La politica economica del governo Renzi è un incubo per lavoratori, disoccupati e pensionati e un sogno realizzato per il  padronato. Il governo vende un piano per il lavoro che non avrà effetti sul piano occupazionale ma produrrà solo più precarietà e cancellerà le residue tutele.

 

 

Alla:

Commissione lavoro, previdenza sociale
Senato della Repubblica
Piazza Madama, 2
00186 ROMA fax 06/67063676

Posizione della Cub sui decreti n° 176, 177, 178, 179.
La politica economica del governo Renzi è un incubo per lavoratori, disoccupati e pensionati e un sogno realizzato per il  padronato.
Il governo vende un piano per il lavoro che non avrà effetti sul piano occupazionale ma produrrà solo più precarietà e cancellerà le residue tutele. 
Il governo realizza invece il sogno dei padroni: lavoratori sempre più asserviti e meno tasse; questa volta si vedono cancellati i contributi per tre anni ai nuovi assunti e ridotta di 6,5 miliardi l’irap.

La Cub ha espresso netta contrarietà alla legge  delega sul Jobs Act per la filosofia che sottende e per l’ampio margine di discrezionalità che assegna al governo nella modifica delle norme sul mercato del lavoro. 
La legge delega sul Jobs Act, è stata presentata come una necessaria scossa all’economia, ma, invece di affrontare la crisi creando lavoro e redditi, rappresenta un ulteriore passo avanti con quanto fatto dai governi precedenti e completa lo stravolgimento delle tutele dei lavoratori per rendere ancor più flessibile il mercato del lavoro, rimettere tutto il potere  nelle mani dell’impresa, ridurre gli ammortizzatori sociali per obbligare i disoccupati ad accettare un lavoro qualsiasi e a qualsiasi prezzo.
I decreti attuativi finora approvati hanno confermato le ragioni del dissenso della nostra organizzazione, gli ultimi quattro rendono ancor più evidente e inaccettabile l’intera legge.

Il contratto a tutele crescenti è solo libertà di licenziare.
Il  contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, pomposamente presentato come strumento per aggredire la precarietà e la disoccupazione,  prevede in realtà la liberalizzazione dei licenziamenti  per giustificato motivo oggettivo per i quali è abolito sempre il rientro in fabbrica anche in caso di licenziamento illecito. Chi sarà assunto con questo contratto può quindi essere licenziato in qualsiasi momento a discrezione del padrone. Di indeterminato c’e solo il momento in cui il padrone lo farà e l'abolizione dei diritti e delle tutele completa la separazione tra diritti e lavoro; la crisi viene utilizzata per affermare l'idea del “purché sia un lavoro”.
Licenziamenti discriminatorio nullo o intimato in forma orale.

Nel caso il giudice dichiara nullo il licenziamento ci sono due possibilità:
1.    Risarcimento dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegrazione. Il risarcimento minimo è di 5 mensilità.
2.    In sostituzione della reintegrazione risarcimento con indennità pari a 15 mensilità

Licenziamento per giustificato motivo o giusta causa.
1.    Se il giudice accerta che non ci sono gli estremi del licenziamento, dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di un'indennità  pari a 2 mensilità per ogni anno di servizio, in misura non inferiore a 4 e non superiore a 24 mensilità.
2.    Solo in caso di licenziamento per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa in cui sia dimostrata in causa l'insussistenza del fatto materiale, il giudice annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e al pagamento di un risarcimento dal giorno del licenziamento fino a quello dell'effettiva reintegrazione.
Il risarcimento non può essere superiore a 12 mensilità. Per le aziende sotto i 15 dipendenti l’indennità è dimezzata ed è massimo di 6 mesi.
Vizi procedura. Se sono accertati vizi di procedura il licenziamento è comunque valido ( a differenza del passato che era nullo). È prevista una indennità pari a 1 mensilità per ogni anno di servizio in misura comunque non inferiore a 2 mensilità e massimo 12 mensilità.
Offerta di conciliazione. Nel caso di licenziamenti discriminatori è prevista per il padrone l’offerta di una conciliazione. In questo caso l’indennità prevista è di 1 mese per ogni anno di servizio,  in misura comunque non inferiore a 2 mensilità e non superiore a 18 mensilità esentasse, con costo a carico dello stato.
Licenziamento collettivo. I licenziamenti collettivi sono parificati a quelli individuali e solo in caso di licenziamento collettivo ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge n. 223/91, intimato senza  forma scritta, è previsto il rientro o una indennità come nel caso dei licenziamenti discriminatori. In caso di violazione delle procedure i licenziamenti sono comunque validi, si applicano le indennità prevista dai vizi di procedura.

Gli ultimi decreti oggi ( 30/6/2015 ) in discussione, completano lo stravolgimento delle tutele dei lavoratori previsto dal jobs act.

Atto n° 176 – Semplificazioni. Cub è contraria ad interventi di semplificazione che compromettano tutele per soggetti deboli, disabili, e quelle in ordine alla salute e alla sicurezza. Con le semplificazioni si concede ai padroni libertà di scegliere quale disabile assumere e di allargare il potere di controllo sui lavoratori attraverso controlli a distanza  su pc, tablet, telefonini aziendali. Una simile disposizione, combinata con la nuova disciplina dei licenziamenti senza giusta causa, evidenzia che l’esigenza reale sia quella di dare in mano ai padroni uno strumento in più per sbarazzarsi dei lavoratori

Atto n° 177 - Riordino normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive.
La Cub considera inadeguato ed inaccettabile Il decreto perché incentrato solo sulla costituzione dell'agenzia, per decidere come eleggere il suo presidente e i vari funzionari, senza trattare la parte più importante, quella che serve a fare incontrare la domanda di lavoro con la sua offerta.
Il rafforzamento delle politiche attive tanto conclamato è un banale bluff, una operazione tecnica che, nel superare l’articolo 18, parla di tutele di nuova generazione (politiche attive e ricollocazione dei disoccupati) che ancora non ci sono e che a lungo non ci saranno.
Quello che doveva essere il fiore all’occhiello delle politiche del lavoro del governo, l’ istituzione di un’Agenzia nazionale per l’occupazione, partecipata da Stato, regioni e province autonome, vigilata dal ministero del Lavoro che a fronte della riduzione delle tutele economiche avrebbe dovuto tutelare chi perde il posto di lavoro offrendo una nuova occupazione si riduce nei fatti all’ennesimo carrozzone.

Atto n° 178 – Ispettorato nazionale del lavoro. La Cub ritiene che il governo debba assumere iniziative per aumentare i controlli, non per diminuirli. Il decreto risponde alla domanda delle imprese che hanno sempre denunciato di essere sottoposte a numerosi controlli e ciò intralciava l’attività produttiva e non all’esigenza di combattere irregolarità ed inadempienze.
L’integrazione dei servizi ispettivi di ministero del Lavoro, Inps e Inail comporterà una riduzione dei controlli sulle imprese e ciò limiterà l’accertamento delle infrazioni oggi elevatissime e difficili da contrastare con i mezzi disponibili.

Atto n° 179 – Ammortizzatori sociali. La Cub ritiene inaccettabile la riduzione dell’intervento della cassa integrazione ordinaria e straordinaria e il superamento della cassa in deroga con una varietà di fondi di solidarietà.
Cub al contrario ritiene che  gli ammortizzatori sociali debbono essere universali e fruibili da parte di tutti i lavoratori.  Pertanto il superamento della cig in deroga deve avvenire non con forme mutualistiche ma stabilendo una contribuzione per imprese e lavoratori così come oggi avviene per le imprese che già utilizzano la cig. Va evitato che attraverso la forma mutualistica il diritto dei lavoratori venga aggirato per mancanza dei fondi.
In caso di crisi temporanea e/o di ristrutturazione va elevata la relativa indennità all’80% della retribuzione percepita abolendo i massimali.
Al lavoratore va garantito un sostegno al reddito per un periodo adeguato alla offerta di nuovo lavoro; deve essere istituito un reddito garantito per tutti di 1000 Euro/mese.

Da quanto sinteticamente esposto risulta evidente la totale contrarietà della Confederazione Unitaria di Base (Cub) all’insieme dei contenuti dei decreti sottoposti al vaglio di questa Commissione.

 

Milano 30/6/2015    

 

p.la Cub
Valter Gelli

Confederazione Unitaria di Base
Milano: V.le Lombardia 20 - tel. 02/70631804 fax 02/70602409
www.cub.it - e mail cub.nazionale




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