sciopero generale 24 novembre portogalloLa CUB è a fianco dei lavoratori portoghesi impegnati il 24 novembre in uno sciopero generale contro le politiche di austerity imposte dalla troika FMI-UE-BCE. Le ricette sono le stesse che in Italia e in Grecia: tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni, libertà di licenziamento, superamento della contrattazione nazionale, aumento dell'orario di lavoro

 

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sciopero generale 24 novembre portogallo"La CUB è a fianco dei lavoratori portoghesi impegnati il 24 novembre in uno sciopero generale contro le politiche di austerity imposte dalla troika FMI-UE-BCE. Le ricette sono le stesse che in Italia e in Grecia: tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni, libertà di licenziamento, superamento della contrattazione nazionale, aumento dell'orario di lavoro".


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logo cgtp portogalloComunicato di appoggio allo sciopero generale indetto dalla CGTP il 24 novembre

Milano, 22 novembre 2011

Cari compagni, come sindacato di base non possiamo che essere al vostro fianco in questa giornata di sciopero generale contro le politiche di austerity che il governo portoghese si accinge ad attuare. La nostra vicinanza non si limita alla solidarietà e al sostegno a distanza, ma nasce dalla convinzione che è necessario intraprendere una lotta comune contro le "ricette" imposte dalla Bce, dall’Fmi e dall’Ue (di fatto ridotta al direttorio franco-tedesco), che rovesciano sui lavoratori, i pensionati e i giovani il costo di una crisi creata dal sistema capitalistico e da chi ne tiene le redini. I governi europei, sia di destra che di sinistra, diventano semplici esecutori dei diktat di poteri sovranazionali più forti, che non hanno alcuna legittimazione democratica. L’attacco al salario, all’agibilità sindacale, alle pensioni, al patrimonio e ai servizi pubblici, sono le ricette che ci vogliono imporre.
L’obiettivo è quello di far fronte ad una crisi senza precedenti del sistema capitalistico rafforzando il potere e i privilegi di una ristrettissima elite imprenditoriale e finanziaria e azzerando i diritti conquistati nelle lotte del secolo scorso. Come sapete, in Italia la caduta del governo Berlusconi è venuta dal discredito internazionale e dall'incapacità di intraprendere una politica di sviluppo credibile. Da qualche giorno si è insediato un nuovo governo di emergenza nazionale guidato da Mario Monti e incaricato di traghettare il paese fuori dal rischio default e dall’attacco dei mercati speculativi.
Nonostante il coro unanime a suo sostegno, Mario Monti non rappresenterà un miglioramento per i lavoratori, anzi. Interprete integerrimo delle regole di mercato, già consulente della Goldman Sachs, commissario europeo all’antitrust ed ex presidente della filiale europea della Trialateral Commission, Mario Monti è un tecnocrate che applicherà pedissequamente le richieste dell’Ue. Il principale partito di opposizione ha dato il suo appoggio alle “privatizzazioni con giudizio” e alla vendita di aziende pubbliche fondamentali come Eni e Enel, “purchè non siano svendute”. Anche i sindacati maggioritari lo vedono come il salvatore della patria, tanto che la Cgil ha ritirato lo sciopero che aveva in programma per il 5 dicembre.
In un paese in recessione, con il debito al 120% del Pil, lo spread rispetto ai titoli tedeschi oltre i 600 punti, la produzione in caduta, la disoccupazione all’11%, con un picco, tra i giovani, del 30%, la perdita del potere d’acquisto dei ceti popolari e un mercato del lavoro afflitto dalla precarietà (con 47 tipi di contratto atipico), dall’Ue è arrivata una nuova richiesta di eliminare le “rigidità” al mercato del lavoro (per esempio rendendo più facili i licenziamenti), aumentando l’età pensionabile e privatizzando beni e servizi pubblici. Nessuna di questa richiesta è a sostegno dei salari (e quindi della domanda interna) e dello sviluppo. Dal momento che l’Ue ritiene insufficiente la legge di stabilità votata in extremis dal governo Berlusconi, il governo tecnico di Monti sarà chiamato a varare in tempi strettissimi un’altra manovra da 20 miliardi e oltre. Come sindacati di base abbiamo il compito di opporci a questa macelleria sociale. La CUB ha appena fatto uno sciopero generale nazionale il 17 novembre. Partendo dal presupposto che non bisogna tagliare la spesa, ma aumentare le entrate, tra le proposte della CUB c’è
l’introduzione della patrimoniale e il taglio delle spese militari e delle grandi opere (come la Tav e il Ponte sullo Stretto di Messina) che vanno solo ad ingrassare le tasche di lobbisti del cemento e delle costruzioni.
Ma accanto a queste misure, occorre mobilitarsi perché si affermi un nuovo modello di sviluppo, fondato sui beni comuni, sulla loro gestione collettiva, su uno sviluppo ecosostenibile, basato su una più equa redistribuzione delle ricchezze.
La natura del sistema capitalistico consiste nella massimizzazione del profitto, e quindi la finanziarizzazione dell’economia e la deregolamentazione liberista non sono degli incidenti di percorso che vanno semplicemente corretti, ma la logica conseguenza dei presupposti di questo modello.

Cari compagni, vi rinnoviamo i nostri saluti e la nostra solidarietà in questa giornata di lotta.

Confederazione Unitaria di Base - CUB (Italie)
www.cub.it
www.cubvideo.it

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