Tanti i lavoratori che hanno boicottato la finta-consultazione (74,6%) e moltissimi i NO (475 su 3555 votanti!) all’accordo truffa sui tagli salariali firmato da cgilcislugl ed usb. Il diktat di Colaninno-Del Torchio è stato respinto dai dipendenti di Alitalia.
Non sono bastati gli ossequiosi-servigi di alcuni delegati di cgilcislugl e l’imbarazzante silenzio dell’usb a consentire il successo di una consultazione priva dei più elementari requisiti di trasparenza e legittimità sull’accordo beffa sui tagli salariali. Su 14.014 aventi diritto hanno votato solo 3555 lavoratori (SI – 3022, No – 475, 58 nulle/bianche).



I dipendenti AZ hanno deciso di non rendersi complici e di non sugellare con il voto (…peraltro solo sull’accordo integrativo e non su quello dei licenziamenti sottoscritto da cisluilugl e associazioni di piloti e assistenti di volo!) il gioco delle parti inscenato da quelle sigle che, sedute al tavolo del Governo Renzi-Poletti-Lupi, stanno avallando la svendita della ex-Compagnia di Bandiera, i licenziamenti ed il saccheggio dei salari.


La privatizzazione di Alitalia ed il Piano Fenice sono falliti non certo per colpa di esuberi che non esistono nella ex-Compagnia di Bandiera (…oltre 1300 sono i precari stabilmente utilizzati da AZ ed in attesa di una stabilizzazione che viene ingiustamente rinviata anno-dopoanno) o a causa di un costo del lavoro assai più basso dei principali competitor europei!

Al contrario il problema di Alitalia è un management assolutamente inadeguato (…con cui le solite sigle sindacali continuano a trattare in nome di un rilancio che non decolla da anni!), nonché una politica aziendale fallimentare e affetta da nanismo industriale.


E’ questa la verità che non può essere nascosta ai dipendenti che sanno bene che il Trasporto Aereo italiano costituisce un vero affare, in grado di assicurare lauti profitti a chi vuole speculare nel settore: una categoria consapevole di quanto sia odiosa ed inaccettabile la pretesa di scaricare sulle spalle dei lavoratori IL PREZZO DI UNA CRISI CHE NON ESISTE!

LA VICENDA DEL REFERENDUM ALITALIA RAPPRESENTA UN’ALTRA PAGINA NERA PER
LA DEMOCRAZIA NEI LUOGHI DI LAVORO.

 

Mai fino ad oggi (..a parte in Sea Handling nella attuale vicenda del fallimento-pilotato!) non si era vista l’azienda, in accordo con i rappresentanti dei sindacati firmaioli (…che spettacolo vederli seduti insieme ai seggi a spuntare le liste dei votanti!), imporre il voto ai dipendenti fissi e precari (sic!), chiamandoli uno-ad-uno a sugellare un’intesa che non poteva proprio essere digerita dalla categoria.


Azienda e rappresentanti sindacali hanno fallito ancora una volta: non è bastato il ricatto per i fissi di essere licenziati e per i precari di non essere più richiamati.

Il Governo Renzi-Poletti-Lupi, archiviando l’ipotesi di imporre l’applicazione di accordi bocciati dalla categoria e smettendo di ricattare i lavoratori con il fallimento di una società che può e deve essere rilanciata, è urgente che riapra il confronto, stavolta senza escludere la Cub, per pianificare, nell’interesse della categoria e dei cittadini, la tutela di un asset strategico per il nostro paese.

I lavoratori, invece, è ora che decidano di investire sul loro futuro e di abbandonare i
sindacati firmaioli, dando forza alla Cub Trasporti, unico sindacato in grado, senza raggiri, di tutelare la categoria, minacciata da un attacco senza precedenti.


Roma, 25.07.2014

 

CUB Trasporti

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