CCNL secondo biennio economico 2004-2005 

Le note che seguono sono state stese sulla base delle prime assemblee sul contratto: sarà opportuno integrarle tenendo conto di quanto emergerà dal confronto con i colleghi e le colleghe.  
Un modello contrattuale blindato 
L’accordo, relativo al secondo biennio contrattuale economico 2004/2005, è perfettamente in linea con quanto fu stabilito nel 1993 da governo, padronato e sindacati istituzionali. Gli aumenti, che a questo punto sono una sorta di scala mobile, non possono essere superiori all’inflazione programmata. È assolutamente evidente che l’inflazione “programmata” non è quella reale, con l’effetto che l’unica garanzia è quella di una graduale e costante riduzione delle retribuzioni dei lavoratori e delle lavoratrici. Se si considera che gli stessi aumenti sono metodicamente riconosciuti con consistente ritardo, ne consegue un’ulteriore riduzione delle retribuzioni reali. A riprova del carattere reale di quest’accordo, basta considerare che nella loro piattaforma gli stessi sindacati concertativi avevano avanzato la rivendicazione di un aumento dell’8%, appena sufficiente a recuperare, oltre all’inflazione programmata, la differenza fra inflazione reale e inflazione programmata per il biennio 2002/2003. 
Ancora una volta è evidente che o si pone veramente in discussione la concertazione fra governo e sindacati o continueremo a subire contratti a perdere; porre in discussione la concertazione significa rivolgere un’opera metodica d’informazione nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori e rafforzare la CUB Scuola, sia dal punto di vista della consistenza associativa sia da quello dell’intervento nelle singole scuole mediante l’elezione, a dicembre 2006, di un consistente numero di delegati e delegate RSU.  
Un’allucinazione ottica 
Il contratto è stato chiuso con ventidue mesi di ritardo, a ridosso della sua scadenza fisiologica e, di conseguenza, come si può verificare dall’allegata tabella, nell’ipotesi ragionevole ma non certa di una corresponsione delle spettanze arretrate, a dicembre 2005 riceveremo una cifra abbastanza consistente, una sorta di quattordicesima.
Deve essere chiaro che, in realtà, si tratta, considerando il ritardo della corresponsione, di una cifra notevolmente inferiore a quanto avremmo percepito se il contratto fosse stato chiuso, anche negli stessi miserabili termini, nel gennaio 2004, cosa che, viste le sue caratteristiche di mero aggiustamento retributivo, era perfettamente possibile. 
Per quanto riguarda gli stessi aumenti, sia le tabelle ufficiali sia i media, hanno metodicamente fornito le cifre lorde producendo una sia pur provvisoria euforia. È bene ricordare sempre che, quando andiamo a fare la spesa, utilizziamo le nostre retribuzioni nette: sono queste le retribuzioni cui è corretto fare riferimento. 
Per di più, non è stata riconosciuta l’indennità di vacanza contrattuale che pure è prevista dal contratto del 1999. Si tratta di una modesta cifra che dovrebbe, insistiamo sul dovrebbe, essere corrisposta automaticamente (sulla base dell’inflazione programmata) quando, come avviene sempre, il contratto è siglato in ritardo. 
Per il CCNL 2006/2010, riguardante sia la parte economica sia quella normativa, sarà necessario sollevare, anche per via giudiziaria, la questione del godimento dell’indennità di vacanza contrattuale. 
Paga base e retribuzione accessoria 
Abbiamo sempre rivendicato l’assorbimento in paga base di tutti gli aumenti retributivi. Anche da questo punto di vista il contratto recentemente firmato è molto insoddisfacente.
In primo luogo (art. 5), 15 e 24 euro mensili pro capite per ogni docente ed educatore, e 10,87 euro mensili per tredici mensilità per ogni membro del personale ATA, andranno ad incrementare il fondo d’istituto. È interessante notare che per questa cifra non vi è copertura finanziaria e che sarà coperta con un apposito investimento nella finanziaria 2006.
La logica dell’amministrazione e dei sindacati concertativi è evidente: favorire, anche in questo caso con risorse decisamente modeste, il conflitto interno alla categoria per spartirsi il fondo d’istituto. 
Noi sosteniamo che va garantita, in primo luogo, una retribuzione dignitosa a tutte le lavoratrici e i lavoratori della scuola, e che solo dopo avere garantito una paga dignitosa si possono prendere in considerazione eventuali incrementi al fondo d’istituto.  
È interessante notare che la tabella C del contratto prevede un modesto incremento della retribuzione professionale docente, alla quale siamo contrari perché non è riconosciuta, come le altre voci, ai fini previdenziali, mentre nulla è previsto per il compenso individuale accessorio degli ATA che, nonostante l’una tantum lievemente superiore rispetto ai docenti, sono ulteriormente penalizzati. 
Gli ATA: miseria e nobiltà 
Utilizzando i risparmi
derivanti dalla riduzione del personale, agli ATA è fatto un regalo avvelenato (art. 7 Posizione economica per il personale ATA): sono riconosciuti loro trentatré milioni di euro (ventidue ad amministrativi e tecnici, undici ai collaboratori scolastici) per finanziare uno “sviluppo orizzontale di una posizione economica” che, tradotto in italiano, vuol dire che una parte dei lavoratori e delle lavoratrici avrà un incremento retributivo pur permanendo nello stesso livello.
In concreto, previo superamento di un corso cui potrà partecipare il 105% delle persone che hanno Possibilità à di superarlo, saranno individuati ventiduemila amministrativi e tecnici, che avranno un incremento retributivo lordo annuo di mille euro (circa cinquanta euro netti il mese) e trentatremila collaboratori scolastici, che avranno un incremento retributivo lordo annuo di trecentotrenta euro (poco più di quindici euro netti il mese).
Queste cifre andranno essenzialmente a compensare, in misura assolutamente inadeguata per quanto riguarda i collaboratori scolastici, l’assistenza agli alunni disabili e gli interventi di primo soccorso; per quanto riguarda gli amministrativi, l’assunzione di maggiori responsabilità à e la sostituzione del DSGA in occasione di eventuali assenze. 
È assolutamente evidente che in questo modo si riconosce, a costo zero (la cifra investita è ritagliata dal taglio degli organici) e solo ad una minoranza del personale, l’aggravio di carichi di lavoro derivante per un verso dal taglio degli organici e per l’altro dall’autonomia scolastica.  
Alcune prime conclusioni 
Già in occasione del CCNL precedente, la CUB Scuola, in splendida solitudine, ha denunciato il contratto cannibale e cioè il fatto che i modesti incrementi retributivi sono finanziati con la riduzione dell’organico di diritto e, soprattutto, con la dilatazione del personale precario.
È, inoltre, chiaro che il contratto recentemente firmato indica le linee d’azione del governo e dei sindacati concertativi per il prossimo CCNL: accentuare differenze interne al personale, sia docente sia ATA, in modo che la guerra di tutti contro tutti abbia un solo reale vincitore, l’amministrazione.
Sarà necessario a questo proposito tenere insieme due livelli d’intervento:
1        sul piano generale, la rivendicazione di forti aumenti retributivi in paga base e il rifiuto dello scambio fra organico e retribuzioni;
2        a livello di singola scuola, puntare su contratti d’istituto che riconoscano la flessibilità, le diverse forme di aggravio di carichi di lavoro, la trasparenza nell’assegnazione degli straordinari che riducano al minimo il potere discrezionale dei dirigenti scolastici e del DSGA. 
A questo fine, è bene ricordarlo, solo un sindacato di base forte e radicato nelle scuole può garantire un’azione efficace. 
Milano 12 ottobre 2005  
 Cub Scuola Milano
V.le Lombardia 20 – 20141 Milano   

CCNL SCUOLA - il testo completo della ipotesi di accordo


 

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