Apre l'assemblea aperta  dedicata al "decreto sicurezza"  Mattia Scolari di  Flaica CUB - sotto il testo della relazione di apertura e la locandina 
 
Intervento integrale del  prof. Pietro Basso all'incontro aperto sul decreto Sicurezza e  Immigrazione - Criminalizza i poveri e arresta i lavoratori in lotta. - 24 novembre

Il DECRETO “SICUREZZA” COLPISCE CHI LOTTA E PORTA UN PESANTE ATTACCO ALLE LIBERTÀ E AL FUTURO DI TUTTI I LAVORATORI E LE LAVORATRICI

Il decreto “sicurezza” del governo “Movimento 5 Stelle-Lega” è un preciso attacco contro tutti i lavoratori e soprattutto contro quanti oggi lottano e contro chi lo farà nel futuro.

Il Padronato richiede una svolta autoritaria e repressiva, che il Governo esegue.

Bisogna essere chiari; quest’ultimo tassello è in perfetta continuità con le misure anti-operaie concertate da Padronato – CgilCislUil e Governi nell’ultimo trentennio: aver imposto la compatibilità delle rivendicazioni operaie con il sistema capitalista; i primi accordi concertativi; il Protocollo del ’93 che ha posto le basi per l’estinzione della democrazia operaia e il controllo del conflitto sociale; i governi di centrosinistra e centrodestra che hanno continuato lo svuotamento del welfare state e dello statuto dei lavoratori a suon di privatizzazioni e precarietà; il Jobs Act che ha cancellato il lavoro stabile; il collaborazionismo sindacale sancito dal TUR del 2014 volto ad impedire le lotte operaie e zittire i dissenzienti; quei dissenzienti, che ora potranno anche essere arrestati col Decreto Sicurezza.

Il Decreto reintroduce, infatti, come durante il regime Fascista, il reato di blocco stradale, di occupazione di case, aziende e terreni.

Di fronte ad un licenziamento di massa, qualora i lavoratori decidessero di bloccare una strada o occupare un’azienda per salvare i propri posti di lavoro, o qualora un cittadino in stato di necessità dovesse occupare una casa perché i comuni non assegnano e non costruiscono case popolari ecco: questi lavoratori e questo cittadino potranno essere arrestati!

Con queste misure il governo Di Maio-Salvini ha l’obiettivo di andare a soffocare il crescente malessere sociale, il conflitto sindacale e non, e di criminalizzare la povertà.

Si vogliono colpire in primis le decine di migliaia di lavoratori che da alcuni anni, organizzati in sindacati di base, conducono una lotta senza tregua, soprattutto nella logistica, contro lo sfruttamento selvaggio e schiavistico da parte di cooperative e aziende. Lotte che avendo ottenuto importanti miglioramenti salariali e contrattuali, stanno dilagando in tutto il settore nazionale del magazzinaggio, e rappresentano un esempio per tutti i lavoratori e le lavoratrici di questo paese dimostrando che l’azione conflittuale con gli strumenti dei picchetti ai cancelli ed i blocchi dei camion paga e che l’arroganza padronale si può piegare.

Nel nome della “sacralità della proprietà privata“ come dichiarato dal ministro degli interni Salvini, si vogliono colpire i movimenti per la casa e gli spazi sociali che lottano attraverso le occupazioni d’immobili abbandonati da anni al degrado. Immobili di proprietà di grandi immobiliari, assicurazioni e banche, presenti in grande quantità nelle città. Spazi enormi che sono sottratti alle comunità che vivono nel territorio e dove da oggi la necessità dell’abitare diventa un crimine, mentre mutui e affitti restano alle stelle, in un contesto dove le spese militari e per la “sicurezza” crescono a dismisura, mentre chi ha bisogno di un esame sanitario urgente deve provvedere privatamente pagando centinaia di euro.

La prevenzione e il contrasto al terrorismo e alla criminalità mafiosa, sbandierati come veri obiettivi del Decreto “Sicurezza” in realtà sono la foglia di fico sotto la quale si nasconde la politica di governo dell’immigrazione in funzione di un maggiore sfruttamento della manodopera immigrata, ricattata e sotto schiaffo da misure costruite apposta per metterla in una condizione di continua subordinazione e sostanziale emarginazione.

Immigrazione rispetto alla quale i governi del PD a partire dalla legge Turco-Napolitano (istitutrice della prima forma di campo di concentramento in Italia, dalla fine della guerra, i CPT), non solo si sono ben guardati dal mettere mano alla legge Bossi-Fini, ma hanno bloccato l’acquisizione della cittadinanza ai figli dei cittadini immigrati, nati e cresciuti in Italia. Non solo, il decreto del ministro del P.D. Minniti ha dato inizio con il DASPO urbano all’ulteriore emarginazione dei poveri; ha promosso la criminalizzazione di quanti operano per la salvaguardia della vita; ha preso accordi con le milizie libiche e i trafficanti di carne umana per l’apertura di autentici campi di concentramento ove torture, violenze sessuali e privazioni sono all’ordine del giorno; infine ha voluto la cancellazione del secondo grado d’appello per i richiedenti asilo.

Salvini non fa nient’altro che portare a compimento quanto iniziato da Minniti inneggiando al reato di solidarietà che ha portato all’arresto del sindaco di Riace, Domenico Lucano, colpevole di aver trasformato un paese in via di abbandono in un centro di accoglienza, vitale e popolato, parte civile nei processi contro la ‘ndrangheta.

Ma cosa ci possiamo aspettare da un ministro dell’Interno, da sempre attivo militante di un partito che ha frodato 49 milioni di euro alla collettività e che invece di mettere al primo posto la lotta alla mafia fa si che i beni a lei sequestrati vengano messi all’asta, così che gli stessi mafiosi li possano riacquistare? Da un ministro che continua ad agitare il pericolo dell’immigrazione quando questa è in netto calo e gli autentici problemi del paese sono rappresentati dall’aumentato divario di reddito tra chi sta sopra e chi sta sotto, dalla crescente emigrazione di lavoratori e lavoratrici italiani, dalla disoccupazione giovanile, dall’intollerabile peso delle spese militari che sottraggono reddito e risorse per le autentiche necessità che si chiamano: casa, sanità, scuola.

Dietro la facciata democratica del sistema, é sempre più evidente l’autoritarismo e la repressione contro i tutti i poveri, ai quali viene per ora solo promessa qualche misera elemosina in cambio della loro libertà. I pochi possessori di ricchezze e privilegi avranno le mani sempre più libere per imporre il loro sfruttamento alla grande massa. Al di là della propaganda sparsa a piene mani i due ministri, Salvini e Di Maio, come il gatto e la volpe della fiaba di Pinocchio, vogliono far crederci che la povertà è abolita per decreto, grazie all’elemosina di un fantomatico “reddito di cittadinanza” mentre in realtà il Decreto Dignità ha confermato il Jobs Act, nonostante il teatrino con Bruxelles il Def è nella sua struttura complessiva una manovra austeritaria come quelle precedenti e con la flat tax e i condoni fiscali si favoriranno unicamente e imprese e i più ricchi.

Anche dietro l’attacco ai burocrati di Bruxelles non c’è un solo tema caro a quanti hanno sofferto per l’introduzione dell’euro e le politiche di austerità che hanno già portato al collasso la Grecia, ma c’è anche qualcosa di più inquietante. C’è lo spettro della guerra che si accompagna al disegno della liquidazione dell’Europa come soggetto politico (peraltro mai attivo) in uno scenario che vede l’acuirsi dei conflitti internazionali tra le grandi potenze Stati Uniti, Cina e Russia, tutte interessate alla disgregazione dell’Unione europea e alla realizzazione di singole alleanze con questo o quel paese, in previsione del prossimo conflitto.

Il rispolverare del nazionalismo, mascherato da “sovranismo”, lo slogan “Prima gli italiani”, nasconde la volontà di far si che l’Italia sia parte integrante di una di queste alleanze e l’aspro confronto che agita la scena politica italiana è soprattutto dovuto non tanto alle politiche economiche in atto quanto al fatto che quello che è in gioco è la collocazione internazionale del paese.

Che dire poi dell’attacco che stanno portando sul fronte delle libertà e dei diritti civili? La ripresa dell’offensiva clerico-fascista contro la Legge 194 e i pur contenuti diritti conquistati dai movimenti per la parità di genere, il ridisegnare la legge sul divorzio e le separazioni (Decreto Pillon), vanno tutti nella direzione di riportare la donna in una condizione di subalternità, nel ruolo di fattrice e casalinga e di riaffermare la centralità della famiglia patriarcale secondo le “migliori” tradizioni dell’epoca fascista.

Le sfide sul terreno sono tante. Occorre allora adoperarsi alla costruzione di un percorso finalizzato innanzitutto a riprendersi gli strumenti di lotta e a chiarire gli aspetti perversi del sistema in cui viviamo. Dobbiamo quindi rilanciare con forza le ragioni del conflitto di classe come strumento per conquistare diritti e giustizia sociale.

Gli sprechi della politica, i vitalizi ecc... sono dei fastidiosi privilegi borghesi che dobbiamo combattere. Sono stati però utilizzati come specchietto per le allodole, per indirizzare i lavoratori verso polemiche moraliste senza chiari contenuti di classe.

Bisogna invece dire con chiarezza che le diffuse condizioni di povertà ed emarginazione sociale, da cui traggono linfa i clientelismi e la corruzione che in Italia assumono livelli esponenziali, non sono altro che un prodotto del capitalismo e soprattutto dell'attuale fortissimo squilibrio di forza tra la classe lavoratrice e quella padronale, in favore di quest'ultima.

L'alternativa a questo sistema che ci vuole divisi, schiavi e rassegnati non potrà che ripartire dall’unità e dalla lotta conflittuale delle lavoratrici e dei lavoratori, italiani e migranti.


Sala viale Monza 140  - circolo unita proletaria  

Intervento Avv Eugenio Losco integrale

Ivan Maddaluni di Cub Trasporti

Conclusioni Avv Losco e Prof Basso

Servizio di Libera TV

Intervento di Luciano Pasetti -  licenziato Carrefour Milano

 

10,00 alle 15,00 -  Circolo di Unità Proletaria Viale Monza 140 - Milano 

Sono intervenuti oltre ai relatori: CUB, USI-AIT, Si Cobas, Fa Milano, SGB, PCL

Sono intervenuti : Avv. Eugenio Losco -- Prof. Pietro Basso

 Scarica la locandina in pdf

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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