Decine, o addirittura centinaia di operai della FCA di Cassino, spiati al di fuori del luogo di lavoro. Questo è ciò che emerge dalla incessante attività repressiva e sanzionatoria della direzione aziendale della FCA di Cassino nei confronti degli operai, accusati di violare le leggi sui comportamenti da tenere al di fuori dell’orario di lavoro,

relativamente alle assenze per malattia, o a permessi individuali per la fruizione della legge 104, o anche per congedi straordinari per operai che ricoprono cariche elettive comunali.


Insomma, sembra che a ogni assenza di qualsiasi operaio, la FCA di Cassino sguinzagli un’agenzia di investigazione per verificare come trascorre la giornata l’operaio interessato alle attenzioni del datore di lavoro. E così, giusto per citare qualche caso eclatante, ci si ritrova fotografati o ripresi in video al di fuori delle fasce orarie previste per il controllo medico in caso di malattia, o fotografati al supermercato durante una giornata di assenza per la legge 104.


Una mole di foto, video e relazioni delle società investigative private, per sanzionare o licenziare operai per questioni esterne al luogo di lavoro. Una impressionante mole di dati sensibili in mano a non si sa chi, per controllare la vita degli operai quando questi non sono in fabbrica.
Innanzitutto non è dato sapere chi è preposto, per conto della FCA di Cassino, a esaminare materialmente le fotografie, i video e le relazioni provenienti dalle varie agenzie di investigazioni.


Ce lo chiediamo perché ogni operaio, al di fuori dell’orario di lavoro, conduce una propria vita che non dovrebbe essere oggetto di attenzione dei datori di lavoro. Alcuni comportamenti attengono alla sfera privata, come le proprie appartenenze politiche, l’adesione al sindacato, le convinzioni religiose e la vita sessuale: tutto finisce inevitabilmente nei dossier degli investigatori privati assoldati dalla direzione aziendale della FCA di Cassino, e questo non rappresenta solo un limite allo stato di diritto, ma un vero e proprio colpo alla dignità e alla libertà degli operai.


Se la direzione aziendale della FCA di Cassino ha qualche dubbio sulla condotta degli operai al di fuori dell’orario di lavoro, allerti le forze dell’ordine, Carabinieri, Polizia o Guardia di Finanza, e lasci a loro l’onere delle indagini e delle eventuali sanzioni. Agire in proprio, cercando di farsi “giustizia da soli”, è una chiara mozione di sfiducia alle forze dell’ordine, e una condotta, questa si discutibile, che non dovrebbe attenere alle prerogative del datore di lavoro.


Pedinare, sorvegliare, fotografare e investigare sugli operai al di fuori del proprio posto di lavoro, fin quasi dentro le camere da letto, rappresenta la punta più avanzata del controllo psicologico che la FCA di Cassino vuole imprimere a tutti i lavoratori. Un fatto inaudito che non ha precedenti in tutta la storia della Fiat degli ultimi 40 anni. Una pratica che sembrava superata dai tempi, ma che evidentemente torna utile quando si vuole ottenere il massimo dell’assoggettamento.


Ovviamente non si è spesa mezza parola per condannare la condotta repressiva da parte della direzione aziendale della FCA di Cassino. Addirittura c’è la possibilità che gli stessi sindacati confederali siano stati preventivamente avvisati, nell’ambito delle relazioni sindacali, su questa condotta. In ogni caso tutto ciò travalica gli stessi accordi sottoscritti dal contatto nazionale di lavoro, e potrebbe divenire momento di conflitto e mobilitazione sindacale anche da parte dei sindacati confederali.


Quando gli operai sono fuori dalla fabbrica devono essere liberi di fare ciò che gli pare, senza dover temere di essere pedinati, intercettati o fotografati fin dentro le proprie abitazioni.
Tutto questo viene realizzato al di fuori delle regole contrattuali di lavoro e con la mera finalità di assoggettare ancor di più gli operai.
In una fabbrica, tra l’altro, dove il tasso di cosiddetto assenteismo è il più basso d’Italia e forse d’Europa.

Piedimonte S. Germano, 14 settembre 2018



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