Dopo aver ascoltato le dichiarazioni pubbliche, fatte ad una conferenza in Bicocca in questi giorni dal Sig. Sindaco, nelle quali in merito alle aperture domenicali degli esercizi commerciali diceva di non toccare Milano , di non “rompergli le palle” e piuttosto di far chiudere i negozi ad Avellino.

 Rispondiamo:
Ci è sempre stato chiaro come sindacato di base che Lei preferisce frequentare i salotti “buoni” della Milano bene, quella che un tempo era la Milano “da bere”. Un tempo, appunto.
Noi stiamo con i Lavoratori, anche quelli del commercio in questo caso, quelli che anche senza diritti o solo con quei pochi rimasti - con contratti precari, salari da fame e orari di lavoro disagiati - contribuiscono con i loro sacrifici a tenere accese le luci nella sua sfavillante città anche di domenica. Sì, noi del commercio siamo quelli del “sempre aperto”, rappresentanti di una modalità che ha contribuito ad affossare centinaia di piccole attività commerciali, in prevalenza al di sotto dei dieci addetti (lo dice l’ISTAT), che hanno dovuto chiudere, gravati dal peso della concorrenza sleale: la Grande Distribuzione, che è giunta fino a praticare aperture totali sulle 24 ore.
Con la desertificazione commerciale che ne è derivata, le periferie sono diventate interi quartieri-dormitorio con servizi essenziali ridotti al lumicino e gravi problemi di sicurezza, rendendo la vita sociale al proprio interno davvero difficile e ancor più “grama” per i nostri anziani: Milano non è solo Piazza Duomo o il Teatro alla Scala.

Nonostante - o a causa - di queste irresponsabili liberalizzazioni, in breve tempo si è vista la necessità per tutti i maggiori attori della GDO di rendere meno pagato il lavoro domenicale, con disdette o cancellazioni di accordi integrativi che premiavano il maggior disagio del dipendente. Inoltre, se il ritorno economico fosse stato minimamente positivo, certe richieste di perdite retributive non sarebbero state giustificate, ma avremmo dovuto invece assistere ad una redistribuzione del maggior benessere apportato dalle aperture incondizionate - benessere che semplicemente non si è manifestato, se al contrario vengono chiesti sacrifici e perdita di diritti per la sostenibilità di un regime così scellerato.
Da ultimo, Signor Sindaco, ci lasci dire che, per noi che siamo un sindacato di base, non esistono i lavoratori di Milano o di Avellino ma che esistono i lavoratori, punto! E tutti con pari dignità.
Ma d’altronde non ci si può aspettare niente di diverso da Colui che insieme a Cgil-Cisl e Uil ha “inventato” e sdoganato il lavoro gratuito di EXPO 2015.
Giusto è che il commercio si deve modernizzare, ma non è togliendo tutte le regole che ci si evolve come società civile.

La CUB da sempre ribadisce la propria contrarietà al lavoro domenicale e festivo; è poi chiaro che, per casi limitati e circoscritti, si possa derogare alle chiusure, come ad esempio per i comuni a caratterizzazione turistica, a patto che si facciano accordi “particolareggiati” per tutelare e garantire equamente il turn-over del personale che lavora anche la domenica, conciliando i tempi vita/lavoro e famiglia, oltreché prevedere un adeguata maggiorazione del trattamento economico domenicale.
Le ricordiamo infatti che il lavoro degli addetti al commercio non ha la stessa finalità di quello del personale che opera in pronto soccorso, di un ferroviere o di un vigile del fuoco; e vogliamo quindi distinguere, tra lavori indispensabili alla comunità e lavori sui quali si esercita il dominio del profitto.
Lieti, Sig. Sindaco, di averle “rotto le palle”. Con affetto, quelli dei sindacati di base.

Milano 17 novembre 2018
Per il Coordinamento Lavoratori della Grande Distribuzione Organizzata

in Flaica – Uniti CUB

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