CESSIONE di CREDITO: Condannata la Telecom per attività antisindacale - il rifiuto di Telecom Italia spa di versare alla CUB i contributi effettuati dei dipendenti costituisce comportamento diretto ad impedire o limitare l'attività sindacale;

Cessione di credito: condannata la Telecom per attività antisindacale, la nuova normativa introdotta dalla legge 311/2004 non comporta in alcun modo l’imPossibilità à della cessione di credito da parte del lavoratore.
Il Giudice, sciogliendo la riserva,
1. rilevato che alla luce di quanto ritenuto da Cass. S.U. 2B296/2005 non può dubitarsi -anche dopo l’esito referendario abrogativo dei comma 2 e 3 dell’art. 26 Stat. Lav -  della legittimità dell' utilizzazione dello strumento negoziale della cessione di credito ex art. 1260 c.civ. da parte del lavoratore onde versare contributi ad una organizzazione sindacale; e questo anche se trattasi di cessione parziale, e di credito non ancora venuto ad esistenza ( come riconosciuto dalla Cass. 2798/78, 8497/94 5947/99 7162/2002 ricordate dalle stesse S.U).
Il tutto quanto meno fino alla data del 31/12/2004, allorché è entrata in vigore la modifica all’art. 1 del dpr 180/50 da parte della L. 311/2004;
2. Ritenuto che la citata modifica normativa non abbia comportato in alcun modo l’imPossibilità à della cessione di credito da parte del lavoratore ai fini di finanziamento del Sindacato.
Ed invero il nuovo testo dell’art. 1 DPR 180/50 richiama comunque “le eccezioni stabilite nei seguenti articoli ed in altre disposizioni di legge” e tra i “seguenti articoli” vi à tuttora l’art, 52 che, come opportunamente segnalato dal ricorrente, consente a tutti gli impiegati a tempo indeterminato titolari di stipendio o salario fisso e continuativo la cessione di quote di stipendio o salario non superiore al quinto per un periodo non superiore a dieci anni, senza vincolare espressamente tale facoltà alla contrazione di un prestito con apposito ente;
3. ritenuto pertanto che la cessione dei credito nelle forme e contenuti risultanti dalla documentazione depositata [che prevede un tempo limitato, un importo prestabilito, e la libera revocabilità dell'iscrizione al sindacato e quindi della cessione medesima) sia tuttora legittima; e che di conseguenza, come pure sancito dalle S.U. prima citate, il rifiuto di pagamento opposto dal datore di lavoro costituisca comportamento antisindacale, in quanto oggettivamente idoneo a  limitare  1’esercizio dell' attività e dell’iniziative sindacale:
-l'effetto del rifiuto è quello di privare i sindacati che non hanno stipulati i  contratti collettivi della Possibilità à di percepire con regolarità la fonte primaria di sostentamento per lo svolgimento della loro attività e posti in una situazione di debolezza, non solo nei confronti del datore di. lavoro, ma anche delle altre o.s con cui sono in concorrenza"^ (S.U. 2S269/2005 cit. ) ; rilevato altresì che gli effetti di tale comportamento tuttora persistono in assenza del pagamento di cui si tratta.,  
4. ritenuto che nei limiti della sommaria cognizione della presente fase non sia possibile dubitare della diffusione nazionale del sindacato attore, cui aderiscono federazioni provinciali di 18 Regioni con sedi periferiche in tutte le principali città delle stesse ; (doc 3) e che pertanto sussista, la .legittimazione attiva in capo al medesimo,   
5. ritenuto che, alla luce delle novità normative sopra  esaminate e della oggettiva incertezza da questa introdotta, appare del tutto equa la compensazione delle spese di procedura,
PQM
6. visto l’art, 28 Statuto Lav. dichiara che il rifiuto di Telecom Italia spa di versare al sindacato ricorrente i contributi di cui agli atti di cessione del credito retributivo effettuati dei dipendenti costituisce comportamento diretto ad impedire o limitare l'attività sindacale;
ORDINA alla convenuta TELECOM ITALIA spa la cessazione di tale condotta l’ esecuzione dei pagamenti di cui gli atti di cessione indicati in atti.
Compensa integralmente tra le parti le spese della procedura.

Firenze  8.6.2006 

II giudice
R. Bazzoffi

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