Il  19 giugno 1996 fu siglato da CGIL CISL UIL UGL sindacati professionali di piloti e assistenti di volo, ANPAC E ANPAV, un accordo con l’Alitalia  per certi versi storico in quanto avrebbe dovuto gettare le basi per un nuovo modello di relazioni industriali di tipo partecipativo.  Questo non solo nella categoria del trasporto aereo ma in tutto il paese.


L’accordo rappresentava l’atto di condivisione da parte delle OO.SS del piano di risanamento che avrebbe dovuto tirar fuori la compagnia di bandiera dalla crisi economica e gestionale in cui versava da anni, crisi divenuta gravissima con la liberalizzazione del trasporto aereo in Europa agli inizi degli anni ‘90 .

Ricapitalizzazione della compagnia da parte dello stato, avvio di un processo di societàarizzazioni, utilizzo del hub di Malpensa e azionariato ai dipendenti erano i cardini dell’accordo.Al contrario dei piani presentati dai vari amministratori delegati  succedutisi alla guida dell’azienda negli anni precedenti, oggetto di una generale contestazione da parte dei lavoratori, Cempella ottenne il consenso delle OO.SS. e la pace sociale.

Ciò nonostante il piano prevedesse un rapido processo di societàarizzazioni della Compagnia e quindi il suo smembramento con pesanti riflessi sulle condizioni lavorative. Tutto questo gli fu consentito grazie alla cooptazione dei rappresentanti di CGIL CISL UIL e ANPAC nel consiglio di amministrazione dell’azienda. (il compenso per l’incarico si aggira intorno ai 50 milioni annui).

Infatti dei 3000 miliardi di contributo statale, 520 mld (20% del capitale sociale di Alitalia) vennero utilizzati per attribuire “gratuitamente” azioni ai dipendenti quale compenso per i sacrifici  salariali, normativi e i tagli occupazionali  sostenuti dai lavoratori. Il costo del lavoro doveva abbattersi complessivamente per un ammontare corrispondente a quello attribuito ai dipendenti in azioni .Il valore nominale delle azioni era di £ 1.000  non vendibili per tre anni. Ai lavoratori di terra furono assegnate 10.000 azioni che nel giro di pochi mesi aumentarono di valore fino a raggiungere il record di £.7.400 l’una.

La grande illusione
dei sindacati confederali di poter cogestire l’azienda e contemporaneamente di possedere una parte cospicua del capitale aziendale, inserendosi così nella partita della privatizzazione, fu alimentata dalla costituzione di un patto parasociale tra azienda e OO.SS. che conferiva pieni poteri gestionali ai vertici sindacali ed esautorava il lavoratore azionista di ogni prerogativa. Ma ben presto l’operazione così ben congegnata e propagandata come unica ancora di salvezza nel naufragio della compagnia si rivelò un vero e proprio specchietto per le allodole.Il patto parasociale fu bocciato dalla Consob per irregolarità nella sua costituzione e nella sua formula organizzativa.


Tutte le associazioni fiorite a tutela e rappresentanza dei lavoratori azionisti (fiduciarie, cooperative, consorzi,) sono state fallimentari o inefficaci. Nel frattempo le convenzioni stipulate con le banche che hanno consentito ai dipendenti azionisti di accedere a prestiti o fidi dati in cambio delle garanzie fornite dal deposito azionario sono state, nella maggior parte dei casi, incaute.

Infatti il titolo Alitalia al momento dello sblocco delle azioni dopo il 19 giugno 2001 è crollato fino a raggiungere la quota attuale di circa £,1.400  ciascuna,  mentre i lavoratori si erano esposti con prestiti fino a 50 o 60 milioni convinti che il titolo non sarebbe mai potuto scendere tanto.

L’azionariato ai dipendenti avrebbe dovuto avviare il processo di relazioni industriali basate sul modello partecipativo per superare  quello concertativo considerato dalle parti ancora troppo conflittuale.

Il pensiero aziendal-sindacale
  ne prevedeva l’esportazione in tutti gli altri comparti dei trasporti in vista di una privatizzazione del settore.Il fallimento del patto parasociale, il crollo progressivo del titolo azionario, la commistione di ruoli tra sindacato e impresa (considerato improponibile dopo il fallimento dallo stesso Cofferati  che ne era stato uno dei promotori) sempre più contestata dai lavoratori, hanno determinato la fine della grande illusione.


Il disastro Malpensa,
le pesanti perdite di bilancio, la oggettiva impraticabilità del piano hanno fatto il resto. Su tutto questo si innesta ora la terribile congiuntura determinata dall’attentato terroristico di New York.Per i lavoratori ormai l’azionariato è diventato una vera e propria estorsione salariale loro imposta da azienda e sindacati mentre l’Alitalia prepara il piano di crisi.


 Ottobre 2001        
                         

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