NO ALLO SCIPPO DEL TFR
Sì AL RILANCIO DELLA PREVIDENZA PUBBLICA!
FONDO ESPERO, PENTOLE E OLIO D’OLIVA  di Dario Molino - Cub Scuola - 


Né la tarda età, tanto meno i quaranta e più anni di onorato insegnamento hanno minato la memoria del prof. Genesio. Un martedì di un febbraio particolarmente gelido, l’anziano professore passa in bicicletta per la via Garibaldi quando, buttando l’occhio alla trasversale via Bligny, per quegli strani giochi che la mente umana si diverte a combinare, ha un nitido e folgorante déjà vu. Pur a rischio di arrivare in ritardo ai consigli di classe, arresta la bicicletta e lascia che le immagini affiorino.
Si rivede più o meno un quarto di secolo prima, in un febbraio altrettanto rigido, salire i pochi gradini dell’ingresso del Liceo Umberto I, percorrerne gli ampi corridoi, fino all’aula magna. E qui, inaspettatamente, trovare la sala in penombra, quasi buia, le persone sedute in silenzio. Sul fondo, uno schermo illuminato. Davanti, un uomo in piedi scandisce cifre, formule e frasi misteriose. Genesio lo ricorda giovane ed affabile, forse aveva una bacchetta in mano, ma non ci giurerebbe. Ricorda però che si stupì molto.
Avrebbe dovuto fare più attenzione, qualche giorno prima, quando lesse che si doveva tenere un’assemblea sindacale di zona. Credeva di avere memorizzato correttamente data, ora e indirizzo, mentre l’ordine del giorno lo aveva dato per scontato: erano quelli i mesi del più sciagurato attacco governativo che la scuola ricordasse, della demolizione graduale di tutto l’impianto dell’istruzione pubblica, della sistematica falcidie di chiunque avesse la sciagura di trovarsi inquadrato o precarizzato nei ranghi del MIUR. Che altro poteva essere l’O.d.G. se non l’Orrida Riforma? E poi, semmai, il contratto (ma era scaduto? esisteva ancora? Genesio questo non sa più dirlo), le varie ed eventuali.
Invece, il giovane davanti e lo schermo dietro parlavano di “trasferimenti e riscatti”, “accantonamenti figurativi”, “TFR”, “montante maturato”, “prestazioni in caso di decesso” e nessuno interveniva o dibatteva, ma le persone in sala, piuttosto che partecipanti ad un’assemblea, sembravano il pubblico di una conferenza.
Genesio credette di capire quando lesse sullo schermo (o forse udì dal giovane): “trattamenti pensionistici complementari”. Ma certo! Era finito in una di quelle iniziative di pubblicità e vendita di prodotti come le pentole, la pasta e l’olio d’oliva delle gite per anziani sulla riviera ligure o sul lago Maggiore. Solo che lì erano prodotti finanziari, il giovane era un assicuratore o qualcosa del genere, e lui era un cretino che aveva sbagliato l’ora e il giorno.
Aveva già aperto la porta d’ingresso per uscire, quando udì una frase che la sua memoria oggi registra più o meno così: “Noi, insieme a CGIL e UIL, abbiamo ottenuto dal governo la garanzia …”. Non sa più che garanzia fosse, sa però che gli girò la testa e dovette affidarsi per un momento al sostegno della maniglia della porta. “CGIL, UIL, governo? Ma allora…”
Superato il mancamento, ritornò sui suoi passi. Si sedette. Ascoltò con più attenzione. Finalmente capì davvero. L’ora, il giorno, il luogo: tutto giusto, quella era proprio l’assemblea e non già una gita a sfondo finanziario sul lago Maggiore. Anche il giovane andava bene: non era un impiegato della Mediolanum e neppure un circonventore di incapaci a scopo vendita pentole,  bensì il sindacalista.  L’ordine del giorno, no, quello era sbagliato: non si trattava della riforma, ma del Fondo Nazionale Pensione Complementare per i Lavoratori della Scuola - Espero.
Dopo la dettagliata esposizione delle caratteristiche e dei vantaggi del Fondo, il giovane diede spazio alle domande. Genesio ricorda che, recuperate completamente le forze fisiche e spirituali, fece notare che quei sindacati si erano trasformati nelle filiali di un istituto di credito e che quella proposta, fatta da chi aveva sostanzialmente collaborato alla riforma Dini, gli ricordava ciò che aveva sentito dire intorno ad alcuni albergatori delle grandi città indiane, che avvelenassero il cibo per poter vendere ai turisti gli antidoti. Ricorda anche che la risposta del venditore/sindacalista/assicuratore fosse: “Noi non siamo abituati a lasciare da soli i lavoratori”.
Genesio, appassionato di Zen e filosofie orientali, rimedita ogni giorno, da più di vent’anni, il senso di questo koan. Non è escluso che possa raggiungere l’illuminazione prima della pensione: ha ancora molto tempo davanti a sé.
 Milano 27 marzo 2005
                                                                            CUB Scuola
 

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