Caro Chiamparino,


Nel febbraio 2004, Ti difesi pubblicamente contro le accuse di mancato sgombero neve durante una massiccia precipitazione. Presi questa decisione perché ritengo importante cercare di essere obiettivi e sforzarsi di capire quando le cose sono giuste o sbagliate. Ora ti chiedo indietro il favore. Ti chiedo di valutare con coscienza la questione dell'opposizione al TAV in Valsusa, lasciando perdere la propaganda retorica fatta di "opera strategica", "occasione di sviluppo", "corridoio internazionale". 


Parole vuote, mancano i numeri che dimostrano effettivamente quali siano i vantaggi. Invece di numeri sugli svantaggi in questi anni se ne sono accumulati assai, messi nerou bianco da professionisti e docenti universitari (www.notavtorino.org). Ma si fa di tutto per non accettare la loro discussione. Ci sono molte contraddizioni nel sostenere - destra e sinistra insieme - questa "grande opera". 


In genere si dice che la politica ha la vista corta, pochi mesi o al massimo pochi anni. Per questo non si investe sulle energie rinnovabili, sul risparmio energetico, sul risanamento dell'assetto idrogeologico, sulla pianificazione urbanistica, sulla ricerca scientifica. Strano che per il TAV, opera che sarebbe pronta tra oltre 15 anni, si sia invece tutti cosi solerti... C'è qualcosa sotto. 


Intanto la "nobile Torino" e' un colabrodo. Come ci si puo' agitare cosi tanto per far partire un'opera faraonica che sfregia le Alpi e manganella le persone, quando non si riesce a dimostrare nemmeno di saper chiudere piccoli cantieri aperti da decenni, come il passante ferroviario? Ogni volta che vado in studio Rai a Milano, osservo sconsolato il degrado di Porta Susa, i rifiuti, il cantiere infinito di corso Inghilterra, un biglietto da visita triste, altro che citta' olimpica. Si dimostri di saper risolvere prima l'ordinario dello strordinario. 


Il Tav e' un progetto fuori luogo nel contesto morfologico del territorio italiano. E' un simbolo di una voracita' ambientale infinita che le leggi fisiche non permettono piu' di sostenere a lungo. Chi percorre l'autostrada Torino-Milano vede oggi la nuova linea TAV che e' uno scempio geografico, una muraglia opprimente di calcestruzzo che chiude il guardo a sud per 100 km. Un atto d'arroganza
tecnologica per guadagnare mezz'ora. Centocinquantanni fa la ferrovia ancora oggi in servizio, assai meno invasiva, ridusse quel viaggio da quattro giorni a quattro ore. Miglioriamo il servizio che gia c'e', fatto oggi di zecche e di ritardi sistematici. E' un problema di rapporto costi-benefici.   


Sette miliardi di euro per un inferno di cemento che scempia i migliori terreni risicoli d'Europa. 


Torino e il Piemonte non saranno lastricate d'oro ne' grazie a questo o a quel nuovo treno "veloce". Invece potranno trovare nuove opportunità nell'elaborazione di un nuovo modello di sviluppo meno invasivo, gia' suggerito da un grande manager Fiat torinese, troppo presto dimenticato: Aurelio Peccei. Si', proprio lui, il fondatore del Club di Roma, promotore dello studio MIT sui limiti dello sviluppo. E' un libro del 1972, in biblioteca si trova, e Tu che sei un forte lettore, so che andrai a riprenderlo. Vedrai che abbiamo di fronte problemi assai più impellenti del TAV.
 
Luca Percalli  
Da “il manifesto” 6 novembre 2005

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