L'Argentina dice addio ai fondi pensione, Kirchner torna alla previdenza pubblica

Tornano le pensioni pubbliche in Argentina.
Ora che il modello neoliberista puro in Sud America non va più di moda e il povero Carlos Menem ('89-'99), quello che si vantava d'avere "relazioni carnali con gli Stati Uniti", è solo un patetico ferro vecchio con riporto dell'era pizza e champagne, anche per i fondi previdenziali è arrivata l'ora del restyling.
Nestor Kirchner ha proposto, e fatto già passare al Senato, una legge che sotterra la normativa con cui nel 1993 Menem privatizzò il sistema pensionistico. Il presidente, peronista abbastanza da poter presentare la nuova misura come una accorata difesa del ruolo dello Stato nella vita pubblica, ha scelto di giocarsi questa carta come prima mossa in vista delle elezioni di ottobre alle quali correrà al suo posto l'agguerrita moglie Cristina.
Parlare di pubblico porta voti nella Buenos Aires del dopo crisi, dove destra e sinistra, eternamente mescolate nel gorgo opaco dell'eredità del generale Peron, possono disputarsi consensi su tutto ma non sull'ovvio: l'epoca delle privatizzazioni di Stato va condannata in blocco, non c'èè nulla da salvare.
Nessuno se la sente di difendere la normativa con cui, durante le svendite per quattro spiccioli del patrimonio statale argentino, fu reso obbligatorio (con un ingannevole sistema di silenzio-assenso) il passaggio dal sistema previdenziale pubblico a quello privato senza Possibilità à di tornare indietro.
Le Administradoras de fondos de jubilaciones y pensiones, le misteriose e ricchissime Afjp, sono oggetto d'odio per la piccola borghesia lentamente scivolata in miseria e abbondantemente maggioritaria nel Paese.
Come conseguenza della legge del '93 che oggi viene cancellata, infatti, milioni di lavoratori furono consegnati nelle mani delle esosissime Afjp senza averlo scelto.
Le compagnie private sono undici e quasi tutte proprietà del gruppo Santander (padrone del Banco Rio, uno dei più ricchi di Buenos Aires) e del Banco Frances.
Hanno undici milioni e mezzo di affiliati a fronte dei due scarsi (quasi tutti poveri) rimasti nel sistema pubblico. Quattordici anni dopo, gli argentini torneranno quindi a poter scegliere tra il sistema dei fondi privati o la vecchia pensione pubblica.
La legge in via di approvazione in Parlamento prevede sei mesi di tempo per tornare alla pensione statale. La decisione potrà esser cambiata ogni cinque anni, ma sarà definitiva a dieci anni dal raggiungimento dell'età pensionabile.
I lavoratori che hanno meno dell'equivalente di cinquemila euro accantonato nei fondi privati verranno d'ufficio trasferiti al sistema statale. Prevedibile che i ricchi rimarranno nelle Afjp, ma anche che l'esercito dei salariati mal pagati tornerà di corsa nel pubblico. Non è la prima volta che Kirchner gioca una partita dura con i fondi pensione.
Già nel 2003, durante la complessa ristrutturazione del debito pubblico con i creditori interni, l'allora neopresidente impose una rinegoziazione dei bonos in mano alle Afjp, offrendo loro un prezzo migliore di quello proposto agli altri creditori, ma comunque un cattivo prezzo. I fondi accettarono. Non avrebbero potuto fare altrimenti. S'erano ritrovati in mano la carta straccia delle quote del debito pubblico acquistate, su pressione di Menem, dieci anni prima.
Il contratto prevedeva la rinuncia a qualsiasi azione giudiziaria futura contro lo Stato. In quel tritacarne finirono 800mila lavoratori, tagliati fuori perché non erano riusciti a pagare la quantità di contributi necessari a poter riscuotere la pensione. Ora Kirchner si presenta loro come il supereroe della riscossa: potranno tornare al pubblico e godere dei contributi versati. Mossa elettorale astuta che però non risolve i problemi non piccoli della maggior parte dei lavoratori argentini, tutti rigorosamente in nero, lavoratori non contribuenti che superano il 50% del totale dei reali occupati.
L'esercito degli invisibili, condannato a contorsionismi da flessibilità esasperata e precario a tempo indeterminato, rimane in attesa dei miracoli della campagna elettorale. Dalla partita resta comunque fuori l'esercito dei sottoccupati e dei lavoratori al nero, il 50 per cento del totale è privo di qualsiasi copertura Quattordici anni dopo le riforme liberiste di Menem gli argentini possono tornare a scegliere.
Nel frattempo, in 800mila hanno perso i loro risparmi

di Angela Nocioni

da "Liberazione" del 21 2 2007 

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