Neppure le recenti audizioni parlamentari alla Camera e al Senato di 2 Ministri, del Commissario Leogrande, dell’AD delle FS e di Air Dolomiti, nonchè di tutti i sindacati, sul prestito di 400 mln hanno fatto luce sulla reale situazione in cui versa Alitalia (circa -1% di traffico nel 2019 e circa 600 mln di perdite) e sul suo futuro: l’incertezza continua ad incombere su migliaia di lavoratori e su una compagnia strategica in un settore in crescita da anni, ove per il 2019 in Italia si conferma un aumento di circa il 4% dei passeggeri complessivi (oltre 180 mln).
CHE LA VENDITA DI ALITALIA SI SIA DIMOSTRATA IRREALIZZABILE È UN DATO DA CUI IL GOVERNO NON PUÒ PIÙ PRESCINDERE: sono stati bruciati 900 mln dei 2 prestiti di Calenda mentre le fanfare della propaganda sbandieravano i prodigi della vecchia gestione commissariale: una montagna di quattrini spesi senza che si sia tentata una doverosa ristrutturazione, inseguendo investitori interessati al ricco mercato del trasporto aereo più che al futuro della Compagnia di Bandiera italiana, dei lavoratori e dell’intero Paese.
Oggi pù che mai, come ripetuto da Cub Trasporti ed ACC dal 2016, si conferma LA NAZIONALIZZAZIONE COME UNICA SOLUZIONE, così come ormai in tanti stanno confermando, PRENDENDO ATTO CHE NON ESISTONO AL MOMENTO ALTERNATIVE ALL’ORIZZONTE.
Ma questo non basta! E’ fondamentale che vengano chiariti quale siano gli obiettivi ed il progetto che l’investitore pubblico, qualora intervenisse, intende attuare: sarebbe inaccettabile che lo Stato, al solo scopo di confezionare un lauto bocconcino per il “prenditore” di turno, venga chiamato in causa per caricarsi i debiti, effettuare il ridimensionamento e i licenziamenti (...cioè il rilancio contrattivo e lo spezzatino ricompositivo stigmatizzato dal Prof. U. Arrigo),.
Questo è il nodo della vicenda. Numeri alla mano, la ristrutturazione, il salvataggio ed il rilancio di Alitalia è una operazione che, nonostante gli investimenti da effettuare, è assolutamente conveniente per le casse pubbliche e per il futuro del Paese, rispetto alla liquidazione o al ridimensionamento.
Fatta una doverosa luce sui bilanci AZ rimasti nascosti dal 2016 e sradicato il tumore delle spese fuori controllo, SERVONO INVESTIMENTI PUBBLICI PER DOTARE ALITALIA DI UN MAGGIOR NUMERO DI AEREI DI LUNGO RAGGIO, oggi più che mai dopo che la flotta AZ è stata ridotta di 5 aerei nel 2018 (sono ormai 113 i jet in dotazione) e minacciata dalla scadenza a breve del leasing di un A321 e di due A330, senza che sia rinnovata la garanzia del rinnovo dell’affitto dei suddetti aeromobili (sul leasing, peraltro, incombono pesanti ombre come emerso dall’articolo del Fatto Quotidiano del 26.1.2020 a firma di Daniele Martini).
Sia il Ministro Patuanelli che il nuovo Commissario AZ hanno tentato di smentire le notizie di tagli e ridimensionamento che il Messaggero aveva anticipato il 19 e 20.1.2020 ma non hanno ancora disegnato il processo che intendono mettere in atto e non hanno accantonato l’intenzione di continuare a perdere tempo alla ricerca di concorrenti che vogliano investire su Alitalia.
Soprattutto non sono stati fugati i dubbi sulla creazione di una fantomatica holding AZ e non sono stati scongiurati i licenziamenti mentre lo stesso Leogrande sembrerebbe intenzionato a prolungare gli ammortizzatori sociali, invece di riportare in servizio i lavoratori sospesi in precedenza nonostante non esistessero le dichiarate eccedenze di personale in forza.
Cub Trasporti ed AirCrewCommittee hanno inoltrato una richiesta di incontro al Commissario AZ ma in assenza della necessaria chiarezza, proseguiranno le iniziative sindacali da tempo avviate, procedendo alla proclamazione di un presidio e indicendo al più presto una iniziativa di mobilitazione a sostegno del rilancio di Alitalia ed in difesa del futuro dei lavoratori.

Roma 27.01.2020
C.U.B. TRASPORTI
AIRCREWCOMMITTEE
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