Casalbertone (Rm): Davanti al supermarket AUCHAN la protesta dei dipendenti che insieme al sindacato di base Flaica Cub - (guarda le fotografie del presidio)

Roma: Orari spezzati, turni elasticizzati, lavoro a chiamata. Davanti al supermarket AUCHAN la protesta dei dipendenti che insieme al sindacato di base Flaica Cub raccontano storie iper-flessibili
Auchan, precarité in arrivo da Parigi

Precarité made in France. Il gruppo Auchan è un vero supermarket della flessibilità: part time spezzati con orari impossibili, turni cambiati improvvisamente o con preavviso minimo, domeniche lavorate senza maggiorazione - come fosse un giorno qualsiasi - e adesso è arrivato perfino il famigerato «job on call», il «lavoro a chiamata» introdotto dalla legge 30 (dal governo definita «Biagi») e finora poco utilizzato dalle aziende.
Alla Auchan di Casalbertone, a Roma, dove ieri i dipendenti hanno inscenato una originale «Via crucis del precario», sarebbero stati attivati 6 contratti con questa tipologia. Sei assunto dall'azienda senza un orario prestabilito: vieni chiamato al telefono quando c'èè bisogno, e quando non lavori ricevi un'indennità minima per il fatto che sei a disposizione.
La denuncia arriva dalla Flaica Cub, che alla protesta ha portato diverse figure di «flessibili» della grande distribuzione, sebbene i lavoratori a chiamata - la cui esistenza nel gruppo ci è stata confermata anche dalla Cgil - non abbiano potuto partecipare: se ti azzardi a fare sindacato non ricevi più chiamate.
La francese Auchan è un vero colosso: oltre agli ipermercati con il proprio marchio, detiene il pieno controllo della catena di supermercati Sma, un tempo condivisa con il gruppo Rinascente. Nel mondo ha 350 ipermercati e 642 supermercati, nel 2004 ha fatturato 30 miliardi di euro. In Italia, gli ipermercati Auchan sono 41, e nel 2004 hanno fatturato 3 miliardi di euro. Contano 13 mila dipendenti. Se includiamo la Sma, dobbiamo aggiungere 1500 punti vendita (214 diretti e il resto in franchising) e 10 mila dipendenti.
La politica della multinazionale sembra essere ormai quella di «liberarsi» dei dipendenti a tempo indeterminato e full time - più costosi, soprattutto perché conservano le domeniche retribuite con la maggiorazione - infornando giovani precari.
Ai neoassunti viene offerto un orario full time di 38 ore solo se «regalano» all'azienda la domenica, ovvero se danno disponibilità a lavorare senza maggiorazione (nei contratti dei più anziani la domenica viene pagata il 30% in più, per i nuovi siamo a zero). Chi ha il full time deve subire l'«orario spezzato»: lavora dalle 7 alle 10, e poi - nella stessa giornata - dalle 16 alle 19.
Il che impedisce di organizzarsi il tempo, soprattutto se si abita lontano dal posto di lavoro (e a Roma capita spesso). Chi ha il part time - molto diffusi quelli a 24 ore - guadagna al massimo 600-650 euro al mese. Teoricamente avrebbe un turno fisso, in modo da poter conciliare altri lavori, ma i capireparto cambiano le fasce orarie dall'oggi al domani, chiedendo praticamente una disponibilità oraria sull'intera giornata. E i part time rappresentano ormai la grande maggioranza dei 450 dipendenti.
Molti sommano altri lavoretti per «arrotondare» e arrivare alla soglia fatidica dei 1000 euro al mese, ma organizzarsi con questi orari ballerini è impossibile. Adesso la Flaica Cub chiede che si passi alle elezioni delle Rsu, dato che da anni si va avanti con le semplici Rsa: le elezioni si sarebbero dovute tenere a fine aprile, ma sono state sospese e non si sa quando si potranno svolgere.

Da “il manifesto” del 7 aprile 2006
AN. SCI

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