Protocollo del 23 luglio: ecco alla fine i dati definitivi sulla partecipazione al voto in tutte le categorie e in tutti i territori. Nei luoghi di lavoro hanno votato meno lavoratori/trici che nel 1995

La Rete 28 Aprile ha più volte sollecitato in queste settimane la diffusione dei dati definitivi sulla partecipazione alla consultazione sul protocollo del welfare, considerando questo un presupposto indispensabile per una discussione seria e trasparente.
Alla fine, a più di un mese di distanza, i dati sul numero dei votanti divisi per categoria e per territorio sono disponibili sul sito della CGIL. Questo ci permette di fare alcune considerazioni sull’andamento della consultazione, dentro e fuori dai luoghi di lavoro e nelle diverse regioni.
Hanno votato 5.128.507 lavoratori e lavoratrici (81,6% di sì), quasi 700.000 voti in più rispetto al 1995, pari ad un aumento percentuale del 16%.
Sugli oltre 5 milioni di votanti, i voti dei pensionati sono 1.151.250 (95,7% di sì) e ben 907.494 provengono dai seggi territoriali intercategoriali (89,2% di sì). I voti provenienti da pensionati e seggi territoriali sono dunque 2.058744 e rappresentano ben il 40% del totale dei votanti.
I voti raccolti dai luoghi di lavoro sono 3.069.763, pari al 60% del totale dei votanti. Su questi, il sì ha vinto con il 74% dei consensi.
Il voto nelle categorie, nei seggi territoriali e tra i pensionati – totale Italia

 

votanti

% di votanti sul totale

% di sì

Categorie

3.069.763

59,9      

74,0

Seggi territoriali

907.494

17,7

89,2

Pensionati

1.151.250

22,4

95,8

Totale

5.128.507

100,0

81,6


Rispetto al 1995 - quando votarono poco più di 4.400.000 lavoratori e lavoratrici - è aumentato, dunque, soltanto il voto dei pensionati (più 43% rispetto al 1995, pari a circa 350.000 voti in più) e quello raccolto nei seggi territoriali intercategoriali (più 69%, pari a poco più di 370.000 voti in più), mentre i voti raccolti nelle categorie sono diminuiti.
Di fatto, rispetto al referendum del 1995, se si esclude il settore della conoscenza (dove la partecipazione al voto è aumentata di 356,8 punti percentuali), il settore agro-alimentare (più 114%), il terziario (più 59%) e l’edilizia (più 61%), la partecipazione al voto è diminuita in tutte le categorie, dell’industria e dei servizi:
-    nel tessile (-35,4%)
-    nella chimica e nell’elettricità (-24%)
-    nel metalmeccanico (-16%)
-    nel pubblico impiego (-30,6%)
-    nella comunicazione e editoria (-16%)
-    nel credito, banche e assicurazioni (-29%)
Inoltre, rispetto al 1995, diminuisce la partecipazione in quasi tutte le regioni del nord, mentre aumenta in tutte quelle del sud.
In tutte le principali regioni del sud l’aumento percentuale rispetto al 1995 supera il 45%. In Campania e Sicilia l’aumento percentuale raggiunge rispettivamente il 118% (pari a 268.080 voti in più) e l’89,7% (pari a 275.822 voti in più). Da sole, queste due regioni (che secondo i dati ISTAT coprono il 13% del totale dell’occupazione dipendente) rappresentano più del 20% del totale dei votanti, con un totale di 1.091.191 voti.
Sempre dal Sud, proviene la maggioranza dei voti raccolti nei seggi territoriali intercategoriali: ben il 54,5% dei voti raccolti in questo modo. I voti raccolti nei seggi territoriali rappresentano un quinto del totale dei voti della Calabria (26,6%) e della Puglia (23,6%), addirittura la metà di quelli della Sicilia (51%), pari a poco meno di 300.000 voti.
Il voto nelle categorie, nei seggi territoriali e tra i pensionati – aree territoriali

 

nord

centro

sud

 

votanti

% sì

% di votanti sul totale

votanti

% sì

% di votanti sul totale

votanti

% sì

% di votanti sul totale

categorie

1.583.005

69,5

67,6

627.977

73,7

63,5

858.781

82,4

47,8

seggi territoriali

202.855

82,0

8,7

210.380

87,4

21,3

494.259

92,9

27,5

pensionati

556.956

96,6

23,8

150314

96,0

15,2

443.980

94,7

24,7

Totale

2.342.816

77,1

100%

988.671

80,1

100%

1.797.020

88,3

100%


I voti dei pensionati, invece, provengono soprattutto dal nord (48,4%). Dal sud proviene il 38,6% dei voti dei pensionati. Il voto dei pensionati è, in ogni modo, circa un terzo del totale dei voti di regioni come la Calabria (32%) e la Campania (30,5%).
La somma del voto dei pensionati e dei seggi territoriali è ben il 67% del totale dei voti della Sicilia, il 58,5% dei voti della Calabria, il 51,5% dei voti della Puglia.
Ciò significa che in una regione come la Sicilia, dove la partecipazione al voto è raddoppiata rispetto al 1995 e dove il sì ha raggiunto il 92,38% dei consensi, i voti raccolti nei luoghi di lavoro sono appena il 33% di quelli realmente considerati.    
I dati definitivi dimostrano, dunque, quello che abbiamo sempre sostenuto e cioè che lo svolgimento di questa consultazione è stato anomalo, non soltanto perché la consultazione stessa era viziata dal divieto di presentare le posizioni del no nei luoghi di lavoro, ma anche perchè le procedure di voto sono spesso avvenute senza alcuna forma di controllo, soprattutto nei seggi volanti territoriali e tra i pensionati.
Il presupposto della democrazia è che essa sia fondata su regole certe e condivise. Quando si chiamano i lavoratori e le lavoratrici a esprimersi in un referendum:
-    deve essere garantita la libertà di propaganda e di informazione di tutte le posizioni;
-    deve essere chiara quale è la platea interessata;
-    deve essere garantita la segretezza e la certezza del voto, il controllo e la trasparenza delle modalità di scrutinio.
Per il protocollo del 23 luglio, al referendum vero e proprio - quello avvenuto in modo certificato nei luoghi di lavoro con seggi regolari l’8, 9 e 10 ottobre - hanno partecipato poco più di 3.000.000 di lavoratori e lavoratrici, meno dunque di quanti parteciparono al referendum sulla riforma Dini nel 1995. Il risultato complessivo di questa consultazione - l’unica certificata - segna certamente una prevalenza del sì, ma in misura minore rispetto a quella ufficiale, quella su cui si discute nelle sedi sindacali e con la quale il protocollo va in discussione al Parlamento.
Roma, 27 novembre 2007
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