7261.gifIPC FAIP: Il tribunale di Crema ha rinviato al 18 gennaio la decisione sull’ingiusto e sproporzionato licenziamento che ha colpito Raffaella.

Comunicato Stampa

Forse si va verso un accordo tra le parti che il 15 si riuniranno per cercare una soluzione soddisfacente.
RAFFAELLA: RINVIO AL 18 GENNAIO
Nell’aula del Tribunale di Crema dopo un’ora e mezza di discussione tra l’azienda, la lavoratrice, la consigliera di parità e gli avvocati, il giudice ha deciso di rinviare al 18 gennaio la decisione in merito al licenziamento di Raffaella e al suo reinserimento in azienda data la disponibilità dell’IPC FAIP ad annullare il licenziamento.
Pedrini, CUB: “Vorrei sottolineare ancora una volta l’importanza del ruolo della consigliera di parità in questa vicenda. Qui non si tratta di un rispetto formale delle regole come vorrebbe far apparire l’azienda che ha ingiustamente licenziato Raffaella ma di una forma di discriminazione che penalizza la lavoratrice madre.
Nell’aula del Tribunale di Crema dopo un’ora e mezza di discussione tra l’azienda, la lavoratrice, la consigliera di parità e gli avvocati, il giudice ha deciso di rinviare al 18 gennaio la decisione in merito al licenziamento di Raffaella e al suo reinserimento in azienda data la disponibilità dell’IPC FAIP ad annullare il licenziamento.
Secondo Angelo Pedrini, segreteria nazionale FlmUniti-CUB “La questione non è risolta perché permane la divergenza sulla mezz’ora necessaria a Raffaella per continuare ad occuparsi della figlia: l’azienda fino ad oggi ha insistito in modo rigido sulla necessità del rispetto formale della regola della pausa di un’ora, soluzione che darebbe a Raffaella ragione sull’ingiusto licenziamento e la riporterebbe al suo lavoro  brutalmente interrotto ma che non le permetterebbe di risolvere la questione dell’accompagnamento a casa della figlia.
Il giudice oggi ha preso atto della disponibilità delle parti a trovare una soluzione conciliativa e ha riconvocato una nuova udienza per il 18 gennaio.
Questo per noi è positivo ma la questione rimane scottante.
E’ previsto un incontro intermedio tra le parti il 15 per trovare una soluzione che è molto meno banale di quanto possa apparire. Vorrei sottolineare ancora una volta l’importanza del ruolo della consigliera di parità in questa vicenda. Qui non si tratta di un rispetto formale delle regole – spiega Pedrini - come vorrebbe far apparire l’azienda che ha ingiustamente licenziato Raffaella ma di una forma di discriminazione che penalizza la lavoratrice madre.
Un soggetto, la madre, demandato alla cura e assistenza dei minori – sottolinea Pedrini - e che merita e necessita di riconoscimento e solidarietà sociale anche in base ad una serie di leggi e indirizzi in vigore in Italia e in Europa. Purtroppo però nel nostro Paese  sono poco conosciute e ancor meno applicate.
Le consigliere e i consiglieri di parità sono portatori di un interesse generale, svolgono funzioni di promozione e controllo dell’attuazione dei principi di uguaglianza. Qui ci sono atteggiamenti che ledono palesemente il lavoro femminile perché l’atteggiamento di chiusura dell’azienda nella valutazione di una possibile modifica e flessibilità dell’orario  di lavoro incide profondamente sulla Possibilità à di Raffaella di attendere ai compiti famigliari e di accudimento della prole.
Mi piacerebbe, a questo punto, che si parlasse non solo di Raffaella ma di una questione di rispetto delle leggi e delle norme. Per ragioni di tempo ora non faccio la storia dell’evoluzione normativa della nozione di discriminazione diretta e indiretta, delle discriminazioni strutturali o sistemiche delle leggi sulle pari opportunità, sulle azioni positive e le norme sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro ma mi piacerebbe ritornarci sopra nei prossimi giorni. Se qualcuno lo farà al posto mio ne sarò felicissimo perché il caso di Raffaella non è un caso isolato.
Allora torniamo al punto:
contraddicendo le direttive che invitano e sostengono anche con finanziamenti le aziende che favoriscono la conciliazione degli orari di lavoro con i tempi di vita e in particolare la cura dei figli, la direzione della ditta IPC Faip (gruppo Interpump che oltre 2.000 dipendenti in Italia) ha ingiustamente licenziato Raffaella, mamma operaia costretta, per necessità e dovere (prendersi cura dei figli è un obbligo di legge) ad usare la pausa pranzo  per ritirare sua figlia undicenne da scuola.
Allora ci aspettiamo a questo punto una soluzione vera, una conciliazione che permetta a Raffaella che si è spesa sempre molto per il lavoro e ha sempre avuto un comportamento irreprensibile, di rispettare anche il suo ruolo di madre.
Ricordo che la direzione della societàà di Vaiano Cremasco ha deciso la linea dura nonostante vari tentativi di confronto con il  sindacato CUB locale, la dichiarazione dello sciopero per protesta contro l’uso delle sanzioni disciplinari e la richiesta dell’adozione di orari più consoni alle necessità reali di cura dei figli e/o parentali.
E’ evidente che le donne ancora una volta pagano il prezzo più alto non solo con discriminazioni dirette ma anche con la necessità di lavorare per il reddito e il peso della gestione della famiglia e dei figli.
Ricordiamo dunque che vogliamo puntare il faro in questo caso su una discriminazione di genere perché se il Ministero ha come programma obiettivo di incentivare la presenza femminile nel lavoro devono venir messi in pratica comportamenti opposti a quelli tenuti in questa occasione. Ci aspettiamo ora, dopo tante riflessioni in merito alla vicenda di Raffaella che si arrivi ad una conclusione positiva per questa mamma che aspetta con ansia di rientrare al lavoro”.

Milano  9 gennaio 2007

FLMUniti-Cub 

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