Gli autonomi Cub, nati nel ‘92, hanno 144 sedi e 16 federazioni Rappresentano 800 mila lavoratori Cgil, Cisl e Uil sono avvisate
Ecco che s'avanza un sindacato cubista, forte perché precario


Roma.
Il sindacato che più ha contribuito a far esplodere la questione precari è l'organizzazione di base nel pubblico impiego Rdb che aderisce alla confederazione degli autonomi Cub con sempre maggiori consensi tra gli statali. L'azione di Rdb, che ha superato la soglia del 5 per cento in tessere e voti, da un lato ha spiazzato la triplice sindacale e dall'altro lato ha trovato eco tra i partiti della sinistra.
Spiega al Foglio Pier-paolo Leonardi, numero uno di Rdb e uno dei sei segretari confederali della Cub: "La nostra lotta per stabilizzare gli statali inizia nella metà degli anni Novanta, organizzando la protesta dei lavoratori socialmente utili (Isu), ed è proseguita in tutti questi anni fino alla manifestazione dello scorso 6 ottobre che ha avuto un successo anche per noi inatteso". Leonardi, comunque, è "cautamente ottimista" sull'esito dell'emendamento alla Finanziaria, viste le reazioni contrarie che nei settori moderati dell'Unione sta suscitando la proposta.
Per questo il leader della Rdb attende di leggere la versione definitiva del provvedimento, "perché noi ci opporremo a operazioni che snaturerebbero la portata della manovra nel caso in cui non si preveda l'impegno a non creare nuovo precariato o che si subordini l'assunzione all'espletamento dei concorsi pubblici. Questo perché nei concorsi solo una piccola parte è riservata agli interni".
L'avanzata del sindacato di base Cub, che rappresenta oltre il 90 per cento della galassia dei cobas, non si registra solo nel pubblico impiego ma anche nei settori privati, mietendo sempre più consensi degli iscritti della triplice. Basti pensare ai fischi ricevuti dai leader di Cgil, Cisl e Uil a Mirafiori e all'adesione della Fiom ad alcune manifestazioni della Cub.
La Cub, nata nel '92 raccogliendo i critici e gli scontenti di Cgil, Cisl e Uil, rappresenta poco meno di 800 mila lavoratori, ha 144 sedi in tutt'Italia ed è guidata da sei coordinatori nazionali: Giampiero Antonini (trasporti), Umberto Pascetti (servizi), Walter Montagnoli (commercio), Cosimo Scarinzi (scuola), Pierpaolo Leonardi (statali) e Piergiorgio Tiboni (meccanici).
Quest'ultimo è considerato il leader, anche se i due segretari confederali con poteri di firma sono Montagnoli e Leonardi.
Tiboni nei primi anni Novanta capeggiò la scissione in seno ai metalmeccanici della Cisl nell'area milanese che condusse poi con altre realtà sindacali alla nascita della Cub, che ora è una costellazione di 16 federazioni.
In questi giorni è sugli scudi il Sallca-Cub che ha attaccato i nove sindacati che hanno firmato l'accordo con i vertici di Banca Intesa e San Paolo che prevede una corsia preferenziale per i figli di quei dipendenti che rinunceranno agli incentivi economici previsti per gli esuberi: "Assunzioni dinastiche di stampo medievale", ha criticato il Sallca-Cub di Intesa e San Paolo guidato da Marco Schincaglia.
Spiega al Foglio il segretario confederale Cub, Walter Montagnoli: "A unire gli iscritti al Cub sono alcuni punti: diciamo no in particolare alla concertazione governativa che ha svilito il ruolo delle maggiori centrali sindacali, rendendole subalterne al padronato e ai governi, e corresponsabili di scelte macroeconomiche.
Mentre ci battiamo per la redistribuzione del reddito a favore di lavoratori e pensionati, contro lo scippo del tfr, e siamo a sfavore dell'allungamento dell'età pensionabile".
Sulla prospettiva dell'assunzione di tutti i precari statali, Montagnoli si dice ovviamente favorevole ma ricorda anche che "resterebbe il problema dei circa 3 milioni di precari nel privato, una situazione che provocherebbe di fatto una sperequazione tra lavoratori".

"Gli Autonomi CUB"
da “Il foglio quotidiano” Mercoledì ì 13 dic 2006 

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