Una settantina di dipendenti dopo un contenzioso ha ottenuto il riconoscimento di ferie e permessi arretrati di oltre 32 mesi, ma non vuole essere rimborsata.


di Jacopo Ricca La Repubblica Torino 2 febbraio 2017

Campus Einaudi "Usate i soldi che ci dovete per fare un contratto ai precari".
Inedita iniziativa dei bibliotecari dell'Università di Torino che, dopo un contenzioso di più di due anni con la ditta privata Reunito che dà lavoro agli esternalizzati, hanno ottenuto il riconoscimento di ferie e permessi arretrati di oltre 32 mesi. "L'azienda ci ha comunicato di aver deciso di rispettare la maturazione di ferie e permessi secondo contratto - spiegano i lavoratori in un volantino diffuso dalla Flaica-Cub - Ma abbiamo chiesto che questi soldi fossero usati per assumere il nostro personale precario".
Il sindacato ha chiesto che il personale venisse pagato con uno stipendio, cioè con una cifra fissa prevista dal contratto "e non più come è accaduto fino ad oggi con un salario, cioè a cottimo e in base alle ore lavorate mensilmente".
I lavoratori che dovrebbero cedere quanto dovuto sono una settantina: "Ciascuno di noi ha maturato cifre piuttosto basse - racconta Andrea Guazzotto - Tutte insieme però possono essere una base per arrivare a un contratto per chi ora viene chiamato una volta ogni tanto e vive nell'incertezza quotidiana se lavorerà o meno".
Secondo i bibliotecari si tratta di salari "non dignitosi che rendono difficile organizzare la propria vita perché non sai mai quanto sarai pagato e hanno permesso per anni alla ditta e alle cooperative di assottigliare la maturazione di ferie e permessi portando via illegalmente soldi e contributi che spettavano ai lavoratori". Nessuno scambio insomma: "Si tratta di solidarietà attiva da parte dei lavoratori - aggiungono nel volantino - Non possiamo continuare ad accettare che vicino a noi lavorino persone a chiamate senza uno straccio di diritto".
L'annuncio, per il quale la prossima settima sarà avviato un confronto con l'azienda, è però l'occasione per denunciare che anche all'Università esploda un caso come alla Reggia di Venaria: "Il nuovo bando di gara per il servizio di accoglienza, portierato, piccolo fattorinaggio e supporto agli audiovisivi non contiene garanzie sufficienti affinché i lavoratori conservino tutti il posto e i livelli salariali attuali - attaccano - Sono spariti dal testo dell'appalto il riferimento ad un contratto di lavoro da applicare ai dipendenti e la clausola sociale che obbliga alla riassunzione del personale attualmente impiegato in caso la cooperativa attuale, Rear, perda la gara".
A questo si aggiunge il rischio di una riduzione del costo orario del lavoro sotto i 4 euro l'ora: "Se il rettore Ajani e la sua amministrazione non si vogliono accodare a questa macelleria devono avere più coraggio nelle scelte", concludono dal sindacato.
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