IN MIGLIAIA CONTRO LA TORINO-LIONE, CONCLUSO IL CORTEO
  

16 novembre 2005

TORINO - Si è conclusa la manifestazione della Valle di Susa contro la linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. "Organizzeremo una nuova iniziativa a Torino, fra dicembre e gennaio", ha detto il presidente della Comunità Montana della Bassa Valle di Susa, Antonio Ferrentino, nell'intervento conclusivo nella piazza di Susa. Prima, però, ci sarà la manifestazione nell'ambito dello sciopero generale del 25 novembre contro la Finanziaria, nella quale - ha raccomandato Ferrentino - la questione Tav dovrà essere visibile perché non si tratta di una battaglia localistica, ma di un problema nazionale e non si può decidere senza rendere protagonisti gli abitanti.

Nei prossimi giorni Ferrentino proporrà ai sindaci della valle di scrivere una lettera al prefetto e al questore perché vengano ritirate le forze dell'ordine dal territorio. Dalla piazza di Susa molti stanno sfollando, ma alcune migliaia di giovani sono rimasti ad ascoltare il concerto di vari gruppi musicali fra i quali Subsonica e Statuto.
Il blocco della circolazione ferroviaria, secondo quanto ha riferito Trenitalia, è durato solo poco più di mezz' ora. Poi sulla Susa-Bussoleno il traffico è tornato alla normalità.

'Questa manifestazione ha avuto un successo straordinario: sono state rappresentate tutte le categorie sociali e del mondo del lavoro. Fino a pochi mesi fa non era immaginabile neppure una presenza di 5.000 persone, oggi invece sono 80mila' , hanno spiegato gli organizzatori. La scritta No-Tav e' dappertutto: sulle bandiere e sui palloncini bianchi e rossi, ma anche sui pali della luce, sui muri delle strade. I negozi sono tutti chiusi e, sulle serrande, un biglietto spiega: ''per una valle viva oggi sciopero no-Tav''. Ferme anche molte fabbriche, come l'Azimut dove le Rsu hanno appeso la bandiera No-Tav.

Accanto ai cittadini della valle hanno sfilato Legambiente con i suoi palloncini gialli, l'Arci con quelli rossi, Wwf, Emergency, la Fiom con il segretario generale Gianni Rinaldini, la Coldiretti, le Rsu del Politecnico, la Cub, delegazioni di lavoratori e ambientalisti da tutta Italia. C'erano i Verdi con il leader Alfonso Pecoraro Scanio, i Comunisti Italiani e  Rifondazione Comunista.

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NON ROMPETECI LA VALLE


70 mila contro la Tav
Come un fiume in piena gli oppositori dell'alta velocità sfilano da Bussoleno a Susa. Fabbriche ferme, negozi chiusi e scuole vuote per lo sciopero generale osteggiato dai confederali e vietato dalla Commissione di garanzia

ORSOLA CASAGRANDE
 
Un fiume in piena. E' questa l'immagine più ricorrente tra le mille facce che si guardano intorno, incrociano sguardi, sorridono. La soddisfazione è palpabile. Nessuno si aspettava un'adesione così massiccia allo sciopero generale della val Susa chiesto dai lavoratori, sostenuto dai sindaci, dalla Fiom, dai Cobas, dalla Cub, da pezzi di Cgil. Ma soprattutto fatto da quei settantamila, forse di più, che ieri hanno pacificamente invaso la valle. Per dire che da lì l'alta velocità non passerà. Ma non per un problema di principio, o per ostinazione. Ma perché le alternative ad una grande opera così nociva per l'ambiente e la salute, ci sono e sono pure molto meno costose. Lo striscione che apre il corteo è semplice, riprende lo slogan dei cittadini: «No Tav oggi per vivere domani». Dietro ci sono i bambini delle scuole elementari e gli studenti.
A simboleggiare il futuro di una valle che non se la sta passando troppo bene per mille altri motivi (economici soprattutto) e che chiede a gran voce di poter vivere, possibilmente bene. Arrivando a Bussoleno lungo la statale che da Torino attraversa la valle si ha chiara la sensazione, fin dalle prime ore del mattino, che questa sarà una giornata memorabile. Man mano che ci si inoltra nella valle ci si rende conto che tutto è chiuso, e non per l'ora.
I cartelli affissi ad ogni singolo negozio e abitazione parlano chiaro: «Chiuso per partecipazione allo sciopero generale». Sono chiusi i benzinai, le edicole, le farmacie (che hanno affisso un cartello con una variante, aggiungendo che i medici al primo posto mettono la salute dei cittadini), i negozi. Ma sono chiusi anche gli uffici della Spi Cgil e dell'Inca Cgil, nonostante la confederazione a livello di vertice abbia detto no a questo sciopero.
Ma lo sciopero è un diritto dei lavoratori che dell'indicazione dei vertici ieri si sono letteralmente disinteressati. Infatti in piazza la prima cosa che raccontano gli operai della Fiom è il successo straordinario in ogni stabilimento. «Ci hanno telefonato - dice un delegato - da una fabbrica senza sindacato, per chiederci qual era la voce della busta paga per giustificare lo sciopero». Perché le fabbriche della val Susa sono rimaste ferme, praticamente tutte. «In alcune - dice un altro lavoratore - è stato addirittura il padrone a tenere ferme le macchine».
E già. Perché questo è stato lo sciopero di una comunità intera, senza distinguo. Unita nella protesta e nella capacità di controproposta. Questa è forse la grande discriminante in tutta questa vicenda: qui la gente ha fatto i conti bene. Ha calcolato pro e contro scientificamente. E poi ha fatto delle proposte alternative. «Non siamo mica ottusi», sintetizza bene un'arzilla signora per nulla preoccupata degli otto chilometri che l'attendono per arrivare a Susa.

I sindaci, che sono un po' il braccio di questo movimento perché l'anima sono i cittadini, hanno preparato tutto meticolosamente. I 36 gonfaloni hanno sfilato a metà corteo salutati da applausi calorosi, a dimostrazione di una solidarietà che è davvero la caratteristica principale di questo movimento. La piazza del mercato di Bussoleno è strapiena, e sono solo le 10. Trabocca, letteralmente. O meglio, straripa e infatti rivoli di persone si riversano nelle vie intorno alla piazza in attesa di confluire sul ponte che li farà entrare sulla statale per Susa, destinazione finale.
C'è Legambiente, ci sono le bande quelle ufficiali e quelle improvvisate in un mix intrigante fatto di «Addio Lugano Bella» e «Bella ciao» versione Modena City Ramblers. C'è il furgone del centro sociale Askatasuna che per l'occasione «montana» ha lasciato il posto ad un trattore da cui viene sparata a mille «Stalingrado» degli Stormy Six, seguita da quello che è un po' l'inno della val Susa contro la Tav, cantato dagli Egin. Dietro all'Askatasuna i comitati no Tav, e più in là i ragazzi del centro di documentazione Porfido di Torino.

Passano i veneti: sono in duecento con uno striscione che dice no alle grandi opere. Ci sono quelli di «no ponte» giunti dalla Calabria e dalla Sicilia. Ci sono i napoletani, c'è don Vitaliano della Sala. C'è Rifondazione (sono venuti Vittorio Agnoletto da Strasburgo e Paolo Ferrero da Roma), ci sono i Comunisti italiani e i Verdi che tanto si sono spesi in questa valle per rilanciare la proposta alternativa alla Tav. La Fiom ha un grande spezzone di corteo. Del resto i lavoratori sono usciti tutti dalle fabbriche. Ci sono Gianni Rinaldini e Giorgio Cremaschi.
Cosimo Scarinzi della Cub
è estasiato dalla partecipazione incredibile di questa giornata. «Vincere in val Susa è fondamentale - dice - per rafforzare il movimento generale contro le nocività, che lega il diritto dei lavoratori e delle lavoratrici a un lavoro garantito e volto alla produzione di beni e servizi utili alla societàà a quello di tutti i cittadini per la qualità della vita e dell'ambiente». Ci sono centinaia di famiglie, bambini al seguito, tutti con la loro bandiera no Tav. Ci sono i Cobas e Alp, il sindacato di Pinerolo, i vigili del fuoco. Da Torino sono venuti in tantissimi, lavoratori del pubblico impiego che hanno sfidato il divieto a scioperare imposto dalla commissione di garanzia.

Il corteo procede. Gli otto chilometri non si sentono sulle gambe: c'è troppo entusiasmo. Ed è un entusiasmo contagioso. I volti sorridenti dicono una cosa sola: la val Susa ha vinto. C'è il gruppo Abele, ci sono mille associazioni, c'è l'Arci. Impossibile nominarli tutti, ma il presidente della Comunità montana Ferrentino li ringrazia a Susa, sul palco degli interventi e dei concerti. Dove si arriva dopo tre ore di marcia sostenuta (sarà stato l'entusiasmo). Non è stato certo un corteo stanco: niente soste, il passo imposto da chi evidentemente queste montagne le solca in lungo e largo.
Non manca il ricordo dei tanti partigiani che in questa valle sono morti. Perché la comunità valsusina ha una storia importante e ne va fiera. A Susa i settantamila arrivano soddisfatti e sorridenti com'erano partiti: tutto è andato liscio, come si sapeva sarebbe stato. E le cassandre velenose della vigilia sono state smentite. Dalla val Susa il messaggio a Roma e alle amministrazioni regionale e provinciale: escludere le comunità dalle decisioni importanti non è cosa da fare. Ci rifletteranno (forse) la presidente Mercedes Bresso e il presidente Antonio Saitta. 

Dal “manifesto” 17 nov 05

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