Il futuro occupazionale potrebbe essere più difficile con le voci sulla vendita del gruppo Trader perciò è utile riflettere e tentare di realizzare collettivamente una rappresentanza sindacale che sia all’altezza dei compiti che ci aspettano.

Mercoledì ì 1 marzo 2006 dalle 9,30 si terrà l’assemblea retribuita dove decideremo come procedere alle elezioni RSU. Invitiamo iscritti/e e non iscritti a far pervenire opinioni e proposte. E’ in discussione la proposta di distribuire a tutti/e una scheda per le primarie così ognuno/a potrà contribuire con la sua indicazione a scegliere chi sarà candidato/a per la lista CUB e se necessaria una riunione ad hoc per definire la lista tra iscritti/e e aperta a tutti/e gli/le interessati/e.

Premessa sul regolamento RSU e sui problemi che crea.
La CUB sostiene la elezione su scheda bianca tutti/e elettori/trici e eleggibili.
Ma il regolamento delle RSU in vigore, frutto di un accordo tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil, è antidemocratico perché dà diritto ai sindacati firmatari di contratto nazionale a un delegato su tre. Quindi se si presentasse alle elezioni come sembra anche la lista della Cgil con un solo voto potrebbero prendere un posto e con il 34% ne prenderebbero due (purtroppo la democrazia alla Confindustria e ai sindacati confederali non stà a cuore ma puntano a garantirsi il controllo tra di loro dei loro accordi).
Nelle due precedenti votazioni l’unica lista presente era la CUB Informazione e quindi venivano eletti/e chi risultava tra i primi tre. Ora potrebbe non essere così. Perciò l’unico modo per far sì che le tre RSU siano i lavoratori e le lavoratrici a sceglierle sarebbe quella che si presenti alle votazioni solo la lista della CUB Informazione (che dopo le primarie aperte a iscritti e non iscritti) candiderebbe i primi 4 tra le quali scegliere le tre RSU sulla base dei voti.
Ovviamente ognuno sceglierà liberamente se presentare altre liste diverse dalla CUB Informazione.
Problemi che dovremo affrontare e perché è utile, è stato utile, in qualche caso decisivo che a Milano l’unico sindacato presente fosse la Cub Informazione:
1)    all’avvio della esperienza CUB si è riusciti ad evitare che sparisse dalla busta paga il milione di lire di giugno che sarebbe diventato variabile all’interno del premio di risultato e chissà che fine avrebbe fatto;
2)    la richiesta delle vigilie pagate erano richieste presenti nella piattaforma di Milano che ha aperto la strada all’accordo delle due mezze giornate pagate;
3)    avevamo tentato un accordo sul premio di risultato con Cgil e Uil di Torino ma poi se ne andarono per la loro strada per quattro soldi. Idem nel secondo rinnovo che tra l’altro nel 2005 non ha fruttato niente per diverse sedi del gruppo;
4)    l’ultima tornata del confronto sindacale ha visto la firma sui licenziamenti chiesti dalla direzione da parte dei sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil. A Milano non li hanno chiesti ma hanno fatto di tutto per evitare il confronto con le posizioni diverse sostenute dalla assemblea e dalla CUB;
5)    La direzione prima e durante il confronto sui licenziamenti ha tentato di tenerci buoni arrivando a scrivere diverse versioni di un possibile accordo che tra l’altro doveva affrontare il problema dei precari, degli interinali e dei tempi determinati. Non si concluse niente e ad un certo punto i sindacati Cgil, Cisl e Uil per le altre sedi contrattarono i licenziamenti;
6)    È il caso di ricordare che sia all’inizio che in un’altra occasione con questa direzione del personale la CUB e le RSU hanno dovuto far intervenire la consigliera di parità per ottenere la rimozione di ingiustificate resistenze a concedere il part time e/o orari diversi alle donne che ne avevano bisogno.

Certo molto altro si sarebbe potuto fare.
Un altro problema riguarda, salvo qualche eccezione, la esclusione dal tavolo della trattativa del sindacato CUB. La direzione si ostina a continuare La discriminazione nei confronti del primo sindacato, dell’unico sindacato esistente evitando che i problemi e le richieste vengano affrontate. E’ successo anche alla Fiom il sindacato maggioritario tra i metalmeccanici di essere escluso dalla firma del contratto nazionale per ben due volte. I padroni, le direzioni vogliono scegliere loro i sindacati con cui firmare i contratti. In questo modo si va contro la Costituzione che garantisce la libertà sindacale.
Qualche considerazione su altre cose che non vanno: a tutti/e viene chiesto uno sforzo per aumentare la produttività ma il premio di risultato non rende quasi niente mentre ci sono reparti (call center, teleselling, agenti diretti e indiretti, ecc.) che hanno premi legati al rendimento, al risultato che creano diversità e stress. Le scelte della multinazionale hanno sempre puntato a portare il malloppo in Francia con continui aumenti del prezzo di copertina mentre le nuove testate e l’area “on line” producono poco fatturato e forse neanche utili. La politica della direzione ha di fatto perso per strada agenti storici con portafoglio clienti che garantivano nel tempo la redditività. Inoltre la recente vendita della storica sede di Milano dimostra la volontà di pagare bene gli azionisti e i manager mettendo in discussione il patrimonio costruito nel tempo. L’aumento della precarietà con una quarantina di rapporti di lavoro a somministrazione (ex interinali) non hanno migliorato il clima ed è un problema da risolvere. Anche le resistenze sull’ambiente sono state in alcuni reparti un problema. E il prossimo futuro con il trasloco nella nuova sede e l’eventuale arrivo di nuovi proprietari…. saranno problemi da affrontare e risolvere con aun azione sindacale più incisiva di quanto si sia fatto finora.

Perciò è importante andare alle elezioni con una RSU e con la CUB più forte.
Sul piano generale l’utilità del sindacato di base CUB sarà ancora più importante: partirà nei prossimi mesi il confronto per rivedere l’accordo del 1993 che ha prodotto un taglio del 10% dei salari, l’attacco alle pensioni, l’aumento della precarietà.
La CUB con altri sindacati di base propone la reintroduzione della scala mobile: non basterà una raccolta di firme ma la costruzione di una politica sindacale alternativa è sempre più urgente con al centro aumenti salariali veri e consistenti e la riduzione della precarietà.

Lì, 27 febbraio 2006


FaceBook