Domani 29 aprile dalle 13 alle 14 in via Argelati 1 sul ponticello davanti all' azienda Secondamano (150 lavoratori e lavoratrici di cui circa 35 precari/e interinali/a somministrazione) si terrà un presidio promosso dalla CUB Informazione per protestare contro la precarietà e per chiedere l'assunzione dei precari.
In alcuni settori importanti come il call center i precari e le precarie sono la spina dorsale, la maggioranza.
Non è accetabile che si chieda loro dedizione, produttività e ritmi  a insostenibili in cambio di una vita precaria.

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Ai lavoratori e lavoratrici Editoriale Secondamano spa 
L’incontro del 18 aprile alla Unione Grafici è importante perché può segnare una svolta nelle relazioni sindacali e nel caso peggiore aprire una stagione di licenziamenti collettivi. La direzione ha aperto un confronto nelle varie sedi e con l’escamotage di spostare il lavoro dalla periferia al centro vorrebbe provocare licenziamenti ingiustificati e con l’occasione punterebbe anche a far fuori nella sede di Milano alcune lavoratrici che gli stanno sulle scatole.
La multinazionale e questa direzione secondo noi sta sbagliando tutto:
-         due mesi sono andati persi a discutere e se aprissero i licenziamenti collettivi se ne andrebbero altri 75 giorni e quindi siamo all’estate. Diciamo che hanno scelto coscientemente di far peggiorare di molto il bilancio del 2005?? E a che pro?? Per spostare il lavoro da una parte all’altra e assumere una quindicina di venditori?? Ma per fare che in una situazione tesa, di contrasti inevitabili???
-          In una fase di recessione, di calo delle vendite il modo migliore per prepararsi alla ripresa è non perdere le risorse (i lavoratori) e usare (sempre che se ne dimostri la necessità non solo a sindacati e RSU più o meno accomodanti ma anche alle istituzioni) eventuali strumenti temporanei (la cassa integrazione o i contratti di solidarietà cioè la riduzione dell’orario di lavoro con integrazione dello stipendio da parte dell’Inps e così il personale non perde il posto di lavoro ma l’azienda ha pronto personale qualificato e disponibile al momento della ripresa). 
La fantomatica ristrutturazione è una manovra per avviare una fase di ristrutturazione che con centralizzazione e decentralizzazione consentirebbe di “dimostrare eventuali esuberi”. La disponibilità dichiarata dalla direzione ai trasferimenti da Torino e Genova è solo un modo per mettere in difficoltà le lavoratrici magari part time che passerebbero più tempo in treno con aggravio di spese e di tempo che rende più difficile e rimette in discussione il ruolo di madre e in famiglia, i rapporti sociali e gli affetti. Tutto ciò è sbagliato e va contrastato. Tutto ciò  deve essere frutto di una ferma risposta alla direzione che la convinca a rivedere e ritirare il piano presentato.
Questa è la soluzione migliore: un accordo che mantenga le sedi attuali e il lavoro attuale dov’è; la assunzione in tempi certi a tempo indeterminato delle oltre 30 lavoratrici interinali (oggi si chiamano a somministrazione) presenti nella sede di Milano. 
Con l’occasione vogliamo contribuire a chiarire alcuni aspetti e domande che circolano:
 -      la direzione si ostina ad evitare il confronto con il sindacato CUB, ma non ha nessuna motivazione reale (anche la Fiat incontra il sindacato di categoria). Forse teme l’unità dei sindacati? O vuole evitare il confronto con le posizioni più radicali e decise a difendere il posto di lavoro?? Certo che gli altri sindacati (Cgil, Cisl e Uil) evitando di porre il confronto su un tavolo unico e avvalorando la discriminazione danno spazio alle manovre aziendali e indeboliscono i lavoratori.
(Qualcuno può pensare che non era il momento opportuno per dire queste cose ma non possiamo stare zitti e passare per corresponsabili). Chi è contro il piano della azienda lo dica chiaro e non faccia la parte di chi accompagna alla porta eventuali licenziandi dicendogli che non c’è altro da fare…. (Ci sarebbero altre cose su cui ragionare e in futuro se serve ci torneremo). Ma vogliamo ricordare a tutte/i che un eventuale accordo sottoscritto dal sindacato a cui sei iscritta/o rende più difficile la difesa a livello legale perciò se sospetti che il tuo sindacato prima o poi firmerà l’accordo sui licenziamenti, sul tuo licenziamenti è consigliabile disdire la tessera..
La nostra opinione e l’appello che facciamo a tutti i sindacati è che dichiarino pubblicamente che non firmeranno e contrasteranno i licenziamenti in modo da chiarire alla direzione e alla casa madre che devono trovare altre strade per affrontare i problemi.

Nella disgraziata ipotesi che partano i licenziamenti collettivi:

1)      la direzione  manda la informazione ai sindacati tutti in tutte le provincie (a tal proposito sarebbe bene per i/le dipendenti che ci fosse qualcuno/a iscritto/a alla cub in ogni provincia perchè ciò darebbe modo di intervenire). Nella lettera non ci sono i nomi ma è obbligo per la direzione definire i numeri massimi, i criteri, la aree e i livelli di inquadramento, ecc. Sola alla fine della procedura che dura 75 giorni potranno partire le lettere individuali di licenziamento e quindi si conosceranno i nomi. La direzione dovrà rispettare i criteri di anzianità aziendali, carichi di famiglia e età anagrafica. Alla fine si potrà arrivare ad un mancato accordo e quindi per l’azienda sarà tutto più difficile. Nel caso di accordo comunque non si potrà andare contro i criteri di legge.
2)      I sindacati  chiederanno i confronto che è previsto si sviluppi per 45 giorni nei quali la direzione dovrà motivare in modo esauriente le scelte e l’imPossibilità à di evitare i licenziamenti con l’uso di strumenti alternativi (in molte aziende stanno facendo i contratti di solidarietà che possono durare due anni e così salvano posti di lavoro scendendo a  20 ore settimanali pagate oltre le 30 con il contributo inps e con qualche altra integrazione potrebbe esse sostenibile). Perfino il semplice passaggio a part time a volte è una valida alternativa ai licenziamenti.
3)    Passati i 45 giorni senza aver raggiunto un accordo nel confronto locale e presumiamo alla Unione Grafici si comunica la Ministero del lavoro a Roma che nei 30 giorni successivi convocherà le parti per l’ultimo tentativo e poi la procedura si concluderà con accordo o mancato accordo.
 
Per chi ne volesse sapere di più: sito web:

 www.di-elle.it   (rivista giuridica del lavoro – vedi la parte licenziamenti collettivi nei pareri e giurisprudenza);   
www.inps.it
www.cub.it 
Per noi è ovvio che durante il confronto si dovrà attuare forme di lotta che convincano la direzione a ritirare i licenziamenti e trovare strade alternative.

Ma non è finita con i 75 giorni.

Chi eventualmente riceve la lettera di licenziamento può entro 60 giorni impugnare il licenziamento (gli uffici vertenze cub danno completa assistenza ed il legale è gratis; invitiamo quindi chiunque pensasse di essere sotto tiro ad utilizzare collettivamente gli stessi legali che nel caso hanno esperienza accumulata negli anni e fanno parte in genere della redazione della rivista giuridica del lavoro DI-ELLE. La cub chiede un piccolo contributo differenziato a iscritti e non per l’assistenza).
Si dovrà chiedere un collegio di conciliazione obbligatorio e solo dopo 60 giorni dal protocollo diventa possibile in caso di non convocazione e/o non accordo andare come si dice per vie legali. I tempi variano da provincia a provincia (ad esempio a Milano nel giro di 4-5 mesi si andrà alla prima udienza e poi se non si trova una transazione si andrà a sentenza in tempi da definire caso per caso)
  Milano aprile 2005

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