Trasporti in sciopero, Atm chiude i metrò. L’assalto dei pendolari
Tardo pomeriggio di disagi sui mezzi, caos a Cadorna La partecipazione Alta adesione tra i macchinisti alla sera

La circolazione della M2 è ripresa dalle 19 Traffico intenso Problemi al mattino evitati, rallentamenti sulle linee di superficie intorno all’ora di punta
di Sara Bettoni

Il momento più caldo è l’ora compresa tra le 17.30 e le 18,30. Con i pendolari agitati per il timore di rimanere a piedi, il metrò fermo e i treni che invece viaggiano. L’annunciato venerdì nero per lo sciopero dei sindacati di base scatena la corsa ai mezzi nel tardo pomeriggio, quando Atm fa sapere che le quattro linee della metropolitana, rimaste regolari per tutta la giornata, interromperanno il servizio a partire dalle 18.

Le vetture verranno portate fino ai depositi. I passeggeri si affrettano così a salire sui vagoni per raggiungere casa il prima possibile. Snodo di questo via vai è la stazione di Cadorna. Presto si riempie di passeggeri in attesa dei treni che osservano orari diversi rispetto al metrò. Corse ballerine - Trenord calcola che nel pomeriggio non abbia circolato il 20 per cento dei convogli - fino alle 18, quando inizia la «fascia protetta».
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Sciopero a Milano, anche Efe Bal in corteo

Ma rimane il dubbio: e se il treno successivo non partisse? E i ritardi? Così i pendolari si accalcano sulle banchine e prendono d’assalto le prime carrozze disponibili. Nella ressa, raccontano i presenti, c’è anche chi scivola a terra ed è necessario chiamare l’ambulanza. Eppure l’adesione allo sciopero nel settore delle ferrovie è stata contenuta.

Nella mattinata di ieri Trenord fa sapere che ha viaggiato regolarmente il 95 per cento dei treni. Per Atm, diversa la situazione. I mezzi di superficie hanno registrato rallentamenti e ritardi soprattutto per il traffico, più intenso del solito, e per il corteo dei manifestanti. In metrò, alta partecipazione dei dipendenti che ha costretto alla chiusura serale. Solo dopo le 19 la «verde» è tornata attiva tra Cadorna e Caiazzo. I pendolari si sono cautelati.

«Molti sono rimasti a casa - spiega Raffaele Specchia, portavoce del comitato di Gallarate -, si vedeva dai treni e dai parcheggi di interscambio praticamente vuoti, come quello di Legnano. Chi ha potuto ha preso ferie, gli altri hanno preferito venire a Milano in auto. I più fortunati hanno scelto lo smart working per lavorare a distanza». Troppa la paura di rimanere bloccati in qualche stazione, in balia di ritardi e soppressioni. E la chiusura serale delle quattro linee del metrò è comunque una difficoltà non da poco. Dalla Milano-Mortara-Alessandria affermano che «l’impatto dello sciopero è stato limitato rispetto ad altre volte - dice Franco Aggio -, per la nostra linea si parla di circa il 15 per cento di corse cancellate».

Brutte sorprese per chi si è fidato ciecamente dei «treni garantiti», nelle fasce orarie 6-9 e 18-21. Almeno tre dei convogli che erano stati assicurati (il 10401 da Domodossola, il 10516 da Alessandria, il 10813 per Bergamo) non hanno viaggiato. Non è chiaro se per adesione del personale alla manifestazione o per inconvenienti tecnici. Sulle Brescia-Cremona «numerosi ritardi, poche soppressioni», mentre per chi si sposta da Mantova a Milano il bilancio della giornata è tutto positivo.

L’agitazione riguardava anche gli scali di Linate e Malpensa. Sea, la società che gestisce i due aeroporti, fa sapere che i voli cancellati sono stati comunicati in anticipo e che non si sono registrate ulteriori variazioni.

Lo sciopero toccava poi gli uffici pubblici, le scuole, le poste. Cub, Sgb, Si-Cobas, Usi-Ait, Sisa le sigle coinvolte. «Più salario e occupazione, meno orario, ripristino del welfare e diritti sociali contro lo sfruttamento» sono alcuni degli slogan dello sciopero. Tra gli obiettivi della manifestazione, combattere le «politiche di austerità di padroni, governi e finanza».

 

link articolo cronaca Milano 

link galleria foto Corriere

 

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