Nel maggio 2019 Conad dichiara di aver acquisito il gruppo Auchan di cui fanno parte gli ipermercati, gli Sma e i Simply per un totale di circa 18.000 dipendenti.

Conad è un consorzio nazionale di dettaglianti, che si occupa della vendita di prodotti alimentari in superfici molto più piccole rispetto a quelle degli ipermercati, una struttura molto diversa da Auchan che ha sempre privilegiato la struttura generalista su superfici di grandi e medie dimensioni.
Ad oggi le uniche informazioni fornite da Conad, tramite l’Avv. Baroni, sono quelle che le aree vendita degli ipermercati sono troppo grandi e che intende ridurre le superfici del 30/50% e che non sono interessati alle aree non alimentari, quindi il cd. bazaar, gli elettrodomestici e il tessile.

Come intendono intervenire? Vendendo quelle zone ad acquirenti interessati come i marchi dell’elettronica o del tessile o dei mobili.
Non è chiaro al momento come Conad intenda procedere con i dipendenti addetti a queste aree all’interno del perimetro Auchan. Non è stata spesa nemmeno una parola sulla loro destinazione, se dovranno venire assorbiti dai nuovi acquirenti o continuare a far parte del personale in via di transizione in Conad.
E’ opportuno sapere che Conad ha creato una società denominata BDC Italia SpA nella quale ha inserito tutti i punti vendita ex Auchan. Tale società entro giugno 2020 si libererà dell’attività di vendita diretta di beni alimentari, destinata a passare sotto la diretta direzione di Conad. Il rischio evidente è che questa società con i dipendenti rimasti sia destinata a diventare una bad company, ossia un serbatoio di esuberi.

Una prospettiva evidentemente irricevibile.
E’ invece più chiara la situazione per i dipendenti Auchan del centro amministrativo di Rozzano, circa 700, e di gran parte delle piattaforme logistiche, che Conad ha dichiarato di non voler assorbire. In questi luoghi i lavoratori sono in agitazione da mesi; nel caso del magazzino di Truccazzano (MI), solo uno sciopero a oltranza durato per vari giorni ha impedito la chiusura immediata del magazzino.
Nel frattempo Conad ha anche avviato una procedura di cessione di 28 punti vendita a Carrefour e 7 punti vendita ad Esselunga per la provincia di Milano, vendita al momento bloccata dall’Antitrust che ha sospeso l’operazione in attesa di pronunciarsi il 20 Gennaio sull’ipotesi di posizione dominante assunta da Conad sul mercato nazionale.
Un ulteriore problema che si apre per i dipendenti passati alla bad company è la limitatezza della garanzia occupazionale di questi ultimi. Dopo l’eventuale ratifica del passaggio, infatti, la garanzia del posto di lavoro durerà non più di 12 mesi. Riteniamo importante sottolineare che il personale impiegato in questi punti vendita, non diversamente da quanto avviene nel commercio in generale, è composto in gran parte da donne con contratti part time, stipendi molto bassi e normalmente con carichi familiari che gravano sulle loro spalle.

Per contestualizzare la situazione è utile anche ricordare come Auchan esca dal mercato italiano come marchio generalista, ma sia intenzionata a mantenere una presenza cospicua come marchi specifici; la proprietà Auchan è infatti la stessa dei marchi specialisti Kiabi, Le Roy Merlin, Decathlon, Brico ed altri.
La conseguenza di questa “doppia presenza” è che Auchan potrebbe in ipotesi rilevare per i propri marchi una parte delle stesse superfici appena cedute a Conad, senza doversi caricare la spesa per i dipendenti in esubero coinvolti nell’operazione di vendita.
Questo spiegherebbe il basso prezzo, totalmente fuori dai parametri di mercato, con il quale si è conclusa l’operazione di vendita Auchan-Conad. In questo modo Auchan si liberebbe del peso rappresentato da un numero eccessivo di dipendenti rispetto ai propri progetti di sviluppo, facendo pagare direttamente a questi ultimi la differenza tra il prezzo di vendita del marchio Conad e l’effettivo valore di mercato della catena in Italia.

Torino, 7 gennaio 2019

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