COMUNICATO STAMPA

“La scuola non può essere umiliata da una riforma che la vuole demolire. La legge 53 non deve partire.”


            Mentre i sindacati confederali cgil-cisl-uil continuano a versare le solite e rituali “lacrime di coccodrillo”, asserendo che la riforma della Moratti nuocerebbe gravemente alla già precaria salute della scuola pubblica e chiedendo all’Onorevole Ministro di non attuare la legge 53/03 dal prossimo settembre nella scuola dell’infanzia ed elementare, l’Aran ha pensato bene di non dare ancora corso all’iter amministrativo per regolarizzazione della pre-intesa contrattuale, siglata sempre con i soliti noti (confederali e snals) lo scorso 16 maggio.

            Fortunatamente per la scuola pubblica e per tutti coloro che hanno a cuore tale fondamentale istituzione repubblicana il primo decreto attuativo della riforma è ancora in formato di bozza, ma soprattutto è cresciuto e s’è manifestato nelle scuole un evidente clima di opposizione a tale decreto, già a partire dal rimandare al mittente il presunto corso di informazione-formazione sulla riforma che molti Dirigenti Scolastici volevano far deliberare dai collegi dei docenti. Nel solo mese di giugno sono state migliaia le mozioni approvate dai collegi dei docenti che rifiutavano l’aggiornamento “coatto” e che criticavano fortemente i contenuti espressi nella bozza di decreto attuativo della riforma.

            Inoltre, il gravissimo sconquassamento dell’orario delle cattedre e la perdita conseguente della continuità didattica alle superiori, con la relativa piena applicazione della legge finanziaria che obbliga alle 18 ore di insegnamento completo per costituire una cattedra, hanno innescato un nuovo movimento di lotta che di certo non potrà placarsi con la prossima chiusura delle scuole per la consueta pausa estiva.

            Come Cub Scuola ribadiamo che la legge 53 abbassa il livello di offerta formativa nella scuola dell’infanzia e primaria. In particolare: attacca il modello di scuola a tempo pieno ed il sistema di richiesta sociale ad esso connesso; introduce alle elementari nuove figure professionali che colpiscono profondamente il lavoro in team  e la contitolarità del team stesso; impoverisce il curricolo nazionale della scuola primaria e abolisce una equilibrata distribuzione delle diverse attività didattiche tra gli orari antimeridiani e pomeridiani; vengono aboliti gli ambiti disciplinari definiti dalla legge 148/90 con il ritorno al maestro “tuttologo”.

La scuola non può essere umiliata da una riforma che la vuole demolire. A settembre la legge 53 non deve partire.

Roma, 2 luglio 2003

                           p. la CUB Scuola – Federazione di Roma

                                                  Claudio Ortale


cell. 339-6778781

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