CESSIONE RAMO D’AZIENDA: LEGITTIMA SE LA STRUTTURA HA UNA PREGRESSA AUTONOMIA (Sentenza della Cassazione)

La Cassazione ha confermato il suo vecchio orientamento ribadendo il concetto dell’autonomia funzionale di una attività (sentenze n. 13068 del 17 giugno 2005, n° 20012 del 17  ottobre 2005, n. 206 del 10 giugno 2004 e ribadito nella recente pronuncia n. 6292 del 22 marzo 2006).
In caso contrario si tratta di puro passaggio di contratti di lavoro ed è obbligatorio il consenso dei lavoratori
La cessione di ramo d'azienda è legittima solo se la struttura è dotata di pregressa autonomia organizzativa ed è idonea, già all'atto della cessione, a costituire una entità  economica unitaria, finalizzata allo svolgimento di un'attività volta alla produzione di beni e servizi. In assenza di tali requisiti, non si può parlare di cessione di ramo d'azienda, ma di di mera cessione di contratti di lavoro per il perfezionamento del quale è indispensabile il consenso dei lavoratori.
Questo in estrema sintesi, è l’orientamento consolidato della Cassazione espresso, tra le altre, nelle sentenze n. 13068 del 17 giugno 2005, n° 20012 del 17  ottobre 2005, n. 206 del 10 giugno 2004 e ribadito nella recente pronuncia n. 6292 del 22 marzo 2006.
Da un'analisi delle citate sentenze, emerge un dato di assoluto rilievo: la Corte suprema, tornata sulla questione della cessione di ramo d'azienda, a distanza di oltre due anni dalla modifica del V comma dell'art. 2112 c.c introdotta dalla legge Biagi, pare non aver mutato l’orientamento raggiunto in materia prima della riforma.
Come noto il nuovo testo della citata norma prevede che per “parte dell’azienda” oggetto di trasferimento debba intendersi quella articolazione “funzionalmente autonoma di una attività economica organizzata identificata come tale dal cedente e dal cessionario al momento del suo trasferimento”.
La norma pare individuare quale unico requisito rilevante ai fini del trasferimento, la compiuta identificazione del ramo ceduto che può effettuarsi  anche all’atto della cessione, non essendo più espressamente previsto l’obbligo della preesistenza del ramo e della sua pregressa autonomia.
Al contrario la Cassazione, attribuendo rilievo al requisito dell’autonomia organizzativa del ramo d’azienda ceduto che, oltre a risultare antecedente alla cessione deve presentarsi come idoneo al perseguimento dei fini dell’impresa sembra aver ritenuto irrilevante la modifica introdotta dalla Biagi.
Infatti, il principio  della pregressa autonomia organizzativa del ramo ceduto – sebbene non (più) espressamente previsto è stato ritenuto dalla suprema corte immanente  nell’ordinamento in forza del mantenimento del concetto della conservazione nel trasferimento della propria identità espressamente previsto dal V comma dell’art. 2112 in caso di cessione di parte dell’azienda e comunque avente fondamento nelle direttive della Comunità europea numero 17/1997, 50/1998 e 23/2001.
Anche nella recentissima pronuncia n° 6296/2006, la Corte ha nuovamente messo in luce la rilevanza degli elementi dell’organizzazione e dell’autonomia produttiva del ramo ceduto in quanto requisiti legittimanti la cessione.
Infatti la Cassazione, pur richiamandosi alle finalità dell’art. 2112 c.c come espresse nel testo attuale, ma, evidentemente facendo riferimento a quello precedente la riforma, ha chiarito definitivamente che il requisito che legittima  la cessione di un ramo d'azienda, resta comunque l’elemento della preesistente; organizzazione, inteso come legame funzionale che rende le attività  dipendenti appartenenti al ramo ceduto collegate tra loro e capaci di tradursi  in beni e servizi individuabili.
In altri termini la Cassazione, “aggirando" l'ostacolo della modifica, apportata dalla legge Biagi, ha ritenuto che la preesistenza del segmento aziendale oggetto di cessione,e la sua autonoma e unitaria organizzazione siano da considerarsi quale corollari del principio della conservazione dell’identità del ramo ceduto,una sorta di necessario completamento per evitare che, in occasione del trasferimento, sia, sia "la volontà dell’imprenditore ad unificare un complesso di beni(di per sé privo di una preesistente autonomia organizzativa ed economica volta ad uno scopo unitario),al solo fine,di renderlo oggetto di un contratto di cessione di ramo di azienda, rendendo applicabile la relativa disciplina sulla sorte dei rapporti di lavoro".

 

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