La Cub da tempo rivendica quattro tipi di contratti (a tempo indeterminato, a tempo determinato, apprendistato, part time) e il superamento delle infinite forme di lavoro introdotte per precarizzarlo.
Cub ritiene inaccettabile il contenuto del decreto perché, malgrado gli annunci, le tipologie contrattuali continuano a rimanere infinite e l’elenco delle possibili 46 forme disponibili viene solo scalfito con il restringimento del lavoro a progetto e il superamento del lavoro in partecipazione.

 

 

c.a  Maurizio Sacconi Presidente 11a Commissione
                        Lavoro, previdenza sociale     Senato della Repubblica
                        Ai Componenti  la Commissione lavoro Senato
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Milano 20/04/2015
Oggetto: Parere della Cub  su atto 157 e 158

Invece di affrontare  la crisi creando lavoro e redditi, i nuovi decreti attuativi n° 157/8 perseguono un mercato del lavoro ancor più precario e un arretramento delle tutele nella parte relativa alla professionalità e la retribuzione.
La Cub aveva espresso ferma contrarietà sull’insieme del Jobs Act  e in essi trova ancor più ragioni per una opposizione radicale.

Nel merito  dell’Atto 157: Maternità

La Cub ritiene che la tutela della maternità, anche dal punto di vista economico, debba avere carattere universale e giudica inadeguato il contenuto del decreto. Esso prevede una semplice manutenzione dell’impianto vigente, il recepimento delle sentenze della Corte Costituzionale ed un allargamento dei tempi di utilizzo dei congedi parentali e del congedo retribuito.

Siamo lontani da una tutela della maternità universale anche dal punto di vista economico e le differenze tra lavoratrici dipendenti, parasubordinate e autonome non risultano colmate.

Conciliazione tra vita professionale e vita lavorativa
Gli interventi per Conciliazione tra vita professionale e vita lavorativa sono assenti.

Nel merito dell’Atto 158 Tipologie contrattuali

La Cub da tempo rivendica quattro tipi di contratti (a tempo indeterminato, a tempo determinato, apprendistato, part time) e il superamento delle infinite forme di lavoro introdotte per precarizzarlo.
Cub ritiene inaccettabile il contenuto del decreto perché, malgrado gli annunci, le tipologie contrattuali continuano a rimanere infinite e l’elenco delle possibili 46 forme disponibili viene solo scalfito con il restringimento del lavoro a progetto e il superamento del lavoro in partecipazione.
Il lavoro somministrato deve essere eliminato e non ampliato attraverso la cancellazione della causale, l’accorciamento dei tempi di impugnazione e la sanatoria per i contratti a progetto illeciti.
Rispetto alle modalità del contratto indeterminato a tutele crescenti la Cub conferma la propria contrarietà e richiede il ripristino delle tutele previste dall’art 18 dello statuto. Conferma identica contrarietà sulle modifiche apportate al contratto a tempo determinato e richiede il ripristino delle causali per il suo utilizzo e la sua limitazione temporale.

Per quanto attiene al part time, deve essere garantita la reversibilità del passaggio part time/tempo pieno e tempo pieno/part time; eventuali variazioni dell’orario previsto debbono essere volontarie per  non impedire al lavoratore la continuazione o l’instaurazione un altro rapporto di lavoro.

Il contratto di apprendistato deve garantire la giusta formazione e la trasformazione a tempo indeterminato al termine dell’apprendistato; vanno pertanto esclusi  alleggerimenti degli oneri per le aziende e il loro utilizzo come contratti a basso costo.

La Cub è contraria all’allargamento del lavoro accessorio alle aziende e ai professionisti; l’utilizzo dei Vaucher deve mantenere le connotazioni di prestazione occasionale verso singoli e non deve diventare un altro tipo di contratto.

Demansionamento: La Cub esprime netta contrarietà al demansionamento previsto dal decreto perché impoverisce i lavoratori sia con mansioni meno qualificate sia con salari più miseri.
Deve essere ripristinato l’art. 13 dello statuto dei lavoratori che tutela la professionalità acquisita dal lavoratore conquista non solo giuridica, ma anche di civiltà e non si rispetta il dettato Costituzionale sulla giusta retribuzione.

Il possibile declassamento di 1-2 livelli, l’eventuale riduzione del salario e  il raddoppio del tempo per il diritto al livello di inquadramento superiore, rendono i lavoratori subalterni, compatibili e coerenti con gli obiettivi dell’impresa.
 
La Cub esprime la più netta contrarietà a detta previsione per lo specifico contenuto e per il contesto nel quale viene assunto.

L’intera filosofia del Jobs act sottende una larga discrezionalità concessa ai padroni nella gestione del rapporto di lavoro nel momento che diventa sempre più evidente che non si può sostenere scientificamente che per aumentare la competitività dell'economia sia necessario tagliare i diritti dei lavoratori, rendere più facili i licenziamenti e più vantaggiose e flessibili  le assunzioni.
L'unica via per uscire da una recessione di portata storica è mantenere stabile e tutelato il lavoro elevare la sua qualità, stimolando le competenze dei lavoratori e curando l'innovazione tecnologica attraverso la ricerca e gli investimenti.
Precarizzare selvaggiamente il mercato del lavoro, come prevede il Jobs Act, favorirà un calo della propensione a studiare, formarsi e specializzarsi, perché il basso livello dei salari renderà poco conveniente un percorso di studi.

I lavoratori non escono con i contenuti di questi decreti dalla palude del precariato e del sottosalario, ma  vi vengono sempre più spinti.

p.la Cub
Amendola Marcelo
 
Confederazione Unitaria di Base
Sede nazionale: Milano: V.le Lombardia 20 - tel. 02/70631804
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