Siemens di Cassina de Pecchi agitazione contro l’uso dei turni

  Le esigenze aziendali sopratutto?

La linea aziendale imporre i turni!    E … figli abbandonarli???


Il caso di Mara C. è esemplare: secondo la direzione aziendale deve cominciare a fare i turni. La lavoratrice non può e non vuole lasciare per strada o ad altri il piccolo di nove anni.

Tra l’altro il marito lavora come installatore e quindi è spesso in trasferta e con orari disagiati.

La costituzione, art. 41 dice che:”(l’attività economica) non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”

Art. 37: “le condizioni di lavoro devono consentire (alle donne) l’adempimento della sua essenziale funzione famigliare.

Le condizioni di lavoro devono assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”. Una premessa necessaria: la direzione aziendale ha sfruttato ancora una volta a fine anno la legge sulla mobilità per far uscire dalla fabbrica cento lavoratori e quindi sono usciti anche lavoratori e lavoratrici che facevano i turni.

In queste condizioni senza nuove assunzioni non è possibile realizzare la stessa produzione di prima.

D’altra parte dopo alcuni anni di turni le cose stanno mutando: chi ha accettato volontariamente di andare a turni, in particolare se diventa madre, si trova a dover fare i conti con altri e nuovi problemi che rendono incompatibile, difficile la cura e il rapporto con i figli. In altri casi i nonni vengono a mancare e quindi al dramma si aggiunge l’improvvisa difficoltà oltreché nei rapporti affettivi con figli anche altri problemi di cura.

Si fa un gran parlare di famiglia, di bambini, di aiuti ma poi le aziende se ne fregano.

Nei circa trecento lavoratori a turno stanno aumentando i problemi e le richieste di tornare a fare il lavoro a giornata per poter affrontare meglio i problemi famigliari.

La non volontà di fare nuove assunzioni porta a spremere il personale rimasto anche andando contro esigenze personali e sociali imprescindibili come la cura dei figli.

Contro questo atteggiamento c’è chi fa da elastico: la fim-cisl chiede di fare i turni a part time, cgil, cisl e uil aziendali tentano di risolvere i casi individuali e chiedono alle lavoratrici di provare ad entrare a turno e poi si vede. Ma questa posizione significa in pratica “vieni a lavorare e prova a lasciare per strada il figlio ….”

La FLMUniti intende partire da questa forzatura della direzione che vuole imporre turni a chi non li può fare per: riaprire la discussione sull’accordo turni del 1997, per ottenere reali garanzie che vengano rispettati i problemi e le scelte dei lavoratori e lavoratrici anche a salvaguardia di ruoli sociali; verificare tra i lavoratori e le lavoratrici quali problemi ci sono e risolverli; verificare i reparti dove non è necessario fare i turni.

La produzione per il radio mobile (alta media e bassa capacità) sta tirando  e ci sono ritardi nelle consegne che certo non verrebbero risolti dal passaggio a turno di una o poche persone.

Perciò va rivisto anche il piano di investimenti e di assunzioni per far fronte alle richieste del mercato. Il soddisfacimento delle richieste del mercato non può andare contro diritti sociali.

 Non c’è nessuna antenna che può giustificare un figlio in mezzo alla strada!  Forse hanno in mente di colpirne una per educarne ..cento? Non ci stiamo, non la lasceremo sola.

Perciò la FLMUniti invita i lavoratori, le lavoratrici a dare solidarietà e sostenere la protesta, la mobilitazione e la lotta:

Sciopero il 1° turno sciopero dalle 6,00 alle 8,30 da martedì 6 febbraio a venerdì 9


per tutti:

Mercoledì ì 7 febbraio sciopero dalle 13 alle 14 per i dipendenti del sito produttivo di Cassina de’ Pecchi e cioè Siemens ICN, Pellegrini Nord, Ecolucente, Coveri e tutte le altre  con assemblea alla portineria centrale per decidere il programma di iniziative e di lotta (sono invitati la stampa e tv)

Tutti sono invitati Martedì 13 febbraio ore 21 assemblea pubblica presso la sala Consigliare di Cassina de Pecchi, piazza De Gasperi, 5.

Milano, 5 febbraio 2001

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