait. Contro la riforma previdenziale e lo «scippo del tfr», per il ripristino della scala mobile e l'abolizione della legge 30

di FRANCESCO PICCIONI


Non è stato per niente facile, ma alla fine ci sono riusciti. Lo sciopero generale nazionale dei sindacati di base - Cub-RdB, Unicobas, Cnl, Sult, Usi-Ait, Sincobas - si è svolto regolarmente e cinquantamila persone hanno manifestato a Roma. Neppure la pioggia è riuscita a guastare troppo l'iniziativa. L'iter, invece, era stato davvero travagliato. I media - lamentano con ragione gli organizzatori - hanno steso un velo di silenzio sulla scadenza. Anzi, quando tre giorni fa il ministro Lunardi ha deciso la precettazione dei lavoratori nei trasporti pubblici (autoferrotranvieri, ferrovie, aerei, ecc), molte testate ne hanno tratto la conclusione che «lo sciopero non c'era più». Le ultime due giornate sono così trascorse nel frenetico rincorrere tutte le situazioni per «controinformare» il più possibile e confermare la mobilitazione.
Si era verificato quanto temeva Pierpaolo Leonardi, uno dei coordinatori nazionali della Cub: precettati i trasporti, venivano meno le categorie «mediaticamente» più visibili perché capaci di incidere sulla mobilità quotidiana di tutti i cittadini. Alcune amministrazioni pubbliche, ci viene riferito, avrebbero apertamente cavalcato la precettazione per «avvertire» i dipendenti che lo sciopero era stato
Complicato anche arrivare a Roma per manifestare. Da Bologna denunciano che le ferrovie avevano all'ultimo momento cancellato un treno speciale (debitamente prenotato e pagato), invitando gli aspiranti manifestanti ad arrangiarsi con le corse normali (naturalmente già strapiene). Solo dopo un acceso confronto con i dirigenti delle ferrovie venivano messi a disposizione alcuni pullman con cui raggiungere la capitale. Stesse disfunzioni vengono denunciate da altre località, soprattutto del nord Italia. La riprova la si è avuta in mattinata quando, a manifestazione partita, in zona stazione Termini continuavano a formarsi gruppi di persone appena scese dai treni in ritardo o dalla metropolitana dopo un viaggio in pullman.
Il corteo si è andato così arricchendo di partecipazione mano a mano che percorreva le strade, sotto una pioggia a tratti anche intensa. Striscioni, cartelli e slogan erano incentrati in prevalenza sulla questione del «trattamento di fine rapporto» (il tfr, o la «liquidazione») e sull'imPossibilità à di sopravvivere decentemente con gli attuali livelli salariali («A fine stipendio senza troppo mese»). Ma anche altri temi sociali hanno trovato ampio spazio, come chi portava la scritta «Contro Cofferati, siamo tutti lavavetri». Il sindaco diessino di Bologna, solo tre anni fa nel cuore della folle, è stato uno dei bersagli più citati: «Le baracche non sono di sinistra, ma neanche le ruspe», a proposito della giustificazione usata per abbattere alcuni campi nomadi.
Grande, comprensibilmente, la soddisfazione degli organizzatori. Magari non saranno stati gli 80mila che citati a un certo punto da Piergiorgio Tivoni, altro coordinatore nazionale della Cub e figura storica del sindacalismo milanese; ma di certo «è una grande vittoria del sindacalismo di base che lotta per rimettere i soldi in tasca ai lavoratori e impedire lo scippo del tfr».
La legge delega per la «riforma» del sistema previdenziale è qui contestata senza mediazioni. Non interessa neppure la differenza tra l'affidamento del tfr ai «fondi chiusi» (gestiti da imprese e sindacati confederali) e polizze assicurative individuali (come piacerebbero tanto al patron di Mediolanum, casualmente anche presidente del consiglio). «Governo, sindacati, banche e asscurazioni - ha detto Tiboni - lottano per spartirsi la torta, mentre i lavoratori il loro tfr se lo vogliono tenere». E in effetti i pochi sondaggi condotti sull'argomento mostrano maggioranze schiaccianti a favore del mantenimento della situazione attuale.
Silenzio completo sullo sciopero e la manifestazione anche dal «palazzo» e dai partiti. Solo da Rifondazione di è alzata la voce del senatore Gigi Malabarba - ex operaio dell'Alfa di Arese e leader dello Slai-Cobas - a chiedere «una nuova scala mobile». Critico anche lui verso lo «sciopericchio di Cgil, Cisl e Uil tra un mese, con obiettivi generici e a finanziaria già fatta». Un atteggiamento cauteloso (ma probabilmente anche inefficace) che Malabarba accomuna al procedere del centrosinistra «che punta sul logoramento di Berlusconi, guardandosi bene dal costruire una mobilitazione si massa su contenuti sociali». Quando i «grandi» stanno fermi, insomma, i sindacati di base vanno a riempire il vuoto di iniziativa. Perché le condizioni di vita, pare, sono tuttora più importanti dei tatticismi politico-elettorali. 

 
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22 ottobre 2005 - Liberazione


Sei sigle del sindacalismo di base hanno aperto ieri la stagione degli scioperi autunnali. «Reddito per tutti e per tutte»
Roma, in piazza contro la finanziaria

di Fabio Sebastiani


«Contro la finanziaria di Tremonti lotta dura e senza sconti». Le sei sigle del sindacalismo di base (Cub-Rdb, SinCobas, Sult, Unicobas, Usi e Cnl) che ieri hanno aperto la stagione degli scioperi autunnali possono dirsi soddisfatte. Anche se il ministro Lunardi ha precettato tutto il comparto dei trasporti, il black out dei mass-media il maltempo e il traffico ritardato l'arrivo di diversi pullman, il grande serpentone di gente che si è allungato per tutta via Cavour urlando slogan molto duri contro governo, assicurazioni e legge Bossi-Fini ha fatto la sua figura. Secondo gli organizzatori il bilancio di fine giornata è di 80 mila persone in piazza e più di un milione che hanno aderito allo sciopero generale di otto ore.
«Una grande vittoria del sindacalismo di base che lotta per rimettere i soldi in tasca ai lavoratori e impedire lo scippo del Tfr», dice Pier Giorgio Tiboni, coordinatore nazionale della Cub. «Dopo diversi anni - ha commentato Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale delle Rappresentanze di base - oggi è stata l'occasione per tornare a organizzare una manifestazione unitaria del sindacalismo di base».
Il primo sciopero «non rituale» pone una priorità irrinunciabile: la redistribuzione del reddito a favore di lavoratori, pensionati e precari. Era scritto su molti striscioni, con la premessa: "la finanziaria che vogliamo". Un corteo popolare, di gente vera che ha urlato a squarciagola la propria rabbia contro chi vuole scippargli il trattamento di fine rapporto, oppure metterli in mezzo a una strada con uno sfratto esecutivo o, peggio ancora, costringerli a un lavoro precario. «Berlusconi ha detto che non ci metterà le mani in tasca. E ci credo - tuona Marco, da Milano - per fare una rapina le mani bisogna metterle sulla pistola altrimenti è furto con destrezza».
A Daniele, delegato Cub, le "mani in tasca" gliele ha messe il capo del personale della Marzotto lasciandoci una lettera di licenziamento. Sulla vicenda delle delocalizzazioni il signor Daniele si è impegnato un po' troppo e l'azienda ha pensato bene di allontanarlo. La settimana prossima ci sarà la prima udienza del ricorso. Grande striscione della Rdb-Università che dal prossimo anno, grazie al titolo di sindacato rappresentativo, potrà partecipare alle trattative contrattuali. «Ormai nel mondo accademico più del quaranta per cento del personale si trova con un contratto precario - dice Orazio Maccarone. Il punto è che la lotta contro la precarietà andrebbe generalizzata, ma i ricercatori fanno fatica ad uscire dalla logica del percorso individuale». Per il coordinatore nazionale della Cub scuola Cosimo Scarinzi il settore della scuola «ha aderito in maniera consistente allo sciopero e alla manifestazione». «Oltre a sostenere gli obiettivi generali - sottolinea il sindacalista - i lavoratori della scuola esprimono contrarietà alla riforma Moratti e ai contenuti contrattuali che prevedono aumenti retributivi modesti in cambio invece di consistenti tagli agli organici. Noi - conclude Scarinzi - chiediamo l'immediata immissione in ruolo dei precari e il ritiro, senza se e senza ma, della riforma».
Nel mirino del corteo non solo il presidente del Consiglio con slogan tipo «Silvio Berlusconi facci sognare parti volontario e non tornare», ma anche il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, ritratto in costume alla guida di una scavatrice. "Fermiamolo, le baracche non sono di sinistra ma neanche le ruspe". E poi, "Cofferati, siamo tutti lavavetri". Dal comune di Bologna a quello di Roma, la protesta delle maestre di nidi e materne. «Il nostro orario di lavoro è sottoposto a una flessibilità estrema, e tutto per risparmiare sull'impiego delle supplenti. Risultato, peggioramento del servizio».
Al corteo hanno partecipato lavoratori provenienti da tutta Italia, con folti gruppi dalla Sicilia, dalla Campania, dalla Liguria. Erano presenti inoltre rappresentanti di tutti i settori, dai tessili al pubblico impiego, dalla scuola ai metalmeccanici, con una forte delegazione dei lavoratori Fiat di Cassino. «Alla nostra chiamata - commenta Paolo Sabbatini, coordinatore del SinCobas - il Paese ha risposto al di sopra delle nostre aspettative. Nonostante il maltempo e nonostante sia stata negata la protesta dei lavoratori dei trasporti, eravamo oltre cinquantamila», tra i quali una delegazione di circa 150 lavoratori immigrati.   

 
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22 ottobre 2005 - La Libertà
In piazza contro la riforma del Tfr
Cinquantamila persone hanno aderito alla protesta dei sindacati di base

di Antonella Fantò


ROMA - «A fine stipendio avanza troppo mese». Dietro a questo striscione hanno manifestato i Sindacati di base, per protestare contro la politica economica del governo e contro la riforma del TFR, il trattamento di fine rapporto, oggetto in questi giorni delle accuse del presidente del Consiglio.
Secondo gli organizzatori erano in 50.000 a sfilare per le strade di Roma, pacificamente, da Piazza della Repubblica fino a Piazza Navona. Gli slogan più urlati sono stati contro la finanziaria e ancora: «Il TFR non si tocca, lo difenderemo con la lotta».
Cub, Cobas, Rdb, Unicobas, Sin-cobas, Usi e Cnl: queste sono le sigle che hanno aderito alla manifestazione. Mancavano invece i lavoratori del trasporto urbano, ferroviario e aereo, precettati dal ministro per le Infrastrutture Pietro Lunardi . La precettazione è stata presa come un'intimidazione nei confronti dello sciopero, un boicottaggio dell'appuntamento voluto anche dai media che non avrebbero dato risonanza all'evento. Non è mancata la polemica anche nei confronti dei sindacati confederali.
Paola Palmieri del coordinamento nazionale del Cub ha detto che «si sta negando ai lavoratori il diritto di manifestare al di fuori dei sindacati confederali. Cgil Cisl e Uil continuano ad esercitare un monopolio sia nel settore pubblico che privato».
Secondo i Cobas in tutta Italia hanno aderito alla protesta un milione e duecentocinquantamila persone, compresi i dipendenti della scuola. Secondo il ministero della pubblica istruzione invece nelle 4745 scuole prese a campione hanno scioperato 6361 dipendenti su 442.580 in servizio, cioè l'1,43 per cento del personale scolastico. Secondo i Cobas comunque la riforma del TFR è un affare da 13 miliardi di euro. I sindacati confederali vogliono gestire una parte del patrimonio, dicono i sindacati di base, con i fondi chiusi (ma non hanno ottenuto alcuna fiscalità di vantaggio, n.d.r.), mentre il partito delle assicurazioni vuole liberalizzare e basta.
Le compagnie di assicurazioni fanno propria l'asserzione di Silvio Berlusconi che chiede la libertà di scelta per i lavoratori, dal primo momento. Secondo Il ministro del welfare Roberto Maroni , invece, le compagnie di assicurazione vogliono solo avere mano libera sui soldi che vengono loro affidati e si vogliono sottrarre ai controlli della Covip.
«Non ci sentiamo né più forti, né meno forti: secondo noi la condizione essenziale è che che ci sia libertà di scelta». Lo ha affermato ieri il presidente dell'Ania, l'associazione delle compagnie di assicurazione, Fabio Cerchiai , alludendo alle modifiche al decreto che vuole il presidente del consiglio. Cerchiai ha annunciato di essere in attesa di una convocazione da parte di Maroni al quale è stato chiesto un incontro. Le compagnie di assicurazioni, tra le quali figura Mediolanum di proprietà del presidente del consiglio, chiedono anche uno slittamento dell'entrata in vigore della legge perché le compagnie non avrebbero il tempo di adeguarsi alle nuove normative e ai controlli della Covip.

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22 ottobre 2005 - Il Giornale di Vicenza/L'Arena


Mentre l’Ania rilancia il no alle scelte del governo, scendono in piazza le sigle non confederali eccetto la Cobas
Previdenza bloccata e protesta sul Tfr
Le organizzazioni di base contro il decreto e il precariato

Roma - L’Ania rilancia il no al decreto attuativo voluto dal ministro Roberto Maroni dopo aver sollevato il problema di una insufficiente copertura finanziaria. E i sindacati di base scendono sul piede di guerra. Basta alla precarietà, no alla riforma del tfr e impegno per il diritto al reddito e la redistribuzione della ricchezza. Ecco le ragioni dello sciopero generale organizzato ieri che ha portato in piazza a Roma oltre 50 mila lavoratori. Nelle fabbriche, nelle scuole, negli uffici, secondo le prime stime, circa il 15% dei lavoratori, cioè oltre un milione, ha incrociato le braccia. «Dopo diversi anni - ha commentato Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale del Cub - oggi è stata l’occasione per tornare a organizzare una manifestazione unitaria del sindacalismo di base».
Alla protesta, in effetti, erano presenti tutte le sigle dei sindacati di base, dall’Unicobas (presente nella scuola) alla Sincobas (meccanici), dall’Usi-Ait al Cub, dal Sult e al Cnl.
Unica grande organizzazione assente è stata il Cobas, che sembra invece aderirà alla protesta del 25 novembre programmata dai sindacati confederali. La riforma del tfr, con un no forte ai fondi chiusi, è stato il tema principe di ieri. Ma la protesta è nata soprattuto per far sentire la voce del sindacalismo di base in tutti i temi caldi del lavoro. «La manifestazione - chiarisce Leonardi - testimonia la disponibilità ampia del settore a battersi sulle questioni fondamentali del lavoro».
Al corteo organizzato a Roma hanno partecipato lavoratori provenienti da tutta Italia. Erano presenti inoltre rappresentanti di tutti i settori, dai tessili al pubblico impiego, dalla scuola ai metalmeccanici, con una forte delegazione dei lavoratori Fiat. «Alla nostra chiamata - commenta Paolo Sabbatini, coordinatore del SinCobas - il Paese ha risposto al di sopra delle nostre aspettative. A Roma, nonostante il maltempo e nonostante sia stata negata la protesta dei lavoratori dei trasporti, eravamo oltre cinquanta mila», tra i quali una delegazione di circa 150 lavoratori immigrati.
Anche la partecipazione allo sciopero ha lasciato soddisfatti le sigle del sindacalismo di base. Le prime stime parlano di oltre un milione di lavoratori. Buona la percentuale dei dipendenti della scuola che, secondo Stefano D’Errico, segretario nazionale dell’Unicobas, hanno incrociato le braccia. «È ancora presto per avere dati certi - spiega il sindacalista - ma reputiamo che in tutto il Paese l’adesione nei vari settori, che è stata capillare, è stata intorno al 15%, con punte del 40% in alcune aree metropolitane».
Intanto a Melfi si profila la firma di un’ipotesi di accordo da sottoporre a referendum fra i lavoratori, così da ottenere il «via libera» alla conclusione dell’ intesa. Ecco la proposta per sbloccare la trattativa fra Fiat e sindacati sui turni e il futuro dello stabilimento di Melfi (Potenza), dove si produce la Grande Punto. 

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22 ottobre 2005 - Gazzetta del Mezzogiorno


A Roma, nonostante il maltempo, 50mila persone contro precarietà e riforma
Tfr, sindacati di base in piazza stop di un milione di lavoratori


ROMA - Basta alla precarietà, no alla riforma del tfr e impegno per il diritto al reddito e la redistribuzione della ricchezza. Sono le ragioni dello sciopero generale organizzato dai sindacati di base che ha portato in piazza a Roma, nonostante il maltempo, oltre 50mila lavoratori. Nelle fabbriche, nelle scuole, negli uffici, secondo le prime stime, circa il 15% dei lavoratori, cioè oltre un milione, ha incrociato le braccia. «Dopo diversi anni - ha commentato Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale del Cub - è stata l'occasione per tornare a organizzare una manifestazione unitaria del sindacalismo di base». Alla protesta, in effetti, erano presenti tutte le sigle dei sindacati di base, dall'Unicobas (presente nella scuola) alla Sincobas (meccanici), dall'Usi-Ait al Cub, dal Sult e al Cnl. Unica grande organizzazione assente è stata il Cobas, che sembra invece aderirà alla protesta del 25 novembre programmata dai sindacati confederali. La riforma del tfr (ieri nel Consiglio dei ministri non se ne è parlato), con un no forte ai fondi chiusi, è stato il tema principe. Ma la protesta è nata soprattuto per far sentire la voce del sindacalismo di base in tutti i temi caldi del lavoro. «La manifestazione - chiarisce Leonardi - testimonia la disponibilità ampia del settore a battersi sulle questioni fondamentali del lavoro. Questioni che devono essere messe al centro della politica». Al corteo organizzato a Roma hanno partecipato lavoratori provenienti da tutta Italia, con folti gruppi dalla Sicilia, dalla Campania, dalla Liguria. Erano presenti inoltre rappresentanti di tutti i settori, dai tessili al pubblico impiego, dalla scuola ai metalmeccanici, con una forte delegazione dei lavoratori Fiat. «Alla nostra chiamata - commenta Paolo Sabbatini, coordinatore del SinCobas - il Paese ha risposto al di sopra delle nostre aspettative. A Roma, nonostante il maltempo e nonostante sia stata negata la protesta dei lavoratori dei trasporti, eravamo oltre cinquanta mila», tra i quali una delegazione di circa 150 lavoratori immigrati. Anche la partecipazione allo sciopero ha lasciato soddisfatti le sigle del sindacalismo di base. Le prime stime parlano di oltre un milione di lavoratori. Buona la percentuale dei dipendenti della scuola che, secondo Stefano D'Errico, segretario nazionale dell'Unicobas, hanno incrociato le braccia. «E' ancora presto per avere dati certi - spiega il sindacalista - ma reputiamo che in tutto il Paese l'adesione nei vari settori, che è stata capillare, è stata intorno al 15%, con punte del 40% in alcune aree metropolitane». Qualche polemica da parte dei sindacati arriva infine sul modo in cui i media hanno seguito l'evento: l'oscuramento nei giorni scorsi è stato definito «pressochè totale».  


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22 ottobre 2005 - La Provincia


la protesta - Tfr e precarietà In piazza a Roma 50mila autonomi


ROMA - Basta alla precarietà, no alla riforma del tfr e impegno per il diritto al reddito e la redistribuzione della ricchezza:sono le ragioni dello sciopero generale organizzato ieri dai sindacati di base che hanno portato in piazza a Roma, nonostante il maltempo, oltre 50 mila lavoratori. Nelle fabbriche, nelle scuole, negli uffici, secondo le prime stime, circa il 15% dei lavoratori, cioè oltre un milione di persone, ha incrociato le braccia. «Dopo diversi anni - ha commentato Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale del Cub - è stata l'occasione per tornare a organizzare una manifestazione unitaria del sindacalismo di base». Alla protesta, in effetti, erano presenti tutte le sigle dei sindacati di base, dall'Unicobas (presente nella scuola) alla Sincobas (meccanici), dall'Usi-Ait al Cub, dal Sult e al Cnl. Unica grande organizzazione assente è stata il Cobas, che sembra invece aderirà alla protesta del 25 novembre programmata dai sindacati confederali. La riforma del tfr, con un «no» forte ai fondi chiusi, è stato il tema principe di ieri. Ma la protesta è nata soprattutto per far sentire la voce del sindacalismo di base in tutti i temi caldi del lavoro.  
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22 ottobre 2005 - Il Gazzettino

Udine - Partecipazione allo sciopero scuola


Udine - «Anche nella nostra provincia lo sciopero generale della scuola ha visto una significativa partecipazione da parte del personale docente ed Ata» afferma Mauro De Agostini del coordinamento regionale del Cub scuola. «In mattinata una delegazione friulana ha partecipato, insieme agli altri lavoratori pubblici e privati, alla manifestazione nazionale a Roma e la mobilitazione proseguirà con nuove iniziative nei prossimi mesi». La protesta indetta da Cub, Usi-Ait, Cib, Unicobas, Sincobas, Sult e Cnl riguardava anche il settore sanitario ma l'impressione è stata quella di una bassa partecipazione in corsia: all'Ospedale S.Maria di Udine nella mattinata risultavano 41 aderenti su 2923 dipendenti, pari all'1.4 per cento (si trattava ancora di un dato provvisorio, dato che si lavora a turni e non tutti si erano ancora recati a prendere servizio).
Quanto ai trasporti, dopo la precettazione da parte del ministro, gli autoferrotranvieri erano stati invitati a lavorare con un nastro nero al braccio e quelli liberi dal servizio hanno dato vita a un presidio a Trieste.

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