Metalmeccanici: alla IPC di Vaiano Cremasco il 9 nov. 06 Raffaella è stata licenziata perché prolungava la pausa per andare a prendere la figlia di 11 anni all’uscita da scuola.

 In Italia, in fabbrica vale di più il rispetto della costituzione e il dovere di non abbandonare i minori, la responsabilità à verso i figli o la produzione e l’ordine di servizio o l’accordo sindacale sul nuovo orario anche se l’azione della lavoratrice non procura nessun danno reale?
La eliminazione dal processo produttivo delle donne con problemi di gestione dei figli, della famiglia è la strada per costruire un mondo migliore? L’Europa chiede che ai paesi membri, alle istituzioni, alle associazioni padronali e sindacali che si diano strumenti per favorire l’aumento della occupazione femminile e in questo contesto si può continuare a tollerare licenziamenti che danno l’esempio alla altre donne che nel processo produttivo c’è poco spazio per loro e men che meno c’è n’è quando la scarsità di servizi chiedono alle donne di garantire la crescita dei figli e la cura dei propri cari.
 E’ successo in un azienda di Vaiano Cremasco, la IPC divisione Faip con 180 dipendenti.
A gennaio con la riduzione della pausa  da 1 ora e mezza a 1 ora veniva proposto un accordo capestro alla lavoratrice che accettava sino alla fine dell’anno scolastico di utilizzare i permessi e la riduzione dell’orario per continuare ad andare a prendere all’uscita da scuola la figlia e riaccompagnarla a casa per non lasciarla in strada.
A settembre il problema si è ripresentato e la direzione ha proceduto con diverse e ripetute lettere di contestazione e sanzioni disciplinari in crescita. Nonostante il nostro sindacato FLMUniti-CUB in appoggio alla lavoratrice abbia dichiarato uno sciopero la direzione ha continuato con altre lettere di contestazione fino al licenziamento. La lavoratrice, è il caso di precisare, non ha parenti nelle vicinanze ed è divorziata quindi è nella necessità di cavarsela da sola. E certamente il licenziamento, la perdita di stabilità economica rischia di incidere sulla loro situazione.
La flmu ha avviato anche una azione legale per  far rientrare la lavoratrice al proprio posto di lavoro.
Ma crediamo che la solidarietà verso la donna ingiustamente colpita e le azioni per la soluzione positiva per la lavoratrice debbano essere messe tutte in campo per non dare spazio all’azione dell’ impresa che colpisce una lavoratrice  e dà un segnale negativo non solo all’interno verso i lavoratori e le lavoratrici della azienda, del gruppo ma anche a livello più generale.

Lì, 19 novembre 2006

Federazione Lavoratori Metalmeccanici Uniti

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