FINANZIARIA: Non abbattere ma stabilizzare il debito pubblico: Intervista a Riccardo Realfonzo Professore Ordinario nell' Università del Sannio, Dipartimento di Analisi dei Sistemi Economici e Sociali


di Alessandro Ambrosin

Riccardo Realfonzo è il promotore dell'appello degli economisti per la stabilizzazione del rapporto tra debito pubblico e pil.
Un appello che da luglio continua ad incrementare adesioni tra i massimi esponenti nel campo economico. Per i firmatari questa proposta diventa una svolta necessaria orientata verso uno sviluppo ed un'equità nel pieno rispetto dei vincoli di sostenibilità à delle finanze pubbliche.

Professore Realfonzo, rispetto all'appello da Voi promosso e il documento programmatico finanziario 2007 a grandi linee quali sono le differenze sostanziali?

Le differenze sono molte. Soprattutto il Dpef propone un piano di abbattimento del debito pubblico. Il debito dovrebbe essere ridotto di 8 punti di Pil nel giro della legislatura. Noi non siamo degli apologeti del debito pubblico. Ma facciamo notare che non esiste nessuna ragione per procedere a questo abbattimento del debito e che questo tipo di politica non è opportuna nelle condizioni in cui si trova l'economia italiana. Sarebbe molto meglio tenere sotto controllo il debito - cioè stabilizzarne il valore rispetto al Pil - e utilizzare tutte le risorse disponibili per rilanciare un modello di sviluppo più equo e più equilibrato sul piano territoriale e ambientale.
Quali processi sono necessari perchè la vostra proposta sia accolta positivamente dal mondo politico?
Sarebbe necessario che le forze politiche della sinistra, le più sensibili alle nostre posizioni, lo facciano proprio. Abbiamo ricevuto molti attestati di stima e apprezzamenti. Alcuni esponenti del governo hanno fatto proprie le nostre posizioni ma evidentemente ciò non è ancora sufficiente.
Quai sono le maggiori difficoltà di ottenere un consenso piu' largo sul vostro piano di stabilizzare il debito pubblico?
Ci sono molti fattori. Dal controllo dei media all'ignoranza di certa parte del ceto politico.
Anche la sinistra presenta nuove strategie economiche e poi si lascia influenzare dal mercato capitalista? Perchè non si vuole uscire da questo pensiero unico?
Non dovrebbe chiederlo a me. Io sono uno studioso eterodosso, cerco di proporre una critica del capitalismo. Provo a salire sulle spalle dei giganti.
Nei dibattiti pre-elettorali il governo Prodi aveva promesso un abbattimento di alcuni punti, fino a 5, del cuneo fiscale. Secondo Lei è stata una pura campagna demagogica, o ci sono le premesse perchè cio' possa concretizzarsi?
La finanziaria approvata dal governo ha ridimensionato la manovra del cuneo fiscale. Staremo a vedere cosa accade in Parlamento. Sottolineo pero' che non si tratta di una manovra da cui dovremo attenderci molto. Infatti è una operazione volta a ridurre il costo del lavoro e che quindi ci ripropone ancora una volta - come le vechie svalutazioni competitive - un tentativo di rilanciare la competitività del Paese attraverso un abbattimento dei costi di produzione. Si tratta di un modello di competività da costi che ci ha fatto perdere solo spazi nel commercio internazionale e che produce iniquità e catastrofe ambientale. Dovremmo invece "saltare" su un modello di competitività giocato sulle nuove tecnologie. 
Come si prevede di creare un' equilibrio di equità fiscale tra lavoratori dipendenti, autonomi e liberi professionisti?
Sul piano fiscale la questione è principalmente nel portare avanti una seria lotta all'evasione e all'elusione. Una cosa tecnicamente possibile ma che non dà grandi risultati nel brevissimo periodo.
In Italia per risanare i conti pubblici si parla molto di lotta all'evasione. Secondo Lei, quali sono gli strumenti piu' idonei ed efficaci per colpire l'evasione fiscale?
Su questo piano credo che Visco non stia lavorando male. Gli studi di settore sono importanti e poi sono importanti gli incroci sui dati bancari e l'accesso a consumi di lusso.
A partire dal dissenso espresso dai comuni, dal mondo scolastico e dal mondo produttivo dei lavoratori, crede che questa finanziaria a lungo termine possa essere una via risolutrice, oppure è solo un palliativo temporaneo?
Questa finanziaria non risolve molto. La revisione dell'Irpef è certamente molto positiva, soprattutto su un piano "simbolico", perchè inverte la direzione di marcia rispetto al governo Berlusconi. Poi nella sostanza si tratta di benefici contentuti che andranno quasi solo alle famiglie monoreddito con più figli. Il problema di questa finanziaria è che non fa molto per lo sviluppo e pone al centro la questione della "manovra correttiva", del "risanamento" dei conti pubblici. E invece sarebbe necessario limitarsi a controllare il debito. In sostanza intendo dire che si potrebbero destinare molte meno risorse al "risanamento" e molte di più per l'equità e lo sviluppo.
Un ultima domanda. Il vostro appello è rivolto al mondo accademico e politico. Credo che una strategia sia anche quella di coinvolgere le persone che non appartengono a questi mondi ma che vogliono sulla fiducia dare un contributo verso un cambiamento.
Come possono operare in merito?

Il nostro appello parte dal mondo accademico, ma è rivolto a tutti i cittadini. Chiunque può diffonderlo e chiunque può sottoscriverlo. Inseriamo le sottoscrizioni di non-economisti nella sezione new del sito www.appellodeglieconomisti.com.

Wednesday, October 25, 2006 2:00 PM

 

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