CONTRORIFORMA MORATTI: CHI LA CONOSCE LA EVITA

Discutere in maniera approfondita e, soprattutto, agire contro la Riforma Moratti è oggi assolutamente necessario almeno da due punti di vista.
In primo luogo, la Riforma Moratti è un tentativo di destrutturare la scuola pubblica accentuandone la trasformazione in un sistema di scuole aziende in concorrenza fra di loro.
Se tralasciamo le contraddizioni interne al percorso di definizione della riforma, le palesi assurdità, alcune avventatezze, è un progetto forte che corrisponde ad un processo che ha caratteri internazionali e che, anche in Italia, è stata preceduta da operazioni analoghe ad opera di governi di diverso segno politico.
La scuola è, dal punto di vista dei “riformatori” una delle principali risorse da sottrarre alla mano pubblica e da consegnare al mercato, l’oggetto di vere e proprie recinzioni analoghe a quelle che, nei primi secoli dell’era moderna, sottrassero ai contadini e consegnarono ai latifondisti le terre comuni.
Quello che viene insomma liquidato è il carattere “disinteressato” dell’insegnamento, il suo essere percepito dalla comunità educante come un bene che cresce, per tutte e per tutti, non grazie alla competizione ma sulla base della cooperazione.
Non si tratta, allora, solo di battere una “riforma” ma di opporre alla scuola azienda un progetto altrettanto forte di scuola pubblica, laica, gratuita e di qualità, come diritto e non come merce.
In secondo luogo, dal punto di vista propriamente sindacale, si tratta di un attacco radicale all’organico, alle garanzie che i lavoratori della scuola hanno maturato, al carattere collegiale e cooperativo del lavoro.
La sciagurata vittoria dei “riformatori” comporterebbe:
·         dirigenti sottomessi ai poteri forti statali e privati e dominanti verso il personale ancora più di oggi;
·          staff che li circondano per garantirne il potere sempre più dispotico, si pensi alla natura del tutor nelle bozze che circolano da mesi, se alle elementari si tratta di un tentativo di scomporre e gerarchizzare la funzione docente, nella superiore il tutor diventerebbe un vero e proprio quadro intermedio fra dirigenti ed insegnanti ed interlocutore privilegiato del sistema delle imprese ;
·          lavoratori precarizzati sia per la continua Possibilità à di trasferimenti derivanti da un’offerta formativa a geometria variabile (ore obbligatorie, ore facoltative obbligatorie, ore facoltative e basta) che per la presenza crescente di personale assunto con contratti diversi da quelli che hanno sinora caratterizzato la funzione docente ed Ata;
·         un taglio secco dell’organico che comporterebbe, per un verso, la non assunzione dei precari e, per l’altro, il licenziamento del personale eccedente;
·         una dequalificazione della funzione docente con colleghi riciclati da un insegnamento all’altro sulla base di una logica meramente contabile dell’utilizzo delle risorse umane (per chi non lo avesse capito, nell’orrido linguaggio dei burocrati dell’amministrazione, noi).
Nell’opposizione alla riforma, insomma, si determina un circuito virtuoso: una lotta sindacale per l’organico, per i diritti dei lavoratori, per il reddito e le libertà, si intreccia con una mobilitazione politica, nel senso alto del termine, per la tutela un diritto sociale generale qual è quello all’istruzione.
Questo è nei fatti, deve essere anche, a nostro avviso, nelle coscienze e trasformarsi in riflessioni, confronto, iniziative, sviluppo di un movimento generale a difesa della scuola pubblica intesa come scuola di tutti i cittadini.
Negli ultimi mesi si sono sviluppati coordinamenti delle scuole superiori che sono una straordinaria risorsa per la categoria, le assemblee sindacali hanno votato mozioni ed altrettanto hanno fatto i collegi docenti ed i consigli di istituto. Vi sono state diverse ed utili assemblee con gli studenti.
Ora dobbiamo andare avanti tenendo fermi alcuni punti:
il rifiuto della riforma senza se e senza ma;
l’unità nella mobilitazione fra scuola primaria e secondaria;
il rifiuto della divisione fra colleghi di diverse classi di concorso;
la mobilitazione unitaria di docenti ed ATA e di colleghi di ruolo e precari.
In questo percorso l’unità è, con ogni evidenza, un bene prezioso. Altrettanto preziosa è la chiarezza. Alcune delle forze sindacali che, oggi e timidamente, si oppongono alla riforma sono le stesse che hanno sostenuto la dirigenza per i capi di istituto, il concorso indecente, la privatizzazione del rapporto di lavoro per gli impiegati pubblici, la regolamentazione autoritaria del diritto di sciopero, il taglio delle pensioni che permette loro di promuovere lucrosi fondi pensione integrativi.
È bene, quindi, avere chiaro per cosa lottiamo, come ci organizziamo, dove vogliamo andare. 
LE NOVITA’ DELLA “NUOVA” BOZZA
Il testo,
che non sarà l’ultimo, conferma la struttura di quello precedente. Siamo in realtà alla quarta versione, anche se ufficialmente è solo la seconda, ed è evidente che ci sono non poche difficoltà per il governo. Riassumiamo i cambiamenti:
Anche per l’istruzione e formazione professionale vale il principio dell’autonomia scolastica.
Viene modificata la norma che prevedeva praticamente solo 15 ore di scuola nell’istruzione professionale, ma non del tutto: l’orario sarà di 30 ore settimanali ma poi altrove si dice che il percorso per essere valido deve essere seguito almeno al 75% , mentre in un’altra parte del testo, in termini non quantificati, si parla di attività in contesto lavorativo.
In tutti gli indirizzi viene introdotto  l’insegnamento in inglese di almeno una disciplina (diversa dalla lingua straniera naturalmente) per ora nell’ultimo anno ( tranne nel liceo linguistico dove si parte dalla terza, mentre un altro insegnamento verrà veicolato nella seconda lingua comunitaria a partire dalla quarta)
In tutti licei tranne il classico ( dove la lingua straniera resta una sola) la seconda lingua sarà insegnata sempre dall’insegnante di inglese.
Sono riconosciuti, previo accordo,  i crediti formativi conseguiti presso le associazioni sportive (un altra bella botta per educazione fisica oltre che un vero e proprio processo di esternalizzazione della materia)
Cambia l’orario del liceo artistico: 1° biennio 31 ore obbligatorie + 5 opzionali, ultimi tre anni arti figurative 19 + 12 + 5, altri due indirizzi 21 + 10 + 5.
 L’indirizzo “sistema moda” viene spostato dal liceo tecnologico ( ove gli indirizzi tornano ad essere 7) al liceo economico ( se ne deduce la completa scomparsa quindi del profilo tessile che è eminentemente industriale)
Entrambi gli indirizzi del liceo economico, aziendale e istituzionale vengono suddivisi in sub-indirizzi opzionali ( definiti opzioni di settore), non si capisce però se opzionali obbligatori o facoltativi.  Essi sono: per l’aziendale quelli già noti  a cui viene aggiunta “moda”, per l’istituzionale: “ricerca e innovazione”,   “economia internazionale”, “funzione pubblica”, “management della pubblica amministrazione”.
Ritorna latino nel liceo economico. Ma sarà insegnato insieme a italiano dallo stesso insegnante.
Nel liceo tecnologico l’insegnante di italiano insieme alla sua materia insegnerà anche arte e musica.
Sempre nel liceo tecnologico torna invece filosofia che sarà insegnata nelle stesse ore di storia dallo stesso insegnante, come succederà anche nel liceo economico ( dove insieme c’è anche sociologia).
Nel liceo economico l’insegnante di arte insegnerà anche musica.
Perché organizzarsi con la CUB Scuola?
Per rafforzare il sindacato di base e indipendente contro la politica scolastica del governo e la pratica concertativa dei sindacati istituzionali.
Perché le piattaforme e gli accordi siano decisi ed approvati dalle lavoratrici e dai lavoratori con meccanismi trasparenti come un referendum vincolante.
Per forti aumenti retributivi in paga base che recuperino quanto anni di accordi al ribasso ci hanno sottratto.
Per la difesa dell’organico e per il diritto all’immissione in ruolo dei colleghi precari docenti ed ATA.
Per la difesa e la riqualificazione di una scuola pubblica che garantisca realmente a tutte ed a tutti il diritto all’istruzione.
Milano 31 marzo 2005
                                                        CUB Scuola

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