Contratto scuola: siamo tutti playboy e playgirl

“…siamo anche il paese che ha le regioni più ricche d’Europa…
Abbiamo una ricchezza delle famiglie otto volte il nostro Pil annuale.
 Abbiamo il più alto rapporto al mondo fra automobili e popolazione.
 Abbiamo il più alto numero di telefonini perché siamo dei grandi playboy,
 quindi i nostri ragazzi mandano almeno dieci messaggi al giorno alle loro tante ragazze.”
                     
Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri.

“Questo accordo è motivo di soddisfazione, questa è una giornata importante alla quale, senza lotte e scioperi non saremmo arrivati”.

 Guglielmo Epifani, Segretario Generale della CGIL

Se le affermazioni che riportiamo non fossero gravissime, ci sarebbe da ridere: siamo ricchi perché la maggior parte delle famiglie ha dovuto, a fronte di affitti indecenti, comprare una casa, perché, a causa  del degrado dei servizi pubblici, l’automobile è una necessità, perché molti hanno un cellulare.
Peccato che oltre un quarto delle famiglie sia in condizione di vera e propria povertà e che oltre la metà abbia difficoltà ad arrivare a fine mese e che il benessere del quale veniamo informati riguardi meno di un terzo delle famiglie.
Ma, visto che siamo ricchi, il contratto prevede, con un ritardo di diciassette mesi, un aumento del 5% delle retribuzioni, meno di quanto, nel biennio passato, ci ha sottratto l’inflazione.
In cambio di concessioni così generose, il governo ha ottenuto che il 10% degli aumenti vada a retribuire l’accrescimento della produttività del lavoro e che si mettano in mobilità, a partire dal prossimo contratto, quello che sta per aprirsi, decine di migliaia di lavoratori del settore pubblico.
Come è noto,  nel gergo padronale e sindacale, mobilità vuol dire taglio degli organici e licenziamenti.
D’altro canto i sindacati concertativi, dopo aver promesso sfracelli, hanno, come è loro costume, concertato ed accettato il diktat del governo e della confindustria sulla necessità di deprimere le retribuzioni dei lavoratori e delle lavoratrici del settore pubblico.
È, a questo punto, ancora più evidente che in passato la necessità di porre al centro la questione retributiva. Nel corso degli ultimi anni, la quota della ricchezza nazionale che va al lavoro è stata sistematicamente ridotta a vantaggio di profitti e rendite. Dobbiamo invertire la tendenza, rivendicando forti aumenti retributivi in paga base ed organizzandoci per conquistarli.
Contro la politica scolastica del governo e la pratica concertativa dei sindacati istituzionali è necessario:
- sviluppare forme di lotta efficaci;

- organizzarci nel sindacalismo di base e indipendente
Torino 30 maggio 05
Confederazione Unitaria di Base (CUB)
 

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