6133.gifGRUPPO TELECOM: Verso lo SCIOPERO NAZIONALE del 3 ottobre con manifestazione a ROMA - PRIVATIZZAZIONI = PROFITTI ai PRIVATI e DEBITI allo STATO

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Sospesi, finora, tra il sogno (che tutto può succedere solo agli altri) e la realtà (vissuta in una azienda in cui le condizioni di lavoro sono diventate insostenibili, i salari insufficienti e la dignità e i diritti dei lavoratori sistematicamente calpestati), per tutti gli 85.000 occupati del gruppo Telecom è suonata la sveglia.
È un risveglio duro: non è più possibile, come tante volte è stato fatto, ignorare la sveglia, girarsi dall'altra parte e continuare a dormire. È necessario affrontare con determinazione un percorso di azione e di lotta, nel tentativo di bloccare il processo di alienazione della Telecom che sembra essere giunto alio snodo cruciale.
Bisogna farlo con la consapevolezza che questa volta nessuno è escluso dal rischio di perdere il proprio posto di lavoro e con un profondo senso di frustrazione e impotenza in quanto è ormai evidente che le decisioni e le eventuali soluzioni alla drammatica situazione debitoria di Telecom saranno definite a livello politico e finanziario.
Oltre 41 miliardi di euro di indebitamento di Telecom e l'assenza di una strategia di sviluppo delle telecomunicazioni italiane sono causati da varie componenti.
In cima a tutto c'èè la privatizzazione di Telecom, che è stata da sempre contestata e contrastata dalle organizzazioni sindacali di base, coerentemente alla posizione assunta in tutti i casi di privatizzazioni che hanno riguardato i servizi universali.
La privatizzazione di Telecom ha dato la spinta finale alla trasformazione del capitalismo italiano da industriale a finanziario. È stata l'occasione per servire in pasto agli squali delia speculazione finanziaria ii patrimonio nazionale delle telecomunicazioni.
Dopo fa privatizzazione innumerevoli sono stati i momenti in cui i Governi italiani hanno assistito alla gestione piratesca della Telecom senza che mai sia stato posto un freno a tutte quelle iniziative (ORA realizzate con i debiti, riassetti societàari attuati per spostare i debiti nelle aziende produttive, dividendi distribuiti agli azionisti facendo ricorso ad ulteriori debiti, ecc.) che, rispondendo a logiche esclusivamente finanziarie, andavano contro gli interessi nazionali.
Un contributo importante alla situazione attuale di Telecom è attribuibile a CGIL-CISL-UIL La loro contraccambiata e compiacente subalternità alle strategie aziendali, sapientemente spacciata per concertazione "necessaria e responsabile nell'interesse dei lavoratori", ha dato mano libera a Telecom.
I sindacati confederali hanno consentito il licenziamento di oltre 40.000 lavoratori avvallando e sponsorizzando piani pluriennali, sbandierati come "piani industriali" ma indirizzati esclusivamente a cessioni di rami d'azienda, mobilità di accompagnamento alla pensione, cicliche riorganizzazioni aziendali finalizzate ad esasperare e indurre alle dimissioni i lavoratori.
A questo vanno aggiunti rinnovi contrattuali in perdita che hanno segnato la riduzione progressiva del potere d'acquisto delle retribuzioni, la perdita di diritti conquistati con lotte fatte in anni passati, l'arretramento normativo, la discriminazione dei lavoratori più giovani, l'introduzione di ogni forma di lavoro precario. Con accordi specifici, inoltre, negli ultimi tre anni CGIL-CISL-UIL hanno consentito a Telecom l'introduzione e l'utilizzo di sistemi informatici in grado di esercitare un controllo a distanza dei lavoratori.
In altri termini, si può affermare che i confederali sono stati la parte trattante scelta da Telecom per il riconoscimento delle necessità aziendali ma, per le richieste che arrivavano dai lavoratori, CGIL-CISL-UIL hanno contato poco o nulla.
Il prodotto di questa malata "politica sindacale" è tutto racchiuso nel paradosso di essere stati costretti, in varie occasioni, a chiamare I lavoratori alla lotta nel tentativo di minimizzare i danni da loro creati con accordi in precedenza sottoscritti.
Tutto questo è avvenuto senza mai alcuna ammissione di responsabilità à da parte loro.
Infine, non vanno sottovalutate le responsabilità à dei lavoratori. Nel corso degli anni si sono lasciati "anestetizzare" da azienda e confederali, perdendo prima la voglia e poi la capacità di lottare. Valori come unità e solidarietà sono rimasti inespressi persino davanti alle migliaia di licenziamenti avvenuti con le esternalizzazioni.
L'individualismo esasperato, che ha diviso e disgregato la categoria dei lavoratori, ha rappresentato un valore aggiunto per i padroni, che sapevano di poter procedere a qualsiasi operazione senza limitazioni e senza ostacoli.
Questa è l'analisi delle cause che sono all'origine della gravissima situazione attuale.
Per tentare di bloccare la liquidazione di Telecom invitiamo i lavoratori alla partecipazione ed alla lotta e riteniamo che le soluzioni da attuare siano:
-   scollegamelo della catena che lega la situazione finanziaria fallimentare delle societàà che controllano Telecom dalla parte operativa che, nonostante gli scarsi investimenti degli ultimi anni nella rete, ha ancora una capacità enorme di produrre utili.
  mantenere l'unicità del Gruppo Telecom, contro lo spacchettamento e la societàarizzazione, in modo da sviluppare completamente il potenziale produttivo che nasce dall'integrazione dei servizi/attività che le varie aziende del gruppo offrono.
-    controllo statale delle telecomunicazioni.
Tutto questo a salvaguardia dei livelli occupazionali, nell'interesse dei consumatori e dei piccoli risparmiatori, a garanzia della sicurezza e della privacy di tutti i cittadini italiani.

COBAS - FLMU/CUB - SNATER

proclamano lo sciopero per l'intera giornata del 3 ottobre 2006per le lavoratrici ed i lavoratori del Gruppo Telecom con manifestazione nazionale a Roma

Aderiscono allo sciopero ed alla manifestazione di Roma lavoratrici e lavoratori esternalizzati da Telecom dal 2000 ad oggi
 
La coincidenza della data con lo sciopero indetto da CGIL-CISL-UIL nasce dall'esigenza di una mobilitazione completa dei lavoratori. Per la manifestazione abbiamo puntato alla piazza di Roma in quanto riteniamo che sia il Governo a dover dare le risposte e prendere le decisioni necessarie a risolvere la questione delle Telecomunicazioni italiane.
Questa nostra scelta si contrappone a quella fatta dei confederali che, organizzando la manifestazione nazionale a Milano, hanno simbolicamente individuato, quali loro interlocutori privilegiati, la proprietà di Telecom ed il potere finanziario: proprio gli artefici della catastrofica situazione attuale.
Per i lavoratori, dunque, è arrivato il momento della scelta e di considerare che risposte di lotta efficaci difficilmente potranno essere fornite da chi in tutti questi anni ha condiviso scellerate politiche aziendali. Di contro, da questa difficile situazione può nascere un movimento di reale partecipazione di tutta la base dei lavoratori delle telecomunicazioni italiane.
Milano, settembre 2006
 
FLMUniti-Cub
20131 Milano V.le Lombardia, 20 Tel. 02/70631804 Fax 02/70602409

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