7254.gifLa Finanziaria 2006 divide il Cnel: è la prima volta che l'ENTE BOCCIA LA MANOVRA - CONTRO anche il voto della CUB

Da “Il Riformista” del 27 ottobre 2006

Anche al Cnel non piace la finanziaria del governo
Il governo - o, per meglio dire, le forze sociali che ne sostengono l'azione, in particolare sulla legge finanziaria - è riuscito ad «andare sotto» e, in buona sostanza, a farsi bocciare la manovra economica, varata lo scorso 29 settembre in seno al consiglio dei ministri, persino dal Cnel.
E cioè da quel "parlamentino" di forze economiche, sociali e produttive (il Consiglio nazionale dell'Economia e del Lavoro) che dovrebbe, per costituzione (articolo 99), rappresentare «l'organo di consulenza delle Camere e del governo».
E anche se l'istituzione risale al 1957, composizione e attribuzioni sono state disciplinate solo nel 1986, gode di «iniziativa legislativa» (mai attuata) e «può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale entro i limiti stabiliti dalla legge».
Ora, al di là delle polemiche, nemmeno troppo sotterranee che parlano, da anni, di un organo «pletorico e inutile» (i membri del Cnel sono 121, il consiglio resta in carico cinque anni) e di una presidenza equiparata a un «cimitero di elefanti» (nominato, al di fuori dei componenti, con decreto del presidente della Repubblica, penultimo presidente del Cnel è stato l'ex segretario della Uil Pietro Larizza, da poco lo è l'ex ministro alle Attività produttive, il forzista Antonio Marzano), resta il punto: persino il Cnel ha bocciato la finanziaria.
Ma conviene raccontare i fatti con ordine. L'altro giorno, dopo interminabili e accese discussioni, e nonostante un lavorìo diplomatico durato settimane, il fronte dei "cnellini" favorevoli alla manovra del governo (Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, ma questi ultimi due soggetti più per dovere d'ufficio che per convinzione) ha sottoposto all'assemblea plenaria, per l'approvazione, un testo che dava un sostanziale via libera alla finanziaria.
Il fronte degli scontenti - sia del testo che della manovra varata dal governo - ha fatto fuoco e fiamme, però, impedendo che il testo con il parere ufficiale del Cnel venisse approvato e trasmesso, come prescrive la legge, alle Camere e al governo.
E come è già successo con il Dpef. «Di solito si cercano mediazioni e formulazioni comuni ma il fronte dei favorevoli non ha voluto sentire ragioni e ci ha sottoposto un testo inaccettabile», racconta al Riformista un autorevole esponente del Cnel, che preferisce mantenere l'anonimato. «A quel punto le voci critiche sono diventate un coro e il risultato è stata la bocciatura del testo favorevole al governo».
A parlare contro la finanziaria sono stati in tanti: da sindacati minori ma puntuti, come l'Ugl e le Rdb-Cub, fino a quasi tutti gli esponenti dell'associazionismo, del terzo settore e delle professioni. Da Confcooperative alla Coldiretti, dalla Confapi all'Ania (le assicurazioni), da Confservizi (diretta dal cislino e margheritino Raffaele Morese) all'associazione che tutela le libere professioni. Persino alcuni dei dodici esperti (che vengono scelti, come prescrive la legge, «fra qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica») hanno negato il loro assenso.
A difendere il testo, predisposto dal relatore di maggioranza, il responsabile economico della Cgil Beniamino Lapadula, sono rimasti solo Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. Che hanno la maggioranza dei rappresentanti in seno al consiglio (una quarantina in totale sui 44 rappresentanti dei lavoratori), ma che non hanno potuto fare altro che prendere atto della sconfitta subita. Tra i voti mancanti, dunque, ci sono quasi tutti i rappresentanti del lavoro autonomo (18), molti tra i 37 rappresentanti delle imprese (Confindustria ne ha 10) e tra i 10 rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato, che al Cnel sono entrate di recente.
Morale: il Cnel non ha inviato, per la prima volta nella sua storia, un parere unanime, a governo e parlamento, ma una miriade di testi e di pareri. Solo uno, quello di maggioranza (relativa) è a favore della finanziaria, tutti gli altri si sono espressi in maniera contraria, e anche con toni molto duri. Per il premier Prodi e il ministro Padoa-Schioppa, una sconfitta (e un dispiacere) in più.
Non sarà il più importante, tra i tanti ricevuti in queste settimane, ma fa male anch'esso, nel suo piccolo.


27 ottobre 2006 - da "Il Giornale"
La Finanziaria divide il Cnel: è la prima volta
di Antonio Signorini

Roma - Un caso più unico che raro. A memoria d'uomo il Cnel non ha mai negato il via libera alla Finanziaria di un governo in carica. Bocciare le manovre non fa parte della tradizione di villa Lubin. Di solito, i componenti del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro - che rappresentano sindacati, imprese, professionisti e gli autonomi e devono obbligatoriamente dare un parere sulle leggi di bilancio - si accordano su un testo di compromesso che suona più o meno come una promozione.
Ma questa volta, complice una manovra che ha fatto infuriare la totalità delle categorie produttive, di spazi per trovare un compromesso onorevole dentro l'organo costituzionale che le rappresenta, non ne sono stati trovati.
La Finanziaria non è piaciuta all'assemblea plenaria del Cnel che si è tenuta Mercoledì ì sera. E l'effetto della rivolta dei rappresentanti è stato che al governo non sarà consegnato il consueto documento del consiglio votato all'unanimità. A Palazzo Chigi ne arriveranno tanti e quasi tutti negativi, fatta eccezione per quello che nella seduta plenaria ha ricevuto esclusivamente il via libera di Cgil, Cisl, Uil e Confindustria.
All'inizio doveva essere quello il documento ufficiale del Cnel. Una prima bozza era stata stilata dall'esponente della Cgil Beniamino Lapadula, che alcune voci sindacali - ufficiosamente smentite - indicano come l'autore di interi pezzi di Finanziaria. Alcune correzioni introdotte negli ultimi giorni (il Cnel funziona a tutti gli effetti come un parlamentino dell'economia) che smussavano certi entusiasmi contenuti nella bozza non hanno fatto venire meno le perplessità di alcune organizzazioni rappresentate nel Consiglio.
Risultato, le contraddizioni sono esplose all'assemblea plenaria, quando a uno a uno, i membri dell'assemblea hanno preso la parola per spiegare che, forse, questa volta non sarebbe stato opportuno ratificare una manovra che le rispettive organizzazioni stavano contestando anche con manifestazioni di piazza; che le agenzie di rating considerano insufficiente e che lo stesso governo continua a modificare.
Nettamente a favore del documento che promuoveva la Finanziaria 2007 si sono espressi Cgil e Cisl, mentre Confindustria e la Uil hanno dato un giudizio positivo, ma più tiepido.
Tra i contrari anche alcuni rappresentanti sindacali del lavoro dipendente come l'Ugl (la confederazione vicina alla destra), la Cida (l'organizzazione dei dirigenti d'azienda) e la Cub (la Confederazione unitaria di base, vicina alla sinistra radicale).
Ha criticato la Finanziaria gran parte degli esperti che fanno parte del Consiglio.
No da Confartigianato, Coldiretti, Confcooperative e da tutto il gruppo delle libere professioni. Contro anche Confcommercio, la principale organizzazione degli esercenti, e la Confapi, la confederazione delle piccole imprese.
Una situazione non compatibile con il consueto voto all'unanimità su un documento e così tutti hanno rinunciato a formulare il giudizio del Cnel sulla Finanziaria. Resta una spaccatura (le quattro organizzazioni più rappresentative da una parte e tutte le altre sul fronte opposto) che a molti è sembrata la migliore rappresentazione di come il governo Prodi intenda la concertazione.

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