Pomigliano: minacce, provvedimenti, intimidazioni, continuano le repressioni in Fiat Auto.

 
Decine di provvedimenti disciplinari, pressioni psicologiche ed intimidazioni e per chi non ci sta, decine di contestazioni, ecco come intende organizzare il lavoro la dirigenza Fiat a Pomigliano.
Da tempo denunciamo la mancanza di professionalità del  gruppo dirigente Fiat, e di una organizzazione del lavoro capace di migliorare la qualità del prodotto per rendere realmente competitivo lo stabilimento di Pomigliano.
Il problema principale era ed è la scarsa qualità del prodotto, ciò portò ad una decisione, dare più attenzione alla delibera delle vetture di finizione, tale decisione fece aumentare enormemente i livelli di scarto.
Ed ecco l’idea “brillante”, una nuova organizzazione di lavoro, prima il ciclo di lavoro prevedeva:  ricerca collaudo, verniciatori, levabolli, delibera, a tal punto le vetture di scarto andavano ai BOX,  le vetture deliberate continuavano per la ceratura e infine spedizione; poche postazioni su di una linea di oltre cento metri.
Si era tentato in tutti i modi di diminuire lo scarto:
ridurre l’organico di qualità velocizzando i tempi, ammonendo e  minacciando quei lavoratori che risultano essere troppo pignoli nell’evidenziare i difetti e che si rifiutano di certificare quei lavori imperfetti;  fino ad arrivare a sviluppare dei cartellini e dei cicli di lavoro per i ricercatori, che prevedono di evidenziare solo dei demeriti a partire da 100, ossia solo vetture che presentano dei seri problemi, ma che non tengono conto di piccoli graffi, impurità, aloni, piccole colature ecc.ecc.
(complimenti davvero ingegnosi).
Dopo tutto questo “ingegno”, lo scarto continua, ed ecco un nuovo lampo di genio da parte dei dirigenti di collaudo e produzione, una nuova organizzazione; spostare la delibera in fondo dopo la ceratura, e farla affiancare da altri lavoratori di una ditta esterna, per concordare insieme la delibera, così su di una linea di poco più di dieci metri, si trovano ad operare più di venti lavoratori.
Su tale linea dovrebbero arrivare vetture che teoricamente sono da deliberare, visto che antecedentemente si  smistano le vetture: nei box gli scarti e continuano quelle da deliberare, con la differenza che le vetture prima di essere deliberate, passano per la ceratura e vengono coperte con dei teli protettivi di plastica,  che impediscono la visuale di: cofano motore, padiglione e portellone, due terzi di vettura che non possono essere controllati, ma neanche tale “truffaldino” espediente funziona, considerato l’enormità di scarto presente in finizione, nei piazzali e lungo i corridoi.
A questo punto ci sentiamo in dovere di consigliare a questi LUMINARI aziendali con tendenze “MASOCHISTE” di: “eliminare definitivamente la delibera, oliare meglio le giunzioni, vedrete che lo scarto scomparirà” e con esso il lavoro a Pomigliano.
Tanto per non deludere Fim, Fiom, Uilm, Fismic, ecc., per non averli menzionati, ricordiamo che tutto ciò è e continua ad essere avvallato da lor signori, troppo impegnati a sollazzar e a studiare il modo più indolore possibile per ridurre l’occupazione, con accordi che esaltano come positivi, ma che in sostanza nascondono altre perdite di posti di lavoro, sacrifici, diritti.
E’ evidente che i provvedimenti dovrebbero riceverli questi signori che si spacciano per dirigenti e responsabili, ma che in realtà stanno solo “sabotando” lo stabilimento.
Ricordiamo ai lavoratori che la CUB mette loro a disposizione mezzi e conoscenze per affrontare tali problemi, ma ricorda anche che il miglior modo per reagire a soprusi ed intimidazioni e sempre lo stesso, il caro vecchio ma utile SCIOPERO.

Pomigliano, 2 ottobre 2006

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