LA SCUOLA NON È UNA FABBRICA - NO AL CODICE A BARRE - Torino - Sciopero e sit-in in strada "Via quella timbratrice" La rivolta degli studenti del "Peano".

"Se domani 180 nostri compagni saranno sospesi per non avere usato la macchinetta, allargheremo la protesta".
Il preside insiste sulla sanzione, ma "apre" sull´abolizione del congegno in autunno
Torino - Mentre nell´ufficio di presidenza il dirigente scolastico Alfonso Lupo annuncia ai giornalisti che la timbratrice della discordia potrebbe anche scomparire il prossimo autunno, in strada gli studenti dell´Itis Peano protestano a suon di musica «Lupo codardo, scendi a parlare con noi» e minacciano di attivare una campagna di sensibilizzazione in altre scuole cittadine, se domani la commissione di disciplina deciderà per la sospensione dei 180 ribelli convocati via lettera perché si sono rifiutati di usare il tesserino con codice a barre per entrare in aula. Mentre il preside sdrammatizza dicendo che la sospensione (probabile un solo giorno) potrebbe tradursi in qualche ora di «attività forzata» in biblioteca, ma non vuole cedere su quella che ritiene «un´azione molto educativa», i ragazzi «in sciopero» sul marciapiede non ci stanno a seppellire l´ascia di guerra. E ripetono che «questa idea è già un fallimento ancora prima di passare a regime e che la scuola non è un´azienda e gli studenti non sono dipendenti». Se poi si gratta un po´ sotto la superficie di questo scontro (quattro anni fa l´installazione in via sperimentale della timbratrice, soltanto quest´anno l´obbligo ad utilizzare il tesserino per entrare a scuola), si scopre che in realtà la vicenda si inserisce in un clima che negli ultimi mesi in corso Venezia è peggiorato.
Con un alto livello di conflittualità fra rappresentanti sindacali di sigle diverse (forte la presenza della Cub Scuola) e Rsu e presidenza. Un trasferimento di sezione della docente di Lettere Giovanna Lo Presti, che ha invocato il diritto degli studenti alla continuità didattica e su questo principio ha vinto la battaglia ed è tornata alla sua cattedra originaria, ha creato malumori diffusi che hanno coinvolto anche gli studenti. «Invece di pensare a rinnovare le strutture e ad assicurare la continuità didattica nelle quinte, ci si impunta sulla timbratrice. Tanto poi nessuno controlla se uno usa il tesserino dell´altro», spiega il rappresentante di istituto Marco Rotella.
La comprensibile idiosincrasia degli studenti per la forzata supervisione non è dunque l´unico malessere, racconta Fabio Bodi, docente di religione e buon mediatore fra posizioni opposte. Alfonso Lupo ammette la difficoltà e lascia intendere che in questa vicenda della bollatrice alcuni ragazzi potrebbero essere stati strumentalizzati. «In realtà in questi tre anni la maggioranza dei ragazzi ha timbrato regolarmente». La decisione di rendere l´utilizzo del controllo obbligatorio, spiega, è stata presa dagli organi collegiali «e se questi dovessero scegliere di ripensarci non avrò problemi a toglierla.
Di fatto io sono qui a far rispettare le regole. Sono convinto che timbrare sia utile ed educativo». Il Pod, il piano dell´offerta formativa della scuola riporta all´articolo 9: «Il volontario inutilizzo delle procedure di registrazione può comportare la proposta di allontanamento dello studente dalla comunità scolastica per almeno giorni uno».
Ma è proprio il principio ad essere contestato dagli studenti: «Un sacco di soldi, seppur finanziati dalla Crt, e solo per snellire le pratiche in segreteria», sostiene Andrea Reitano. Mentre Federico Alciati critica il funzionamento tecnico: «Io non ho mai timbrato e non ho ricevuto nessuna lettera. E comunque il mio codice è già danneggiato».
Domani la commissione composta da quattro docenti e presieduta dal collaboratore di presidente Mauro Ferilli è chiamata a pronunciarsi. In questi giorni i 180 che hanno ricevuto la lettera sono stati ascoltati dopo essere stati invitati a consegnare le motivazioni scritte. «Una specie di memoria difensiva dopo l´avviso di garanzia», ironizzano gli studenti.

di SARA STRIPPOLI La Repubblica 16 maggio 2006

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