L’ad di Alitalia-Cai: «Dolorosi tagli. Etihad su questo è intransigente». Sono 3mila i lavoratori gia in Cig; 2300 «tagliati» a febbraio. Ammortizzatori per 7 mila addetti ] L’ad di Alitalia-Cai: «Dolorosi tagli. Etihad su questo è intransigente». Sono 3mila i lavoratori gia in Cig; 2300 «tagliati» a febbraio. Ammortizzatori per 7 mila addetti

 

 

ROMA - I 2.200 dipendenti che devono uscire da Alitalia non avranno ammortizzatori sociali: né cassa integrazione o solidarietà. «Etihad su questo è intransigente», i numeri e la posizione della compagnia araba, li ha forniti l’amministratore delegato di Alitalia-Cai, Gabriele Del Torchio, a margine della presentazione della relazione annuale 2013 dell’Enac. Un «sacrificio» necessario per far entrare la compagnia di Abu Dhabi nel capitale Alitalia con i 560 milioni di euro previsti. Martedì 10, alle 12.30, era previsto un incontro tra i ministri dei Trasporti e del Lavoro, Maurizio Lupi e Giuliano Poletti, e i sindacati per discutere degli esuberi in Alitalia, ma il vertice è stato spostato a mercoledì 11 alle 16.30.

 

Lacrime e sangue Tagli strutturali appunto che però si sommano al costo sociale già pagato dalla forza lavoro dell’ex compagnia di bandiera. Sono 3mila attualmente i lavoratori sottoposti a cig, solidarietà o rotazione, di cui 700 a zero ore: 2300 sono quelli «tagliati» solo nell’accordo firmato dai sindacati lo scorso 14 febbraio. In totale però i lavoratori «sospesi» dell’ex compagnia di bandiera - ovvero coinvolti da situazioni di riduzione del lavoro effettivo con ammortizzatori sociali di vario genere - sono oltre 7mila sui poco meno di 13mila dipendenti Alitalia. Cifre e sacrifici «Numeri vergognosi per un’industria sana e in crescita. – sottolinea Antonio Amoroso della Cub Trasporti – Il ridimensionamento di Alitalia è una scelta miope, fatta sulla pelle dei lavoratori». I sindacati infatti contrappongono ai dati Enac, che parlano di un numero di passeggeri inferiore dell’1,7% nel 2013, i dati di Assaeroporti che nel quinquennio 2008-2013 registra un aumento del traffico negli scali italiani del 10%. «Scorretti, sarà battaglia» «E’ assolutamente scorretto fornire numeri prima dell’incontro con i sindacati, – tuona Mauro Rossi, segretario nazionale Filt-Cgil – dare per scontato che tutto sia deciso quando dobbiamo ancora sederci al tavolo delle trattative è assurdo. Giovedì (12 giugno, data del vertice di Alitalia e sigle sindacali, ndr) vedremo cosa accadrà. Nulla di buono temo». Verso Ali-had «Sono fiducioso e positivo - ha aggiunto intanto Del Torchio che forse già il 13 giugno porterà l’accordo con Etihad sul tavolo del cda Alitalia - ormai serve solo qualche settimana per chiudere l’accordo. Il negoziato con le banche sulla ristrutturazione del debito è molto avanti». Poche settimane per chiudere la partita, secondo l’ad: a luglio il vettore italiano potrebbe essere ancor meno tricolore. Non stiamo vendendo la compagnia a questi potenziali partner di Abu Dhabi, ma vogliamo allearci con loro» ha assicurato Del Torchio.] ROMA - I 2.200 dipendenti che devono uscire da Alitalia non avranno ammortizzatori sociali: né cassa integrazione o solidarietà. «Etihad su questo è intransigente», i numeri e la posizione della compagnia araba, li ha forniti l’amministratore delegato di Alitalia-Cai, Gabriele Del Torchio, a margine della presentazione della relazione annuale 2013 dell’Enac. Un «sacrificio» necessario per far entrare la compagnia di Abu Dhabi nel capitale Alitalia con i 560 milioni di euro previsti. Martedì 10, alle 12.30, era previsto un incontro tra i ministri dei Trasporti e del Lavoro, Maurizio Lupi e Giuliano Poletti, e i sindacati per discutere degli esuberi in Alitalia, ma il vertice è stato spostato a mercoledì 11 alle 16.30.

Lacrime e sangue

Tagli strutturali appunto che però si sommano al costo sociale già pagato dalla forza lavoro dell’ex compagnia di bandiera. Sono 3mila attualmente i lavoratori sottoposti a cig, solidarietà o rotazione, di cui 700 a zero ore: 2300 sono quelli «tagliati» solo nell’accordo firmato dai sindacati lo scorso 14 febbraio. In totale però i lavoratori «sospesi» dell’ex compagnia di bandiera - ovvero coinvolti da situazioni di riduzione del lavoro effettivo con ammortizzatori sociali di vario genere - sono oltre 7mila sui poco meno di 13mila dipendenti Alitalia.

Cifre e sacrifici

«Numeri vergognosi per un’industria sana e in crescita. – sottolinea Antonio Amoroso della Cub Trasporti – Il ridimensionamento di Alitalia è una scelta miope, fatta sulla pelle dei lavoratori». I sindacati infatti contrappongono ai dati Enac, che parlano di un numero di passeggeri inferiore dell’1,7% nel 2013, i dati di Assaeroporti che nel quinquennio 2008-2013 registra un aumento del traffico negli scali italiani del 10%. «Scorretti, sarà battaglia» «E’ assolutamente scorretto fornire numeri prima dell’incontro con i sindacati, – tuona Mauro Rossi, segretario nazionale Filt-Cgil – dare per scontato che tutto sia deciso quando dobbiamo ancora sederci al tavolo delle trattative è assurdo. Giovedì (12 giugno, data del vertice di Alitalia e sigle sindacali, ndr) vedremo cosa accadrà. Nulla di buono temo».

Verso Ali-had

«Sono fiducioso e positivo - ha aggiunto intanto Del Torchio che forse già il 13 giugno porterà l’accordo con Etihad sul tavolo del cda Alitalia - ormai serve solo qualche settimana per chiudere l’accordo. Il negoziato con le banche sulla ristrutturazione del debito è molto avanti». Poche settimane per chiudere la partita, secondo l’ad: a luglio il vettore italiano potrebbe essere ancor meno tricolore. Non stiamo vendendo la compagnia a questi potenziali partner di Abu Dhabi, ma vogliamo allearci con loro» ha assicurato Del Torchio.

leggi l'articolo dal sito del "Corriere della Sera"

 

 

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